NO - I giorni dell'arcobaleno

No

CILE, USA, MESSICO - 2012
Nel 1988, il dittatore cileno Augusto Pinochet, messo alle strette dalle pressioni internazionali chiede un referendum sulla sua presidenza. I leader dell'opposizione convincono il giovane e sfrontato pubblicitario René Saavedra a condurre la loro campagna. Con poche risorse e costantemente sotto il controllo delle autorità, Saavedra e il suo team mettono in atto un audace piano per vincere le elezioni e liberare il loro paese dall'oppressione.

CAST

NOTE

- ART CINEMA AWARD ALLA 44. QUINZAINE DES RÉALISATEURS (CANNES 2012).

- IN PROGRAMMAZIONE AL 65MO FESTIVAL DI LOCARNO (2012) IN 'PIAZZA GRANDE'.

- PRESENTATO AL 30. TORINO FILM FESTIVAL (2012) NELLA SEZIONE 'TORINO XXX'.

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2013 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

CRITICA

"Larraín usa una telecamera d'epoca che sgrana, esplode nei controluce, stordisce e costringe a «vedere» come una volta, quando la fine del dolore, dei delitti e dell'ingiustizia era presunta e la libertà viveva di distorsione e sfiducia. Abili, interessanti, studiati con precisione dai documenti, i passaggi per abbandonare la zavorra recriminatoria e passare al linguaggio vincente della pubblicità è un prontuario di storia della comunicazione di massa nell'era che fonde demagogia e pragmatismo." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 10 maggio 2013)

"La democrazia è un forno a microonde. La libertà un prodotto da vendere a suon di pubblicità. I diritti civili, la fine della barbarie dopo 15 anni di orrori, una conquista strappata battendo il nemico sul suo terreno: la propaganda, la seduzione delle masse, la capacità di vendere un sogno. A costo di rimuovere le atrocità patite dal Cile sotto la giunta di Pinochet. Accolto trionfalmente all'ultimo festival di Cannes, 'No - I giorni dell'arcobaleno' del cileno Pablo Larraín rievoca un fatto storico prendendo le mosse da una pièce di Antonio Skàrmeta poi trasformata in romanzo (Einaudi). (...) Ambiguità raggelante, che si riflette alla perfezione nelle immagini sapientemente vintage e nelle calibratissime performances degli attori. Un film decisivo, doubleface, più che mai attuale. Da meditare a lungo." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 9 maggio 2013)

"Pablo Larraín, già autore di due film dall'indimenticabile personalità ('Tony Manero', 'Post Mortem'), nel suo 'No-I giorni dell'arcobaleno' ricostruisce in modo esemplare i ventisette giorni di campagna referendaria che segnarono l'inizio della fine per la dittatura di Pinochet in Cile. (...) Il film crea il personaggio di un esperto di tecniche pubblicitarie (Gael García Bernal) che viene chiamato a concepire slogan, simboli, contenuti della campagna. E lo fa all'insegna di una convinzione: non richiamare i dolori e gli orrori passati, proporre ottimismo, allegria, fiducia nel futuro." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 9 maggio 2013)

"'NO - I giorni dell'arcobaleno' (...) è uno dei film più rilevanti di questa stagione cinematografica (...). Pablo Larraín il regista cileno di due potenti film storici che hanno raccontano momenti diversi della vicenda sociale e politica del Cile al tempo di Pinochet, tanto da costituire con quest'ultimo un'ideale trilogia. (...) il film intreccia la ricostruzione finzionale con i repertori storici dando prova di una operazione raffinata anche sul piano linguistico e formale. Candidato agli Oscar stranieri, il film è una lezione di cinema e di storia, da vedere e proporre nelle scuole e nelle università." (Dario Zonta, 'L'Unità', 9 maggio 2013)

"Ispirato a un'opera teatrale, 'El plebiscito' - che l'autore Antonio Skàrmeta ha ora tradotto in romanzo (Einaudi) - 'No. I giorni dell'arcobaleno' ricostruisce l'avventura (vera sia pur romanzata) nelle sue contraddittorie problematiche: il rifiuto dei più puri e duri ad accettare che una militanza costata lacrime e sangue sia ridotta a stregua di prodotto commerciale, il violento contrattacco del regime allarmato dai sondaggi in calo; e in primo piano l'ironico quadretto delle sedute in cui si dibatte la strategia di 'mercato' atta ad abbattere la dittatura. Il tutto realizzato con una videocamera. Anni 80, sia per recuperare l'atmosfera d'epoca, sia per integrare il nuovo girato ai materiali d'archivio. Ma, al di là dell'interesse della tematica (se ne consiglia la visione ai politici di sinistra), 'No' è un film notevole, calibrato nella regia e felice nella scelta drammaturgica di filtrare l'intera vicenda attraverso lo sguardo di Saavedra (uno straordinario, sfumato Gael García Bernal): uomo politicamente apatico che pian piano si coinvolge mettendo a rischio se stesso e la famiglia; e però, al momento della vittoria, sul suo viso leggiamo il disincanto di chi ha capito quanto i meccanismi interni alla democrazia possano essere ambigui." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 9 maggio 2013)

"E' possibile cambiare il corso della storia con l'allegria? Si può far trionfare la democrazia con le stesse tecniche con cui si decreta il successo di una bevanda? Per capire cosa è accaduto nel Cile del 1988. quando Pinochet, in seguito a un plebiscito, fu bocciato dai cileni, andate a vedere 'No - I giorni dell'arcobaleno' di Pablo Larraín, che racconta con passione e intelligenza come un giovane pubblicitario liberò il proprio paese da un'odiosa dittatura durata venticinque anni." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 9 maggio 2013)

"Dopo 'Tony Manero' e 'Post Mortem', l'ottimo Pablo Larraí conclude la trilogia sulla dittatura cilena: 'NO' è il capitolo più accessibile e meno arthouse, ha diviso in patria, ha rastrellato premi nel mondo. Nel finzionale Saavedra si riversano i veri 'Mad Men' Eugenio García e José Manuel Salcedo, che coniarono la pubblicità della vittoria (...)" (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 9 maggio 2013)

"Nobile ma poco avvincente dramma tra cronaca e storia. (...) Fra i grigissimi personaggi spicca (...) Gael García Bernal, con la stessa aria afflitta di tutti i film precedenti." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 9 maggio 2013)

"«Volete provare adrenalina pura? Andate a una manifestazione politica in Cile, altro che Hollywood!» Ospite d'onore al festival di Locarno, il divo messicano Gael García Bernal sa bene di cosa parla, essendo protagonista di 'NO', il film del cileno Pablo Larraín sul referendum che nel 1988 detronizzò Pinochet. (...) Trentaquattro anni, 2 figli piccoli e una residenza tra Buenos Aires e Città del Messico, il fascinoso García Bernal parla come il Che. D'altra parte come biasimarlo visto che per ben due volte ha interpretato Guevara, prima nel 2002 nella serie tv americana 'Fidel', poi ne 'l diari della motocicletta' di Walter Salles. Ma emulazioni a margine, il 'ragazzo' ha stoffa. (...) Ieri sera ha ricevuto in Piazza Grande il premio Excellence Award Moët & Chandon presenziando alla proiezione ufficiale di 'NO', vero titolo gioiello di questa Locarno, ma anche tra i migliori visti all'ultima Cannes, dove ha stravinto nella sezione 'Quinzaine des Réalisateurs' facendo vergognare la direzione artistica per non averlo fatto concorrere tra i 'big'. «Un film pericoloso» (per quando uscirà in patria, dove ancora latita), l`aveva definita sulla Croisette il suo talentuoso regista." (Anna Maria Pasettti, 'Il Fatto Quotidiano', 9 agosto 2012)
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