NINE MONTHS - IMPREVISTI D'AMORE

NINE MONTHS

USA - 1995
NINE MONTHS - IMPREVISTI D'AMORE
Tutto è sereno da cinque anni tra Samuel Faulkner, brillante psichiatra infantile, e la fidanzata Rebecca Taylor, un'insegnante di danza. Un picnic sulla spiaggia li mette in contatto coi chiassosi e invadenti coniugi Dwyer: lui, Marty, venditore d'automobili: lei, Gail, madre di tre pestifere bimbe e sorella di Sean Fletcher, amico di Samuel. Mentre si recano da questi per un week-end, Rebecca comunica di essere incinta; poi Sean terrorizza l'amico, già perplesso, sui disagi della paternità. Il ginecologo di Rebecca è in ferie e il sostituto è un profugo russo, lo svampito dottor Kosevic, ex veterinario. La titubanza di Samuel sconcerta l'entusiasta Rebecca, e quando lui manca la seconda volta all'esame ecografico del nascituro, la donna decide di andarsene da sola da Gail, anch'essa incinta. Invano Samuel tenta di riappacificarsi con lei. Sean allora pensa di distrarlo insegnandogli lo sketting, col quale Samuel quasi si ammazza, e organizzando una festa alla quale il triste futuro padre viene avvicinato dalla bionda Lili, che egli accompagna a casa e che lo invita a salire da lei, ma lui declina il galante invito. Samuel giunge a far da baby sitter alle bimbe di Gail, ed a vendere la sua amata automobile Porsche per una familiare pur di avvicinare Rebecca, ma invano. Solo un ricovero dell'amata per controlli in ospedale gli consente di vederla e far la pace con lei. Seguono le nozze, un parto laborioso e drammatico, con i due padri che litigano, ma col ginecologo russo che nonostante la confusione linguistica e logistica fa nascere la femmina dei Dwyer ed il maschietto dei Faulkner. Samuel ora è un padre felice.
  • Durata: 103'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Tratto da: ISPIRATO AL FILM "NEUF MOIS" DI PATRICK BRAOUDE
  • Produzione: CHRIS COLUMBUS, MARK RADCLIFFE, MICHAEL BARNATHAN, ANNE FRANCOIS
  • Distribuzione: FOX - 20TH CENTURY FOX HOME ENTERTAINMENT

NOTE

REVISIONE MINISTERO OTTOBRE 1995.
COSTUMI: JAY HURLEY.

CRITICA

Il problema del film, che gronda "buonismo" a buon mercato, è proprio lui, Hugh, con il suo sorriso fisso, le sue rughe agli occhi strabuzzati senza pause, il suo caschetto di capelli, il suo doppiaggio semibalbuziente alla Woody Allen (Tonino Accolla è la voce): ma é tutto di maniera, non ci crede per un attimo. Viene superato per espressività da Julian Moore (indimenticabile nello Zio Vania di Malle), per simpatia dalla coppia caciarona Tom Arnold e Joan Cusack, per comicità da Williams. Il regista Columbus, quello dei bambini che perdono l'aereo (ma anche di Mrs. Doubtfire), si adagia sul risaputo per far sognare le signorine, fa il lezioso, mostra struscianti 33 giri, espone in modo fittizio problemi reali. Dalla storia è stata tagliata la scena in cui Grant viene arrestato con foto segnaletica, perchè l'arte aveva imitato troppo la vita. Ma certo il divo deve ringraziare di cuore: ha il primo piano prolungato e ravvicinato alla Garbo, la scena in mutande, lo svenimento in sala parto; la resurrezione è il cambio di look, mentre la gente sorride a più non posso, si commuove e i buoni sentimenti trionfano. Non perdetevi i titoli di coda che sono la cosa più carina, con vere foto degli attori da piccoli. (Corriere della Sera, Maurizio Porro, 25/10/95)

Columbus, che ha fatto di meglio con il recente Mrs. Doubtfire si trova a gestire temi più da melodramma (i problemi psicologici ed esistenziali di una donna che vuole diventare madre, l'ansia per la nascita del bambino, la diversità biologica nelle reazioni dei due) in una commedia stiracchiata, indecisa tra quella sentimentale e quella brillante, ogni tanto scossa da qualche gag (la rottura delle acque al ristorante, la rissa tra Samuel e Marty in sala parto). Hugh Grant con quella sua aria da professorino si esibisce in un concentrato di mossette, sorrisi, occhiate in una gamma infinita di espressioni da saggio di recitazione, nell'ambito di una strategia che punta ad esaltare look e stile (e in tal senso la fiammante Porsche rossa decappottabile non è un semplice accessorio). (Il Mattino, Alberto Castellano, 30/10/95)

Alle prese con una commedia adulta, il regista di Mamma ho perso l'aereo ha il tocco leggero e dirige un film senza momenti deboli, senza volgarità, con alcune situazioni esilaranti. Poi si possono andare a vedere i retroscena: la retorica dei valori familiari in ripresa a Hollywood, da una parte; da un'altra ipotesi, insinuata da qualcuno, secondo cui l'episodio "osceno" tra Grant e Divine sarebbe stato montato solo per il lancio del film. Tutta roba che non rende Nine Months meno grazioso. Quanto all'inglesino diventato star con Quattro matrimoni e un funerale, il suo primo film per una "major" gli attribuisce la parte di quello che prende gli schiaffi: e lui la fa con impegno e con spirito. (La Repubblica, Roberto Nepoti, 25/10/95)
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