Nightwatching

FRANCIA, POLONIA, GRAN BRETAGNA, OLANDA, CANADA - 2007
Nightwatching
Nel 1642 il celebre pittore olandese Rembrandt accetta, dopo molte insistenze della moglie Saskia, di ritrarre la Milizia civica di Amsterdam in un quadro, quello che i posteri conosceranno come 'La ronda di notte'. Mentre lavora al dipinto, però, il pittore intuisce che gli uomini della Milizia, comuni cittadini e mercanti che giocano a vestirsi da soldato benché la guerra contro la Spagna sia finita, stanno complottando qualcosa. Le sue indagini lo portano a scoprire che la Milizia si è macchiata di atroce assassinio e da quel momento la sua sorte cambia. Rembrandt tenta di denunciare i cospiratori con il mezzo che gli è più congeniale: un quadro. Il suo 'J'accuse' è un vero e proprio atto di sfida, ma i Miliziani negano pubblicamente e, in segreto, decidono di rovinare la vita del pittore. Mentre Saskia, incinta, muore, i Miliziani corrompono la domestica del pittore, Geertjie, per convincerla a diventare la sua amante in modo da poterne distruggere la reputazione agli occhi della borghesia. In un mondo retto da rigide regole morali, il suo contegno non può passare inosservato. Il pittore viene allontanato da ogni contesto sociale e messo al bando dal mondo degli affari. Nessuno richiede più i suoi quadri. Dopo averlo rovinato economicamente, i cospiratori tentano anche di renderlo cieco. Ormai solo e povero, Rembrandt troverà aiuto e consolazione soltanto in un'altra domestica, Hendrickje. 'La ronda di notte', malgrado ogni manovra attuata dai cospiratori, è diventato il quadro più famoso e celebrato di Rembrandt, senza che nessuno, per secoli ne sospettasse le implicazioni socio-politiche.
  • Durata: 134'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: THOMSON VIPER FILMSTREAM CAMERA, VIDEO (HDTV), 35 MM (1:2.35), CINEMASCOPE
  • Produzione: ARIA FILMS, BAC FILMS, KASANDER FILM COMPANY, NO EQUAL ENTERTAINMENT, YETI FILMS, GREMI FILM PRODUCTION

TRAILER

RECENSIONE

di Luca Pellegrini
Non c'è solo il caso della Gioconda che tormenta il mondo dell'arte e dei variopinti cacciatori di misteri: molti dei capolavori che oggi rimiriamo sulla tela nascondono nelle loro trame letture misteriche, criptiche ragioni, fascinose letture ai limiti della verità. Chi poteva immaginare che La ronda di notte dipinta dalle mani di Rembrandt nel 1642 fosse il codice pittorico per denunciare cospirazioni di vario genere, la corruzione dei suoi committenti e addirittura un delitto efferato? Con molto più impatto visivo, spessore psicologico e rigore storico rispetto al famoso "codice" che ha malauguratamente investito Leonardo, Peter Greenaway, sconfessato finalmente l'annoiato ripetersi dei suoi ultimi lavori, si pone alcune travolgenti domande fondanti la storia della pittura e della critica e si cala teatralmente in quell'anno cruciale della vita dell'olandese: la "Ronda", effettivamente, determinò la sua rovina sociale ed economica, pur rendendolo in modo definitivo e duraturo famoso al mondo. E' un film concettualmente travolgente e visivamente superbo, come un manuale di cinema-teatro nel quale le diverse dimensioni dello spettacolo trovano una unitarietà eccelsa: l'immagine, la luce, il testo, la parola, il gesto, la musica. E' tutto perfettamente calibrato, ogni istante "è" cinema di splendida fattura. Segue le diverse emozioni, le ragioni private e collettive che hanno accompagnato la complessa, tragica realizzazione del dipinto: furore e passione, illusione e visione, vendetta e morte, coppie di stati d'animo affrontate con una recitazione manualistica da Martin Freeman e dalle tre donne della sua vita, che incarnano rispettivamente la convenzione, la passione e la pietà. Nella ricostruzione pittorica degli interni e nelle folgoranti e rare incursioni all'esterno, il limite tra pittura e cinema si perde, il secondo assimilando i codici estetici della prima, mentre trionfano, vivaci e cupi, i colori di una tela e quelli di un'anima.

NOTE

- PRESENTATO IN CONCORSO ALLA 64. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2007).

CRITICA

"La raffinatezza dell'impianto narrativo, la ricchezza e sensualità della struttura, la fotografia bellissima di Reinier Brummelen, la musica di Wlodek Pawlik, ogni perfezione concorre a una storia che appassiona e incanta, alla bravura, cultura e intelligenza eccezionali di Greenaway." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 7 settembre 2007)

"Peter Greenaway, con 'Nightwatching', ha mostrato di voler tornare con risultati splendidi ai felici modi narrativi delle origini, lontani dalle astrattezze per metà cerebrali di certi suoi film recenti. (...) Dramma anche fosco, visualizzato con immagini che tutto devono ai colori dello stesso Rembrandt: buie, e nello stesso tempo abbaglianti, affidate a corrusche e intensissime composizioni figurative che rileggono genialmente il dipinto e le sue tremende implicazioni. Cinema e pittura, secondo la tradizione degli anni più ispirati di Greenaway." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 7 settembre 2007)

"Di ironia Peter Greenaway ne ha da vendere come mostra la sua precedente produzione e come conferma questo spiritoso e nuovo nell'ambientazione e nello stile della recitazione 'Nightwatching' presentandoci un Rembrandt corpulento, dominato dalla vitalità sessuale, pronto a passare da una donna all'altra ma anche grande colorista, inventore di spettacolose macchine sceniche. Qui, ben pagato dai maggiorenti di Amsterdam, è alle prese con un quadro celebre: La ronda di notte. Greenaway ne dà una lettura per così dire sociologica dato che Rembrandt conosceva i difetti e i vizi di molte delle persone da lui rappresentate. (...) Pur evitando qualunque annotazione di carattere estetico del quadro Greenaway ci dà un film parecchio intelligente, probabilmente un po' lungo." (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 7 settembre 2007)

"Lungo due ore e un quarto, il film si segue con interesse e partecipazione; diversamente dalle ultime opere del regista, sperimentali e vicine a un concetto di 'arti visive' che travalica il cinema in senso stretto. In 'Nightwatching' ci sono cinema e pittura, musica e teatro;nella cornice che lo apre e che lo chiude, questo, presentando la vicenda dell'artista come un 'sogno di cecità'. (...) La cosa più originale, però, è il modo con cui il regista ci impartisce, senza farla apparire tale, un significato delle immagini, sul loro potere rappresentativo, sulla possibilità di interpretarle. Con la sua folla di personaggi agghindati di elmi, armati e ritratti in atteggiamento marziale, Rembrandt fece a pezzi tutte le regole della ritrattistica precedente. I miliziani diventano personaggi da commedia dell'arte, mediocri attori impegnati a rappresentare una parte, a mettersi in posa come su una scena. Per questi ciascuno loro, dopo aver pagato di tasca propria il pittore, non si riconobbe, si senti ridicolizzato e, quando fu esposto, boicottò il quadro. Non prevedendo di certo che sarebbe diventato uno dei più ammirati di tutti i tempi. " (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 7 settembre 2007)

"Greenaway conferma la sua ossessione da 'cubo di Rubrick', 'Osservando di notte', o 'Guardando al buio', visto gli sviluppi della trama, si rifà, dopo tanti anni, allo stesso maneggiare catatonico le stesse ombre e colori, e a una gestualità linguacciuta e sformante, allestendo la commovente messa in scena barocca di un episodio autentico della vita di Rembrandt." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 7 settembre 2007)

Dalle note di regia: "Ci sono quattro concetti che ruotano intorno a Rembrandt, formulati quasi sotto forma di domanda, e che scaturiscono da 'Nightwatching': denaro, sesso, cospirazione e pittura. Come è stato possibile che un pittore così straordinariamente ricco e rispettato per metà della sua vita, abbia potuto morire nell'indigenza? Che significato hanno avuto le tre diverse donne della sua vita e quanto è stata condizionata la pittura dalla sua vita familiare? Che speranza c'è di comprendere 'La ronda di notte' attraverso i suoi molteplici curiosi aneddoti, le sue azioni inspiegabili, la sua rottura con la tradizione e una netta e persistente sensazione che il dipinto ci stia effettivamente comunicando qualcosa, ma non sappiamo esattamente cosa? E, ultima domanda, che cosa fa in realtà la pittura? Potremmo porci la stessa domanda per quanto riguarda il cinema. Che cosa fa in realtà il cinema?"
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