Nightmare - Nuovo incubo

New Nightmare

USA - 1994
Heather Langenkamp, protagonista dei primi film della serie "Nightmare", è preoccupata da terremoti domestici nonché da incubi determinati dal mostro Freddy Krueger anche perché il nuovo artiglio che il marito Chase Porter, maestro di effetti speciali, progetta per l'ultimo film con Englund, sembra animato di vita propria. Ma i guai di Heather si moltiplicano in quanto il figlioletto Dylan manifesta preoccupanti fenomeni: sta alzato la notte a guardarsi spezzoni dei film di Freddy alla televisione anche se questa non è collegata con l'impianto elettrico; il mostro minaccia continuamente il suo arrivo attraverso il piccolo, che di notte ha naturalmente paura, e solo il pupazzo "REX", un tirannosauro di peluche, sembra difenderlo dagli assalti del maniaco che vuol portarselo via. Un incontro con Wes Craven, l'ideatore dei personaggi della serie cinematografica, interessato all'ennesimo episodio al quale tenta invano di far lavorare Heather, le spiega che Freddy è in realtà un'antica entità maligna (che attraverso il personaggio del cinema ha ormai invaso il mondo dei sogni) e che proprio lei, che lo ha sconfitto la prima volta, deve tornare a combattere contro di lui per rispedirlo definitivamente nelle tenebre. Il ricovero in ospedale di Dylan ormai preda dell'incubo, scatena la tragedia.

CAST

CRITICA

"Se il primo 'Nightmare in Elmer Street' nacque nell'85 dalla notizia di numerosi suicidi di ventenni, oggi Craven vuole che gli stessi protagonisti del serial, diventati genitori, mettano in gioco nella sceneggiatura i propri destini e il proprio figlio per poi chiudere la partita nel segno della fiction. Dentro al film, di notevole qualità visiva e originalità espressiva, fiorisce la domanda: la paura sta dentro o fuori di noi? Antica querelle, che Craven, vecchia volpe dell'horror, attualizza con la tecnologia ma anche con una partecipazione emotiva crescente e sofisticata (si parte da sotto le lenzuola e si arriva nel baricentro del mondo della paura), controllando il taglio sorprendente delle inquadrature, il tasso di spavento, l'ordigno barocco dei trucchi sempre più perfezionati, confidando che l'incubo sia per tutti gli inconsci una merce quotidiana. Del resto è lo stesso Craven a spiegare nel film, con un certo sorriso poetico, che i mostri, se sono messi a riposo dalla finzione, si liberano nella realtà e, se si vuole combatterli, non resta che imprigionarli di nuovo in un'altra storia. Ovvero, semiotica permettendo, i mostri siamo noi." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 10 Marzo 1995)

"Film nel film anche Robert Englund (l'attore che ha sempre incarnato Kruger) recita se stesso; due maghi degli effetti speciali vengono uccisi dal nuovo prototipo della mano-artiglio, i piani della narrazione si sovrappongono e si confondono fino al caos. E il film, meno spassoso ma più pensieroso, si carica di ansia d'angoscia, di lati oscuri, di profezie pessimiste sul cinema come atto creativo sull'horror come genere, distorce l'idea di sequel e medita cupamente sull'impossibilità di rappresentare non solo l'innocenza perduta ma anche la sua allucinazione." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 9 Marzo 1995)

"Orrore, effetti speciali, immagini torbide, musiche pronte a rimbombare all'improvviso per far sobbalzare il povero spettatore - vittima consenziente - sulla sedia: il repertorio di sempre, perciò, che tuttavia, pur logorato dagli anni e dalle ripetizioni a catena, qualche fans sembra ce l'abbia ancora. Altrimenti film così non se ne fabbricherebbero più. Inutile insistere sul risultato 'paura' di Robert Englund. Ormai credo che riesca a far paura anche a se stesso." ('Il Tempo', 8 Marzo 1995)
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