Niente può fermarci

ITALIA - 2013
3/5
Niente può fermarci
Viaggio di formazione verso l'affermazione di se stessi di quattro ragazzi "particolari" che, in quattro giorni passati attraverso l'Italia, la campagna francese e la Spagna, fino a Ibiza, la capitale del divertimento, riusciranno ad accettare le proprie differenze. Il narcolettico Mattia, l'internet-dipendente Augusto, l'ossessivo compulsivo Leonardo e Guglielmo, affetto da sindrome di Tourette, si incontrano a Villa Angelika, dove sono ricoverati per curare i loro disturbi. L'estate in clinica, però, si prospetta lunga e noiosa, così i quattro decidono di lasciarsi tutto alle spalle, rubare la macchina del direttore e partire per un viaggio on the road che li porterà a vedere posti nuovi, a conoscere Regina - una ragazza in fuga da una storia d'amore finita male -, a superare i propri limiti e a scoprire nuove sensazioni. Nel frattempo i rispettivi genitori, molto preoccupati, si mettono sulle loro tracce...
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: CLAUDIO ZAMARION E ANTONIO MARCHESE PER ANGELIKA VISION CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
  • Data uscita 13 Giugno 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Massimo Giraldi
Quattro ventenni si incontrano in una clinica privata romana. Il luogo è insolito, ma il motivo c'è: Mattia è narcolettico, Augusto internet dipendente, Leonardo ossessivo compulsivo, e Guglielmo è affetto dalla sindrome di Tourette. I genitori , dopo mille raccomandazioni, li lasciano alle cure di medici e infermieri. Ma i quattro ragazzi resistono poco. Matura in fretta la decisione di darsi alla fuga e raggiungere un luogo vero dove passare l'ultima parte delle vacanze. Rubano una macchina, imboccano l'autostrada, prendono a bordo Regina, coetanea con problemi affettivi, puntano diretti verso Ibiza. Ma i genitori partono all'inseguimento...La chiave doveva essere proprio questa: inserire nel canovaccio del filone giovanilista una tematica ‘seria', come quella di alcune malattie che serpeggiano nella nostra società ma non ottengono la giusta visibilità. Cecinelli spiega che “la malattia è talvolta solo nella mente di chi la osserva, e che il malato è persona sempre e comunque in grado di stupirti” .
Cresciuto alla scuola del corto e dei video musicali, Cecinelli dirige un'opera prima all'insegna di molte buone intenzioni, animata da una ispirazione svelta e simpatica. Se il meccanismo narrativo si inceppa è solo perché il copione cede a inopportune ripetizioni, a personaggi di contorno poco curati (l'infermiera di Lucia Ocone…), a passaggi nei quali la regia perde di vista l'esigenza di non incombere con gesti e parole sulla costruzione della storia.
Attori dell'ultima generazione e altri di quella precedente (Ghini, Tognazzi, Calabresi, Autieri) affilano sguardi e dinamica con Depardieu arbitro non richiesto. La commedia italiana ansima, respira, boccheggia , cerca ancora una volta di sopravvivere a se stessa.

NOTE

- REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DELLA DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA.

CRITICA

"Rincorsa di due generazioni dementi in un sub cine panettone diretto da Cecinelli dove alla molestia dello script parolacciaro si aggiunge quello di attori volenterosi e assenti. E quando arriva col vino e la sua stazza XXL Gerard Depardieu ci si chiede perché." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 13 giugno 2013)

"Guardiamo pure con simpatia a 'Niente può fermarci', se la sua innocua intenzione è un po' di spensierato intrattenimento giovanile. (...) Ma giacché un film è anche un meccanismo che si espone al giudizio, diciamo due parole. Debolissimo è il pilastro di partenza (malattie, clinica). Debolissime, deboli o mal gestite nella loro apparizione e ingiustificata sparizione da meteore sono la maggior parte delle partecipazioni di contorno, la peggiore delle quali, pura macchietta, è quella di Depardieu nei panni di un burbero ma bonario misantropo che ospita il quartetto nella sua fattoria in Provenza. I quattro ragazzi sono carucci." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 13 giugno 2013)

"Desolante commedia con poche idee e neanche una battuta decente. (...) Tra gli insulsi protagonisti, anche il sempre più ingombrante Gérard Depardieu fa una comparsata, tutta in francese. Così almeno in una scena si evita il romanesco." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 13 giugno 2013)
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