Niente da nascondere - Caché

Caché

FRANCIA, AUSTRIA, GERMANIA, ITALIA - 2005
Niente da nascondere - Caché
Georges, presentatore di un programma televisivo sui libri, comincia a ricevere degli strani pacchi. Qualcuno gli invia dei video, ripresi di nascosto per la strada, su di lui e la sua famiglia. A Georges sembrano messaggi inquietanti, ma non ha idea di chi possa essere il mittente. Pian piano i video cominciano a diventare più intimi, come se chi li gira conoscesse da tempo Georges, e ne sconoscesse gusti, difetti, modo di vivere. Allarmato, Georges si rivolge alla polizia, ma non viene preso sul serio. Nell'angoscia di essere pedinato, spiato, Georges sente su di se e sulla sua famiglia, il peso di una minaccia. Progressivamente si inizia a delineare il profilo del colpevole: deve essere qualcuno cui Georges ha fatto una grossa ingiustizia al tempo dell'infanzia. Ma chi? Come fare a ricordare? E perché questa persona continua a riprendere spezzoni della sua vita?
  • Altri titoli:
    Hidden
    Versteckt
    Nascosto
  • Durata: 117'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: LES FILMS DU LOSANGE, WEGA FILM, BAVARIA FILM, FRANCE 3 CINEMA, ARTE FRANCE CINEMA, EURIMAGES FUND OF THE COUNCIL OF EUROPE, CNC, LE STUDIO CANAL+
  • Distribuzione: BIM (2005)
  • Data uscita 15 Ottobre 2005

RECENSIONE

di Luciano Barisone

Michael Haneke ama mettere in dubbio le certezze del pubblico, facendogli scoprire l’angoscia dell’uomo comune di fronte a un mondo che pensa di controllare in virtù della ragione e della Storia. Non fa eccezione Caché, che racconta la progressiva disgregazione della sicurezza di un intellettuale nel momento in cui il passato si riaffaccia alla sua vita sotto forma di missive anonime. Il film si apre con un’inquadratura che potrebbe essere la sintesi stessa del film: il piano fisso di una strada e di una casa che, subito dopo i titoli di testa, si rivelerà un’immagine elettronica. L’idea è quella della telecamera di sorveglianza, questa volta rivolta contro chi crede di controllare. Ma anche quella di un rapporto con il fuori campo di tipo fantasmatico, come se ciò che circonda l’inquadratura non fosse tanto la presenza di un reale di cui si avverte l’esistenza tramite il suono e la luce, quanto l’incalzare minaccioso e urgente di un rimosso, individuale e sociale. In questo caso, il rimosso è l’egoismo avido di chi non vuole condividere e mette l’altro ai margini e più specificamente il rapporto degli intellettuali francesi con il Sud del mondo. Qui la dimensione privata e quella pubblica coincidono: il protagonista ha dimenticato il grave torto fatto, da bambino, a un suo coetaneo figlio di immigrati così come la società francese cerca di cancellare nell’oblio i suoi torti verso gli algerini. Tutto il film è li, a mostrare il fallimento di un sistema di valori, teso a controllare e punire. Come ben mostra l’immagine finale, ancora un piano fisso sull’entrata di un liceo, dove si incontrano i figli dei due uomini che si sono affrontati: un’inquadratura la cui distanza non ci permette di cogliere il senso preciso dell’evento e ci lascia con le nostre domande. Erano loro gli artefici del complotto? Le nuove generazioni sono diverse dalle vecchie? La persecuzione continuerà, sotto altra forma? Haneke non da risposte. In quell’immagine neutra e distante ciascuno ci legge ciò che vuole: una speranza o una paura. Poi lo spettatore esce dal cinema e rimane solo, con la sua coscienza.

NOTE

- PREMIO SIGNIS, PREMIO FIPRESCI E PREMIO PER LA MIGLIOR REGIA AL 58MO FESTIVAL DI CANNES (2005).

- NASTRO D'ARGENTO 2006 PER IL MIGLIOR DOPPIAGGIO (ALESSANDRA KOROMPAY - VOCE ITALIANA DI JULIETTE BINOCHE).

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2006 COME MIGLIOR FILM DELL'UNIONE EUROPEA.

CRITICA

"A Cannes questo ossessivo e magistrale thriller di Haneke, il più perfido talento del cinema europeo, rischiò la Palma e vinse un meritatissimo premio alla regia. E' l' incubo di una famiglia borghese-intellettuale che si vede arrivare a domicilio cassette sulla loro vita day by day. Paura. C'è da dipanare un mistero. Sarà possibile? Molte e inevase le domande sulla codardia radical chic francese, sul rimosso trauma algerino, sui conflitti generazionali, etc. Che ci sia Camus tra gli sceneggiatori occulti? Ma quella che è sconvolgente è la tenuta della tensione morale e materiale, l'inquadrare dubbi & memorie, rancori & rimorsi, ineffabili coppie di tormento. L'austriaco Haneke ne sa più di Freud e col cinema rovista dentro la psiche, un viaggio allucinante ma non solo metaforico, pieno di colpi di scena. Auteuil e la Binoche meritano qualunque premio. Attenzione al finale." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 14 ottobre 2005)

"Con una sadica intelligenza, il regista mischia di continuo i pianini realtà e rappresentazione; stai assistendo a una scena 'dal vero' e all'improvviso le immagini accelerano: era una cassetta. Più dialogato dei suoi altri film, questo è anche un apologo sul potere della parola. Dove ogni parola ha un suo peso specifico e dove il detto e il non detto scavano un solco sempre più profondo tra Georges e sua moglie Anne. Il momento più bello è un dialogo tra il protagonista e la madre; non manca una scena shock nel più puro stile Haneke, mentre l'epilogo resta aperto, lasciando a ogni spettatore la possibilità - e la responsabilità - di trarre le proprie conclusioni." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 15 ottobre 2005)

"'Caché' prometteva molto di più di quanto offre, non fosse altro perché l'autore - il maturo austriaco Michael Haneke - gode della fama di perfido provocatore. In questo caso la trama e lo svolgimento propongono cadenze para-filosofiche in malfermo equilibrio tra psicodramma e thrilling: (?) L'insinuarsi del tema della colpevolezza, con tanto di lezioncina antirazzista e moraletta politically correct, dovrebbe costituire l'alto messaggio del film, ma non si va al di là della corretta messa in scena teatrale e delle recitazioni - tra cui quella fugace ma intensa di Annie Girardot - ben intonate alle fredde manipolazioni di regia." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 22 ottobre 2005)
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