Niente da dichiarare?

Rien à déclarer

FRANCIA, BELGIO - 2010
2/5
Niente da dichiarare?
1993. Con la nascita della Comunità Europea, gli agenti della dogana Ruben Vandevoorde e Mathias Ducatel apprendono la notizia della soppressione del loro posto di dogana situata a Corquain in Francia e Koorkin in Belgio. I due si detestano, ma si troveranno costretti a lavorare fianco a fianco nel primo distaccamento della dogana franco-belga pattugliando le strade di campagna di frontiera a bordo di una Rénault 4L.
  • Altri titoli:
    Nothing to Declare
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: ARRICAM LT/MOVIECAM COMPACT MK2, SUPER 35 (3-PERF) STAMPATO A 35 MM/D-CINEMA (1:2.35)
  • Produzione: LES PRODUCTIONS DU CH'TIMI, PATHÉ, TF1 FILMS PRODUCTION, SCOPE PICTURES
  • Distribuzione: MEDUSA (2011)
  • Data uscita 23 Settembre 2011

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Non tutte le madeleine vengono col lievito. Proust ci perdoni, ma Dany Boon deve farsi perdonare più di qualcosa. Lo stratosferico campione d’incassi d’Oltralpe con Giù al Nord  e padrino del nostro Benvenuti al Sud confeziona un “sequel” insipido e bruciacchiato, che dell’originaria ricetta non conserva che sparute tracce di vis comica. Titolo interrogativo, Niente da dichiarare?, ma sullo schermo la risposta è affermativa. Non c’è nulla da dire, fatta eccezione per una previsione: scommettiamo che la traduzione dal francese all’italiano questa volta non si farà?
Per la cronaca, Boon – regista, sceneggiatore e co-protagonista – ci riporta al 1° gennaio 1993: forse non lo ricordiamo, ma fu quel primo dell’anno ad aprire le frontiere in Europa. Tra i tanti, ne prendono atto due agenti della dogana, il francese Mathias (Dany Boon) e il belga Ruben (Benoit Poelvoorde), rispettivamente piazzati a Corquain e Koorkin. Mathias frequenta la sorella di Ruben: segretamente, perché il collega, convinto francofobo, lo odia. Eppure, il destino li metterà fianco a fianco su una Renault 4L a pattugliare le strade di campagna alla frontiera…
Nel cast anche Karin Viard, Bouli Lanners e Olivier Gourmet, questa coproduzione franco-belga  non conferma il vecchio adagio repetita iuvant: nonostante le intenzioni da copia conforme, la stampa drammaturgica è sbiadita, la definizione comica bassa, i caratteri – pure lo stesso Boon – tremolanti. Dulcis in fundo, il doppiaggio stigmatizza le debolezze, portando nei territori dell’inascoltabile una storia carente di ritmo, verve e mero interesse. Niente da dichiarare? Niente, davvero.

CRITICA

"1 gennaio 1993: le frontiere europee si aprono, e per due agenti della dogana, il francese Mathias (Boon) e il belga Ruben (Poelvoorde), è l'inizio della fine. O forse no: Mathias continua a frequentare segretamente la sorella di Ruben, questi a far di franco-fobia 'virtù' professionale. Come finirà? Male, almeno per il film, perché Dany Boon, campione d'incassi d'Oltralpe con 'Giù al Nord' e 'padrino' del nostro 'Benvenuti al Sud', conferma che 'repetita non iuvant': la copia è poco conforme eppure molto sbiadita, tra risate al lumicino, sceneggiatura asfittica e - solo per noi - un doppiaggio inguardabile, pardon, inascoltabile. 'Niente da dichiarare?' Ai posteri certamente nulla, eccetto una previsione: scommettiamo che la traduzione (italo-svizzera?) questa volta non si farà? Boon ha fatto boom, ma è tanto Chiasso per nulla." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 22 settembre 2011)

"Dany Boon è l'autore di quel 'Giù al Nord' che nel 2008 si qualificò in patria come il maggior incasso assoluto, ispirando un remake italiano, 'Benvenuti al Sud', di enorme successo. Ora l'attore/ sceneggiatore/regista prova di nuovo a ironizzare sui pregiudizi culturali che continuano a dividerci, se non ad armarci gli uni contro gli altri, a dispetto della globalizzazione. (...) Intrecciando lo spunto romantico a quello di un traffico di droga gestito da un gruppetto di balordi, il film procede sulla falsariga di certe commedie francesi anni '60: cura formale, buoni interpreti, battute godibili, gag (quasi sempre) garbate, ma con un umorismo giocato più sugli stereotipi che su una satira incisiva." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 23 settembre 2011)

"Sarà anche spiritoso il francese Dany Boon, ma stavolta ha ciccato. In 'Niente da dichiarare?' cavalca la leggendaria antipatia che divide francesi e belgi. (...) Non si ride quasi mai, anche perché giochi di parole e inflessioni linguistiche si perdono nella traduzione. Peccato." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 23 settembre 2011)

"Piacerà a chi ama le storie di amici-nemici alla Don Camillo. Boon che ha rilanciato all'estero la commedia paesana francese, si conferma l'uomo giusto per queste simpatiche e confortanti storielle." (Giorgio Carbone, 'Libero', 23 settembre 2011)
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