Nestore l'ultima corsa

ITALIA - 1994
Gaetano, 75 anni passati a fare il vetturino nel centro storico di Roma, durante i mesi estivi tiene con sé a cassetta il nipote Aurelio, di nove anni, come aiutante. Il cavallo, Nestore, ormai vecchio anche lui, ha un piccolo incidente e il padroncino Otello, il marchigiano, decide di liberarsi del convoglio che ormai non è più attivo: Gaetano porterà il cavallo al mattatoio e poi andrà a finire i suoi giorni alla casa di riposo. Gaetano accetta rassegnato il suo destino, ma quando il cavallo si ferma e punta i piedi per non entrare al mattatoio, Gaetano fugge portandosi via la povera bestia. Non sapendo dove sistemare il cavallo, Gaetano va a trovare una sua ex fidanzata, padrona di una trattoria, che non vede da tanti anni. Nuovamente solo, col suo cavallo, a vagare nella metropoli inospitale, Gaetano va a trovare la figlia Iris, che fa lo spogliarello al Teatro Volturno. Più tardi, mentre Gaetano telefona al nipotino, alcune zingare rubano il cavallo. Al commissariato dove Gaetano fa la denuncia del furto, il commissario scopre al computer che Gaetano è ricercato dalla polizia per un crimine commesso 50 anni fa. Durante la notte in questura si chiarisce l'equivoco e poi a bordo di una macchina della polizia Gaetano arriva in un campo di zingari dove riesce a salvare il cavallo che stava per essere ammazzato e trasformato in salsiccia. Esasperato, il vecchio tenta di abbandonare la bestia con la quale ha passato più di vent'anni di vita. Ma il cavallo continua a seguirlo. Gaetano viene raggiunto anche dal nipotino, che, per non lasciarlo solo ha deciso di accompagnare il nonno all'ospizio.

CAST

NOTE

- REVISIONE MINISTERO FEBBRAIO 1994.

-

CRITICA

"Non può certo cambiare spartito a settantaquattro anni il cocciuto direttore d'orchestra Alberto Sordi, che non sa rinunciare alla zavorra del qualunquismo e del buonismo ad oltranza, impancandosi a pedante maestro di morale anziché usare il fioretto dell'ironia. Per fortuna nella sua commedia furbastra, volutamente patetica e solamente a tratti intrisa di vero sentimento, giganteggia il Sordi attore, grande a dispetto dell'età e tutt'altro che consumato dall'uso." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 24 febbraio 2004)

"Sordi abbandona la commedia per firmare, assieme al fido Sonego, la sua opera più intimista, dedicata alla vecchiaia e ispirata al cinema di De Sica. Purtroppo la malinconia cede il passo al patetico e al luogo comune, la recitazione è approssimativa e la tecnica sfiora in più punti la sciatteria. Inattesa e quasi insostenibile soltanto la sequenza del mattatoio." (Segnocinema)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy