Nessuna verità

Body of Lies

USA - 2008
Nessuna verità
Roger Ferris è un agente della CIA inviato ad Amman, in Giordania, con l'incarico di catturare, insieme al capo dell'Intelligence locale, un pericoloso terrorista di Al Qaeda sospettato di progettare un piano per attaccare gli Stati Uniti. Per questa missione, Ferris viene seguito telefonicamente da un esperto veterano dell'agenzia, Ed Hoffman che, grazie al suo computer portatile, ha scoperto il modo in cui i terroristi eludono la più sofisticata rete di servizi segreti del mondo.
  • Durata: 128'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: ARRIFLEX 235, ARRIFLEX 435, SUPER 35 STAMPATO A 35 MM (1:2.35)
  • Tratto da: romanzo omonimo di David Ignatius
  • Produzione: RIDLEY SCOTT E DONALD DE LINE PER SCOTT FREE PRODUCTIONS, DE LINE PICTURES
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA - BLU-RAY: WARNER BROS HOME VIDEO
  • Data uscita 21 Novembre 2008

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Leo Di Caprio, con la barbetta incolta e le ferite multiple dell'agente CIA Roger Ferris, in Medio Oriente per indagare su micidiali attentati in Europa, e il suo superiore, per lo più voce all'altro capo di una linea telefonica protetta: il veterano Ed Hoffman, un Russell Crowe invecchiato e appesantito ad hoc, che decide dagli States, tra la pipì di un figlio e la partita di un altro, vita e morte di Ferris & Co.
Sono loro i protagonisti di Nessuna verità (Body of Lies) di Ridley Scott, tratto dal romanzo del columnist del Washington Post David Ignatius. Ennesimo esempio di cinema Usa embedded – accezione positiva – nello status quo geopolitico della superpotenza, Nessuna verità vale a Di Caprio la sfida con Ledger ai prossimi Oscar, la quarta volta chez Scott per Crowe, la ribalta al fascinoso Mark Strong (il capo dei servizi giordani) e, per tutti, un apologo della dissimulazione, tra doppi giochi, tranelli, mezze verità e piene menzogne. Formato action e ratio psicologica, lussuosa e già vista confezione, un manipolo di premi Oscar nei credits, impeccabili effetti speciali e due argini: l'innocuo Spy Game del fratello di Ridley, Tony Scott, e il più complesso Syriana. In medio stat virtus?

CRITICA

"Malgrado la crisi, Hollywood può ancora permettersi di impiegare ingenti budget produttivi per rappresentare sullo schermo gli scenari di guerra contemporanei, e va bene; come va bene mostrare che la potenza americana si esercita prevalentemente attraverso la forza, ma che con la forza non si fa un solo passo in avanti. E tuttavia il film manca di convinzione, non riesce mai a decollare veramente. Denunce sì, la ragnatela di menzogne e doppiogiochismo su cui si gioca la partita irachena; ma lo avevamo già visto, e con ben altra efficacia, in 'Syriana'. Né altri film recenti ci avevano fatto mancare il concetto che la supersviluppata potenza tecnologica americana non basta a sconfiggere la resistenza di culture millenarie, apparentemente arcaiche però capaci di mettere al servizio della rete terroristica la 'rete' di internet. (...) In fondo è una efficiente 'serie B' d'avventure (con le sequenze d'azione Scott ci sa ancora fare: e ci mancherebbe...) gonfiata a forza di steroidi."(Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 21 novembre 2008)

"Immaginiamo che William Monahan, lo sceneggiatore di 'Nessuna verità', il telefono cellulare se lo porti anche a letto. Tanto ne è zeppo il film di Ridley Scott, quanto il precedente di Scorsese ('The Departed') da lui scritto e praticamente risolto grazie alle rivelazioni da display del telefonino. (...) Ridley Scott, oramai anonimo regista da spot, ripete meccanicamente la sua visione dicotomica del mondo divisa tra bene e male, buono e cattivo. La confezione è quella super oliata con macchina da presa in continuo furente movimento e scambio di angolazione sommata al montaggio iperbolico del sodale Pietro Scalia. Insomma niente di nuovo sul fronte orientale per un regista ammaliato dall'esteriorità dell'innovazione tecnologica e dall'intrusione peregrina della minaccia terroristica araba in Europa. Se, come scorgiamo oltre la cortina fumogena dello stile Scott, c'era una strigliatina moralizzatrice, la sequenza della bomba al Noordmarkt di Amsterdam è davvero una soluzione puerile." (Davide Turrini, 'Liberazione', 21 novembre 2008)

"C'è tuttavia un difetto del libro che Scott non è riuscito a correggere ed è la farraginosità a volte oscura di una trama dove tutti tradiscono tutti e sono pronti a tutto. Per cui l'agente DiCaprio, pur capace di uccidere a sangue freddo, conserva una residua dose di umanità rispetto a Crowe suo cinico superiore, che se ne sta in un comodo ufficio a Langley o addirittura con i bambini nella quiete di casa sua. Per quasi un'ora di film i due non s'incontrano, parlano a un telefonino segreto e non di rado si scontrano perché il primo si sente forte dell'esperienza di chi opera sul campo e l'altro ha la freddezza machiavellica di chi vede le cose da migliaia di chilometri di distanza. Inutile dire che gli attori sono bravissimi, ma in un film in cui anche i comprimari sono impeccabili si ritaglia un bel numero anche Mark Strong nei panni dell'ambigua e ben vestita superspia giordana. Merita spiegare, a questo punto, che gli interpreti sono facilitati da un regista avido di verità capace di seguirli con otto occhi, tante sono a volte le macchine da presa pronte a catturare da ogni parte gesti, espressioni e intonazioni da offrire all'oculata scelta del supermontatore Pietro Scalia". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 21 novembre 2008)

"Diciamo la verità: a Ridley Scott interessa poco o nulla delle varie crisi politico-militari causate dagli interventi americani nel mondo, laddove ambienta e muove i suoi thriller spionistici e guerreschi. A Ridley Scott interessa il potere del cinema di mettere in scena l'azione come fosse vera, tanto più se di guerra. La Somalia di 'Black Hawk Down' come l'Iraq di 'Nessuna verità' sono set impossibili per una rappresentazione verosimile, e seducente. Scott sa girare, è indubbio, ma questo è il suo talento e il suo limite, soprattutto quando mette le mani nella pasta di guerre sporche e imprecise. Quando si tratta di definire una posizione politica chiara rispetto agli interventi militari americani ecco che subentra il relativismo e nessuna verità può assicurare lo spettatore. (...) Lo scontro delle due posizioni è il tema del film. Il risultato è 'Nessuna verità' sulla giustezza o meno dell'invasione irachena." (Dario Zonta, 'L'Unità', 21 novembre 2008)

"Quando è il mondo che fa il suo cinema, allora il cinema dovrebbe smetterne di farne. Sviluppando rapporti specifici con il video, l'elettronica, l'immagine numerica digitale, per inventare una nuova resistenza 'single' e opporsi alla funzione televisiva di sorveglianza e controllo-consumi. Così il 'terror porn' davanti a guerre nuove crede di inventare 'war movies' clonando 'war-games', svolazzanti, vorticosi su terra, aria e cyberspazio. Ma Scott rallenta. Non svuota più l'immagine dei suoi pesi." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 21 novembre 2008)

"Il sessantenne Kidley Scott confeziona qui un altro mattone dopo 'American Gangster', partendo dal romanzo di David Ignatius. Chi ha visto 'Syriana' di Stephen Gaghan e 'Il regno' di Peter Berg, troverà in 'Nessuna verità' la loro miscela: del primo c'e la frammentarietà, che non si ricompone in un ordine finale nella testa dello spettatore diligente che vada al cinema come a una lezione di fisica. Resta la solita morale: la spia è un lavoro sporco, mai qualcuno deve pur farlo." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 21 novembre 2008)

"Sceneggiato da William Monahan, premio Oscar per 'The Departed', ha permesso a Ridley Scott di ricavarci un film tutto impeti e fiamme, con ritmi quasi inarrestabili, con una azione che, mentre si dipana tra le spire più infuocate dell'avventura, può permettersi di fare il punto ma senza mai sostare, sullo scontro tra questi due agenti, sul piano psicologico quasi l'opposto l'uno dell'altro. In cifre in cui i colpi di scena, gli intrighi internazionali e le complicazioni drammatiche hanno sempre modo di imporsi addirittura con violenza. Spesso mozzando il respiro. Forse un finale un po' facile in cui Ferris vede risanate le sue ferite coniugali dall'amore di una bella iraniana, spezza un po' tanto arsata, ma il film, nel suo complesso, conquista egualmente e coinvolge. Come spesso riesce Ridley Scott." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 21 novembre 2008)
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