Nessuna qualità agli eroi

SVIZZERA, ITALIA - 2006
Bruno ha 40 anni e, a prima vista, non sembra essere né giovane né vecchio. È un uomo tranquillo e riservato che però, nasconde dei segreti. Ha consultato un medico e la sua diagnosi lo ha lasciato sconvolto: non potrà avere figli. Bruno, però, decide di non dirlo a sua moglie Anne, sua unica ragione di vita, e le nasconde anche il fatto di aver contratto un grosso debito con Giorgio Neri, uno strozzino che si trincera dietro la facciata di rispettabile direttore di banca. Si direbbe che Bruno sia un uomo senza qualità e talento. Sicuramente è un uomo che ha cancellato il suo passato, dimenticando la Svizzera, la sua infanzia senza affetto, trascorsa all'ombra di un padre artista, egoista ed incapace di pensare agli altri. L'incontro con Luca, un ragazzo strano e riservato, risveglia improvvisamente i ricordi di Bruno. Anche Luca sembra avere molti segreti e in più conosce tutto ciò che riguarda la vita di Bruno, persino i suoi debiti con Giorgio Neri. Quando Bruno scopre che Luca in realtà è proprio il figlio di Neri, scomparso misteriosamente da qualche giorno, forse è già troppo tardi.

CAST

NOTE

- PRESENTATO IN CONCORSO ALLA 64. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2007).

- ELIO GERMANO E' STATO CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2008 COME MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA.

CRITICA

"Per concludere un po' rozzamente, 'Nessuna qualità agli eroi' è un film ingenuamente presuntuoso e piuttosto brutto. Ma di cui vanno salvati il coraggio (sia del regista che dei produttori Itc movie, Bianca film, Raicinema) e soprattutto il diritto a stare in un festival. Almeno è un film non preconfezionato e predigerito come tanti che qui si vedono, almeno ci prova a spostare la solita, trita ottica, almeno si butta. Franchi, nel suo delirio, testimonia l'urgenza di dire qualcosa. Non l'avrà detto proprio bene, ma a noi resta la voglia di starlo ad ascoltare. Almeno fino al prossimo film." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 1 settembre 2007)

"Un gelo imbarazzato ha accolto le due proiezioni stampa di 'Nessuna qualità agli eroi' di Paolo Franchi. (...) Film più cupo che noir, il suo, molto lento, deludente rispetto alle ambizioni decisamente alte. Film con un occhio al Bellocchio 'psicanalitico' e l'altro alle atmosfere sospese del cinema francese, silenzi interminabili, scene notturne flagellate dalla pioggia, dialoghi compiaciuti, momenti di sesso esplicito, il protagonista Bruno Todeschini con l'espressione afflitta dall'inizio alla fine. Ha ahimé mancato il bersaglio il 37ene Franchi, che aveva convinto critici e pubblico con l'opera prima 'La spettatrice'. E la sceneggiatura circolare, cioè 'non suscettibile di una sola interpretazione' (ahi, ahi), non rende giustizia al pur bravissimo Elio Germano nel ruolo di un personaggio nevrotico (...)" (Gloria Satta, 'Il Messaggero', 1 settembre 2007)

"Antonioni è appena morto e alla Mostra di Venezia Paolo Franchi lo evoca col suo film sull'alienazione borghese. (...) Prima di vederlo, ci si chiedeva perché 'agli' e non 'degli' o 'per gli'; dopo, ci si è chiesti perché la vicenda affastellasse tanti disagi senza svilupparne nessuno a dovere fra sterilità, usura, fallimento, parricidio, autoaccusa di un innocente. Tutto ciò si riversa sullo spettatore senza che le disgrazie dell'uno (Bruno Todeschini) confluiscano in quelle dell'altro (Elio Germano) in modo convincente."(Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 1 settembre 2007)

"I due personaggi perduti sono costruiti con sapienza, senza sentimentalismo. L'analisi psicoanalitica è rispecchiata dai rapporti sessuali ansiosi d'abbandono oppure onirici, tra i più arditi sinora visti alla Mostra; dagli spazi di stanze e strada, dai toni invernali della storia in cui ogni salvezza pare negata dal passato, dalla nebbia presente, dal dolore della depressione. Gli interpreti sono bravi (anche le scelte per certe parti minori, Paolo Graziosi, Alexandra Stewart, sono raffinate) e lo stile della regia ha una maturità più vicina al cinema europeo che a quello italiano." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 1 settembre 2007)

"Un film con nessuna qualità amica, umana o anche solo fallica che non fosse, ma tanta presunzione, sottolineata dalle parole del regista, e pretenziosità. Tanto più che il direttore di questo giornale, affranto da una omonimia dagli infausti esiti filmici, ha commentato, a caldo: 'Preferirei che i soldi pubblici usati per questo film vadano ai lavavetri'. Per salvare il salvabile, si dica che l'interpretazione di Elio Germano, che mette letteralmente corpo e anima per testimoniare un tormento dostoevkijano, è incoraggiante per il suo futuro. E che ci sono alcuni giochi di macchina da presa interessanti e originali. Per il resto è un film che si può tranquillamente non andare a vedere. E non servirebbe neanche una recensione se si andasse subito al grottesco resoconto della conferenza stampa in cui il regista ha parlato come se fosse una versione junghiana di Umberto Eco, accusando i giornalisti di sessuofobia, con una lectio magistralis sull'io e il super-io, la masturbazione, la psicanalisi e tante altre pinzillacchere strizzacervellotiche." (Luca Mastrantonio, 'Il Riformista', 1 settembre 2007)

"'Nessuna qualità agli eroi' di Paolo Franchi ha quasi tutti i difetti del cinema italiano di oggi. (...) Dispiace che il giudizio non possa che essere drastico: il film è sbagliato, perché accoppia incompiutezza di fondo a un'enorme ambizione: perché non sa decidere se essere un thriller, un apologo sulla new economy o un dramma psicologico con tanto di 'doppio' dostoewskiano: perché è formalmente bello ma terribilmente noioso: e perché il regista, non fidandosi delle immagini, ha infarcito il film di una musica violenta e effettistica che dovrebbe creare tensione quando sullo schermo non succedere letteralmente nulla." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 1 settembre 2007)

"Un merito bisogna subito riconoscerlo al film di Paolo Franchi 'Nessuna qualità agli eroi': l'ambizione di volare alto, di inseguire una rigorosa linea autoriale. E, conseguentemente, di chiedere allo spettatore uno sforzo di concentrazione e di attenzione superiore a quello che solitamente si mette in gioco per un tradizionale film narrativo. Qui invece di narrativo, di lineare c'è ben poco. (...) Una specie di ragnatela di tensioni e di azioni che Franchi racconta affidandosi alla forza suggestiva delle immagini e dei silenzi. Antonioni è il riferimento d'obbligo, ma anche la pittura di Beacon torna in mente di fronte a certi corpi straziati, a certi dolori che uniscono carne e anima. E gli improvvisi scoppi di sessualità trovano una loro giustificazione nella voglia di «dare forma» alla parte più istintuale e repressa dei due protagonisti. Ma quella regia fatta di sottrazioni che nella Spettatrice (il primo film di Franchi) diventava il ritratto sommesso di una generazione spaventata dai propri sentimenti, qui rischia di arenarsi in una freddezza un po' troppo programmatica, in una troppo alta metafora che finisce per perdere la concretezza e la forza emotiva che ci si può aspettare dal cinema." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 2 settembre 2007)

Dalle note di regia: "I personaggi di questo noir esistenziale muovono in me un profondo senso di pietas. Personaggi in allarme, mai paghi, viaggiatori inquieti, sospesi nella ricerca di un senso alla propria vita, naufraghi solitari nel rifluire di un passato taciuto, e sorpresi dalla verità che li raggiunge, inesorabile...Bruno e Luca fanno dell'odio e del senso di colpa il punto di partenza e di arrivo della loro tragica ribellione. Luca, figlio sconfitto. Bruno, padre mancato, destinato a essere sempre e solo figlio... E poi c'è Anne, moglie di Bruno, che assiste impotente al vortice depressivo del marito. Come nel mio primo film, 'La spettatrice', ho cercato di non avere la presunzione di dare risposte e avvicinarmi con pudore al dolore dei personaggi, che per me sono prima di tutto persone. Rispettandoli e non giudicandoli mai."
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy