Nemico pubblico n. 1 - L'ora della fuga (parte 2)

L'ennemi public n° 1

FRANCIA, CANADA - 2008
3/5
Nemico pubblico n. 1 - L'ora della fuga (parte 2)
Tornato in Francia dopo anni di esilio in Canada, Mesrine si allea con un killer soprannominato 'La Portaerei' ed insieme mettono in atto una serie di rapine a mano armata. Finito nuovamente in prigione, Mesrine fa amicizia con l'astuto François ed insieme studiano con successo un piano per evadere. Il suo gesto lo renderà celebre tanto da imprimere le sue gesta in un'autobiografia. L'incontro con la nuova compagna Sylvia e la simpatia di alcuni estremisti politici di sinistra daranno poi un'ulteriore svolta alla sua esistenza. Ma la polizia francese e alcuni suoi vecchi 'amici' hanno ancora dei conti in sospeso con lui...
  • Durata: 130'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, DRAMMATICO, THRILLER
  • Tratto da: autobiografia "L'istinto di morte" di Jacques Mesrine (ed. Nautilus - El Paso)
  • Produzione: LA PETITE REINE, M6 FILMS
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES (2009)
  • Data uscita 17 Aprile 2009

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco


E’ il 1979, il corpo senza vita e trivellato di colpi del gangster Jacques Mesrine giace in una BMW 528i acquistata qualche settimana prima. La seconda parte del dittico Nemico pubblico n.1 diretto da Jean François Richet inizia, come la precedente, con la morte del suo assoluto protagonista, “giustiziato” senza possibilità di appello dalla polizia francese in mezzo ad una strada di Parigi. Dopo la ricostruzione filmata de L’istinto di morte – autobiografia già di per sé romanzata scritta da Mesrine durante la permanenza forzata prima dell’ultima, clamorosa evasione con François Besse (Mathieu Amalric) – L’ora della fuga riprende il discorso dal ritorno in patria del gangster dopo l’esilio canadese, raccontando gli ultimi anni di vita di Mesrine: dalle rocambolesche rapine in banca con “La portaerei” Michel Ardouin (Samuel Le Bihan) al sodalizio con il già citato Besse, dall’infinita sfida con il commissario Broussard (Olivier Gourmet) all’avvicinamento con le frange di estrema sinistra (Gerard Lanvin), passando per la totale e coinvolgente passione amorosa rappresentata da Sylvia (Ludivine Sagnier).
Ancora una volta sorretto da un Vincent Cassel gigantesco, ingrassato più di 20 chili e “mascherato” in ogni modo possibile e immaginabile per sottolineare il trasformismo dell’ultimo Mesrine, il film di Richet trova in questa seconda parte un equilibrio formale e narrativo più coerente, lasciando carta bianca alla “spettacolarità” di un personaggio che negli anni ’70 sferrò con maggior impeto il guanto di sfida alle istituzioni francesi, incarnando allo stesso tempo le contraddizioni di un’epoca in cui – a livello politico e sociale – si doveva decidere se stare al di qua o al di là delle barricate: in questo senso, la figura di Mesrine rimaneva nel mezzo e nel film (che non manca di ricordare le azioni del FPLP e delle Brigate rosse, con l’uccisione di Aldo Moro) la questione trova perfetta sintesi con il rapimento dell’anziano Lelievre (Georges Wilson): “Lei non è un rivoluzionario, Mesrine. Altrimenti mi avrebbe già ficcato una pallottola in fronte senza pretendere nulla in cambio. Lei è un gangster, perché dopo aver preso i soldi del riscatto mi farà tornare libero”. Stessa cosa che più tardi gli farà notare Charlie Bauer (il già citato Lanvin): “Le tue azioni non servono a disperdere il capitale, ma ad incrementarlo: i soldi che rubi alle banche li usi poi per acquistare macchine costose o gioielli per Sylvia”. Incertezze e – perché no – ingenuità di un fuorilegge (ora simbolo delle banlieue perché icona del contropotere) che, affascinante quanto si vuole, nell’opera di Richet non trova mai la temuta esaltazione che troppo spesso il cinema regala ad antieroi di questo tipo: il pestaggio ai danni di un giornalista reo di aver scritto cose infamanti sul suo conto ne è l’esempio più lampante.

CRITICA

"Come nel 'Che', anche lo stile di regia cambia, sintonizzandosi sulla paranoia del protagonista. Grande confronto tra Cassell e Gourmet nella parte del commissario Broussand, il solo nemico alla sua altezza perché simile a lui in molte cose." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 17 aprile 2009)

"Tutto sempre spettacolare, appassionante, perfino divertente, come no, con qualche salto nel puro orrore (come il giornalista-spia che lo attacca su Minute, foglio scandalistico di estrema destra, e viene rapito e pestato a morte, lasciando pure delle foto a testimoniare il massacro). Ma senza mai un dubbio (l'esecuzione finale andò proprio così?) o una sfumatura, e sempre lasciando l'epoca sullo sfondo (in tv si parla del rapimento Moro) per tenere in primo piano quel megalomane così cinegenico, con tutta la sua violenza. Un affresco troppo brillante, ben congegnato e ben girato, anche se senza originalità, per non sedurre. Ma a tratti davvero un po' facile - e ambiguo - per convincere davvero." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 17 aprile 2009)

"I1 film è solido, ben fatto, una catena di azioni violente affannose, eppure non molto interessante. Vincent Cassel è al suo meglio: l'arroganza, la volgarità, l'indifferenza verso il destino altrui, la vocazione a sedurre, la ridicola spavalderia del bandito e il suo coraggio fisico sono recitati molto bene, senza rendere simpatico Mesrine salvo che al momento dell'uccisione." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 17 aprile 2009)

"Da questa filmografìa doppia viene fuori un Mesrine che somiglia più a un personaggio di celluloide che ad un uomo in carne ed ossa. E invece, come spesso succede, e qui come non mai, la realtà batte la finzione per ko. Quello che resta è un gran bel film, con la magnifica grana d'altri tempi (gli anni Settanta si respirano in sala a pieni polmoni). E un Cassel tanto grande da raggiungere le vette del cinema di Duvivier e Gabin." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 17 aprile 2009)
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