Nemico pubblico n. 1 - L'istinto di morte (parte 1)

L'instinct de mort

FRANCIA, ITALIA, CANADA - 2008
3/5
Nemico pubblico n. 1 - L'istinto di morte (parte 1)
La gioventù e l'ascesa di uno dei più efferati criminali francesi, Jacques Mesrine, un uomo assetato di potere e in cerca di denaro facile. Da soldato ribelle dell'esercito francese di stanza in Algeria, Mesrine si è ben presto trasformato in uno spietato criminale che, insieme alla sua compagna Jeanne Schneider, si è macchiato di terribili atti criminosi da Parigi a Montreal.
  • Altri titoli:
    Mesrine: L'instinct de mort
    Public Enemy Number One (Part 1)
    Mesrine: Part 1 - Death Instinct
  • Durata: 110'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, DRAMMATICO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: ARRIFLEX 16 SR3/ARRIFLEX 235/ARRIFLEX 435/BELL & HOWELL EYEMO/PANAVISION PANAFLEX MILLENNIUM XL, 16 MM/35 MM STAMPATO A 35 MM (1:2.35)
  • Tratto da: autobiografia "L'istinto di morte" di Jacques Mesrine (ed. Nautilus - El Paso)
  • Produzione: LA PETITE REINE, REMSTAR, NOVO RPI, M6 FILMS
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES (2009)
  • Data uscita 13 Marzo 2009

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco


Soldato ribelle dell’esercito francese durante la guerra d’Algeria, Jacques Mesrine torna in patria e si ritrova ad un bivio: sceglierà la via più spettacolare, non meno pericolosa, di un’esistenza criminale, alleandosi con un esponente dell’OAS (Depardieu), diventando in breve tempo il Nemico pubblico n.1 di un’intera nazione.
Omaggio dichiarato al polar, il robusto action di Richet – film in due parti (la seconda arriverà in Italia il 17 aprile) ispirato all’autobiografia dello stesso Mesrine – non può prescindere dalla convincente, muscolare interpretazione del protagonista assoluto, un Vincent Cassel perfettamente a suo agio nel (ri)dare corpo e vita ad uno “showman” che, ancora oggi, è considerato come icona del contropotere francese, radicato nella memoria popolare e da molti visto alla stessa stregua di un eroe. Cosa che Mesrine non era, e che il film intelligentemente evita di sottolineare, gettando sul personaggio la dovuta ambiguità che lo accompagnò in tutte le sue “performance”. Affascinante nelle atmosfere e nella ricostruzione, il film si affida però con troppa semplicità ad ellissi temporali, di fatto strumento utilissimo per evitare spiegazioni (come vive e dove si nasconde Mesrine tra un’azione e l’altra?) che, forse, in alcuni frangenti, sarebbe stato meglio non omettere.

NOTE

- LA REVISIONE MINISTERIALE DEL 7 APRILE 2011 HA ELIMINATO IL DIVIETO AI MINORI DI 14 ANNI.

CRITICA

"La scelta del romanzesco, anziché della ricostruzione a pretese 'documentarie', è coerente con un personaggio manipolativo e megalomane, che mise in scena la propria vita proprio come uno spettacolo. Bel cast, ma il ruolo di Cassel si 'mangia' tutti gli altri." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 13 marzo 2009)

"Un biopic noir e avvincente sul simbolo ribelle del contropotere francese, l'uomo che tuttora abita nelle parole dei rapper o sulle magliette degli adolescenti delle banlieues, quel Jacques Mesrine che ha romanzato se stesso in vita, sulle pagine di un libro (l'autobiografia 'L'instinct de mort') e in ogni suo atto pubblico e privato, e che è valso al protagonista Vincent Cassel un Cèsar meritatissimo. Jean François Richet dirige questo carnevale nero di morte, machismo e goliardica ferocia (ma anche viceversa), avendo per le mani una storia classica che contemporaneamente si allontana e si sposa con la sua rabbiosa e un po' manichea critica sociale dal basso - si pensi al remake 'Assalto Distretto 13' ma soprattutto a 'Ma 6-t va crack-er - è on Abdel Raouf Dafri, sceneggiatore che come lui ha mangiato polvere nelle periferie fin da piccolo, ha raccontato un eroe, un uomo d'onore, un fanfarone e un debole dal carisma straordinario. Vincent Cassel mette il suo fascino ibrido al servizio di un personaggio scomodo, violento e affascinante. Ci entriamo dentro, lo troviamo a tratti simpatico ma non ne facciamo mai un idolo. (...) In queste pagine, pardon scene, ci sono Gabin e Delon, c'è il meglio del polàr scritto e proiettato, c'è tradizione ma anche una gustosa rivisitazione laica, sotto il profilo politico, cinematografico e anche biografico. Mesrine appare nelle sue sfumature, sia pur tagliato con l'accetta com'era, la Francia ci è restituita fuori dalle cartoline turistico-politiche. Il resto è un grande Cassel che mostra tutto il suo talento nel divertire e divertirsi in un ruolo tanto sopra le righe. Per gli amanti del genere una pacchia, per gli altri un tuffo in tutto quello che ci siamo persi in questi anni addormentati, in cui la ribellione e i nemici pubblici si sono dissolti inesorabilmente.." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 13 marzo 2009)

"La scelta del romanzesco, anziché della ricostruzione a pretese 'documentarie', è coerente con un personaggio manipolativo e megalomane, che mise in scena la propria vita proprio come uno spettacolo. Bel cast, ma il ruolo di Cassel si 'mangia' tutti gli altri." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 13 marzo 2009)

"Jean François Richet rinuncia all'energia del suo cinema precedente (il remake di 'Distretto 13' di Carpenter) in favore di una gelida cura del dettaglio negli arredi: sembra uno antico serial tricolore stinto, invece è un noioso film francese spento. Sembra possano spuntare Rita Pavone o Gianni Nazzaro da sotto un tappeto, invece c'è l'ennesimo eccelso Vincent Cassel sprecato. Scenacce e musichette. Realismo tarocco che stride surreale. Roba da malafiction: schermo a spicchi e continua... il 17 aprile. Noi non ci saremo." (Alessio Guzzano, 'City', 13 marzo 2009)

"Un biopic noir e avvincente sul simbolo ribelle del contropotere francese, l'uomo che tuttora abita nelle parole dei rapper o sulle magliette degli adolescenti delle banlieues, quel Jacques Mesrine che ha romanzato se stesso in vita, sulle pagine di un libro (l'autobiografia 'L'instinct de mort') e in ogni suo atto pubblico e privato, e che è valso al protagonista Vincent Cassel un Cèsar meritatissimo. Jean François Richet dirige questo carnevale nero di morte, machismo e goliardica ferocia (ma anche viceversa), avendo per le mani una storia classica che contemporaneamente si allontana e si sposa con la sua rabbiosa e un po' manichea critica sociale dal basso - si pensi al remake 'Assalto Distretto 13' ma soprattutto a 'Ma 6-t va crack-er - è on Abdel Raouf Dafri, sceneggiatore che come lui ha mangiato polvere nelle periferie fin da piccolo, ha raccontato un eroe, un uomo d'onore, un fanfarone e un debole dal carisma straordinario. Vincent Cassel mette il suo fascino ibrido al servizio di un personaggio scomodo, violento e affascinante. Ci entriamo dentro, lo troviamo a tratti simpatico ma non ne facciamo mai un idolo. (...) In queste pagine, pardon scene, ci sono Gabin e Delon, c'è il meglio del polàr scritto e proiettato, c'è tradizione ma anche una gustosa rivisitazione laica, sotto il profilo politico, cinematografico e anche biografico. Mesrine appare nelle sue sfumature, sia pur tagliato con l'accetta com'era, la Francia ci è restituita fuori dalle cartoline turistico-politiche. Il resto è un grande Cassel che mostra tutto il suo talento nel divertire e divertirsi in un ruolo tanto sopra le righe. Per gli amanti del genere una pacchia, per gli altri un tuffo in tutto quello che ci siamo persi in questi anni addormentati, in cui la ribellione e i nemici pubblici si sono dissolti inesorabilmente.." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 13 marzo 2009)

"Prima puntata della nera biografia di un noto malvivente, Jacques Mesrine, il Vallanzasca francese, freddato dalla polizia nel '79 dopo una vita criminosa e spesso collusa con la politica. (...) Ed è solo la prima parte d'un film di genere, meno di Melville più di Verneuil, tratto dall'autobiografia di Mesrine cui Vincent Cassel offre una adesione psicosomatica straordinaria." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 13 marzo 2009)
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