Nella casa

Dans la maison

FRANCIA - 2012
4/5
Nella casa
Un professore di Lettere scopre che tra i suoi studenti di Liceo ce n'è uno particolarmente dotato nella scrittura e decide di incoraggiarlo, senza tuttavia rendersi conto che il suo intervento scatenerà una serie di eventi incontrollabili...
  • Altri titoli:
    In the House
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Specifiche tecniche: (1:1.85)
  • Tratto da: liberamente tratto dalla pièce teatrale "Il ragazzo dell'ultimo banco" di Juan Mayorga
  • Produzione: MANDARIN CINEMA, FOZ, FRANCE 2 CINEMA, MARS FILMS, CON LA PARTECIPAZIONE DI CANAL+, CINE+, FRANCE TÉLÉVISIONS
  • Distribuzione: BIM (2013)
  • Data uscita 18 Aprile 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
"E' seduto all'ultimo banco. Il posto migliore: puoi vedere tutto ma nessuno vede te". Il professor Germain (Fabrice Luchini) ha riscoperto la passione per l'insegnamento grazie a Claude (Ernst Umhauer), allievo sedicenne che trova ispirazione per i suoi componimenti scolastici frequentando la casa di Rapha Artole (Bastien Ughetto), suo compagno di classe. Famiglia borghese (Denis Ménochet, Emmanuelle Seigner) e "normalità" che diventeranno protagonisti di una sorta di romanzo a puntate per Germain e sua moglie Jeanne (Kristin Scott Thomas), lettori sempre più avidi di nuovi sviluppi. Ma l'intrusione di Claude in quella casa, naturalmente, scatenerà una serie di eventi incontrollabili.
Quante volte l'arte, e il cinema in particolare, ha riflettuto su se stessa? François Ozon prende spunto dalla pièce teatrale Il ragazzo dell'ultimo banco di Juan Mayorga per continuare a far dialogare differenti ambiti (Gocce d'acqua su pietre roventi, 8 donne e un mistero, il più recente Potiche) e gettarsi, forse mai come stavolta, in un film-nel-film che, attraverso molteplici piani, gioca tra la letteratura e l'immagine, il processo di creazione e quello della fruizione, adottando un incedere trasversale che riesce ad avvicinare la commedia e il thriller, sfruttando - soprattutto nella prima metà del racconto - un ritmo e una costruzione di metalivelli rimarchevoli, creando in questo modo vera adesione tra la progressiva costruzione di una "trama" e l'immediato riscontro di chi, quella storia, è chiamato a farsela narrare.
Luchini diviene allora il lettore, l'editore, lo spettatore di un soggetto che, di volta in volta (ogni scritto dello studente termina con il "continua" tra parentesi), sembra plasmarsi attraverso il suo giudizio prima e la successiva incursione di Claude in casa Artole poi, in una fusione sempre più ardita tra realtà e immaginazione. La stessa fusione, a ben vedere, che caratterizza ogni storia da raccontare. Mix che verso il finale sembra però squilibrarsi un poco, in favore di un'escalation di colpi di scena non sempre necessari, per convogliare poi in una chiusura che riavvicina quelle due solitudini, insieme su una panchina ad osservare l'inizio di altre, innumerevoli storie.

CRITICA

"Regista da festival (...), Ozon tesse con abile cura la tela tra finzione e verità. Nella peccaminosa casa del ragno nessuno è innocente." (Claudio Carabba, 'Corriere della Sera Sette', 10 maggio 2013)

"Gira e rigira siamo sempre lì. Il cinema evolve, nascono nuovi formati, il digitale trionfa. Ma l'effetto più potente lo offre ancora un mezzo vecchio quanto l'umanità: l'immaginazione. Bastano un narratore di talento, un ascoltatore attento, ed ecco nascere un mondo tutto fascino e mistero. Anche se è banale e tutt'altro che esotico, perché è il racconto che fa il mondo, non viceversa. Ma cosa succede se l'ascoltatore (lo spettatore) si fa complice del narratore e penetra in quel mondo modificando gli eventi secondo i suoi gusti? È la frontiera su cui lavorano i videogame delle ultime generazioni, ma il professor Germain Germain, nome e cognome (Fabrice Luchini, sempre meraviglioso), non sa nemmeno cosa sia un videogame. Lui insegna letteratura, crede nel potere della parola, darebbe un braccio per essere uno scrittore di talento. Figuriamoci cosa succede quando fra i temi dei suoi sciaguratissimi allievi ne trova uno che letto ad alta voce cattura all'istante lui, sua moglie (Kristin Scott Thomas). E naturalmente noi, in platea. Chi ha scritto quelle parole così acute e pungenti? Chi è Claude (Ernst Umhauer, una rivelazione), quel liceale intelligente e perverso che descrive con tanta acre esattezza l'interno borghese del suo compagno di classe Raphael detto Rapha, la sua vita ordinaria, i suoi genitori affettuosi e frustrati, le loro abitudini che celano abissi di non detto - e per giunta conclude il tema con un malizioso "continua"? (...) Altro che sei, qui siamo a zero gradi di separazione! Con un professore che invece di osservare la giusta distanza tra docente e allievo, si lascia irretire dal suo (invidiabile) talento; e con la scusa di fargli da tutore letterario emenda, corregge, suggerisce strategie stilistiche e narrative dalle conseguenze molto concrete - forse. E non solo nella vita di Rapha e famiglia, ma anche in quella di Claude e dello stesso prof., in un vorticare di rimandi e citazioni (Flaubert, Tolstoj, Pasolini, Céline, o il Salinger letto dall'assassino di John Lennon, perché «la letteratura non insegna niente») che fanno pensare molto a Woody Allen ma non diventano mai leziose. E fanno di questo film ispirato a una pièce dello spagnolo Juan Mayorga una brillante variazione sui temi cari a Ozon, l'eros, la creazione, la seduzione, il potere delle immagini e delle parole. Con un epilogo non all'altezza del resto, anche se Ozon gioca a carte scoperte (il finale è sempre la cosa più difficile). Che comunque non pregiudica l'intelligenza e il divertimento del gioco a cui siamo invitati." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 18 aprile 2013)

"Se di colpa si può parlare, quella dell'ultimo film di Ozon è di essere fin troppo raffinato. Saggio sul voyeurismo, storia di formazione, parabola sulla creazione letteraria, 'Nella casa' si muove tra gli estremi della realtà e della finzione, sostando anche nel terreno intermedio del surrealismo (quando il professore compare nelle scene in cui non potrebbe essere, commentandole); spesso senza farti capire se quel che vedi accade davvero, oppure è la trascrizione in immagini dei temi del ragazzo. È proprio qui, però, che risiede uno dei principali fascini di questo film ispirato; la cui unica debolezza è, forse, quella 'famiglia media' di portata seduttiva troppo scarsa." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 18 aprile 2013)

"E il cinema francese, così bello quando è bello. 'Nella casa' per tematica e struttura è un film per intenditori, ma lo consigliamo a tutti perché di fronte alla qualità bisogna pure aprirsi al nuovo e prendere dei rischi. La qualità di cui parliamo è, ovviamente, quella specifica del cinema che si potrebbe - come hanno insegnato Hitchcock, Chabrol o Polanski - tradursi nel termine «manipolazione». (...) attori in stato di grazia come Luchini e Scott Thomas si trasformano ora in voyeurs morbosi, ora in parassiti dell'immaginazione, ora in psicanalisti impietosi dell'irrisa ed esorcizzata «classe media». Il regista, appunto, sembra sovrintendere a un teatrino già manovrato da un drammaturgo occulto, il feuilleton quotidiano di una famiglia anormale nella sua normalità. Proprio come quelle del professore e forse di tutti noi spettatori. Altro che storie vere (che noia), 'Nella casa' è un piccolo capolavoro che ci parla dell'artificio, dell'immaginazione, dell'evasione, in una parola della creazione." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 18 aprile 2013)

"'Il piacere del testo' è un bellissimo saggio di Barthes, basato sul teorema che ogni scritto trova completezza nello sguardo del lettore. Nel film 'Nella casa', che Ozon ha realizzato sullo spunto di una commedia spagnola ('Il ragazzo dell'ultimo banco' di Juan Mayorga) trasferita in cornice parigina, lo scrittore e il lettore sono il liceale Ernst Umhauer e il suo professore Fabrice Luchini. (...) L'essenza dell'arte della scrittura, il rapporto a specchio discepolo-maestro, la rivendicazione di classe: Ozon imbastisce con limpida finezza il complesso tessuto tematico, ma gli aspetti emozionali, gli angoli oscuri ne escono come ingabbiati, sacrificati." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 18 aprile 2013)

"Dramedy (dramma in commedia) di esplicito omaggio a Hitchcock e Woody Allen, 'Nella casa' rivisita la pièce dello spagnolo Mayorga con tutti i sapori del cinema francese per mano del regista oggi più prolifico d'Oltralpe. Ozon si diverte dentro a un teorema voyeuristico a raccontare la sottile linea tra finzione e realtà che nel gesto della scrittura prende forma da quando l'uomo diventò sapiens. Formidabile la coppia Luchini/Scott-Thomas in dichiarata versione 'alleniana'. Film di gusto e d'intrigo, per un pubblico consapevole." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 18 aprile 2013)

"Piacerà ai fan del regista Ozon, qui particolarmente felice come spesso gli succede quando non ha come riferimento principale il pubblico dei radical chic parigini. Un consiglio per gli spettatori. Abbandonatevi alla bella narrazione e superate lo sconcerto quando la commedia prende la piega del thriller." (Giorgio Carbone, 'Libero', 18 aprile 2013)

"Sembra una matrioska questa storia a incastri confezionata, con la solita bravura, da François Ozon, capace, anche in questo caso, di trasformare lo spettatore, come in precedenti lavori, in un «guardone» di vite familiari non propriamente cristalline. Anzi, dopo averlo sapientemente sedotto, lo fa complice del suo meccanismo; o meglio, lo manipola, tra realtà e finzione, in un perverso gioco dark, sottilmente sarcastico, perfidamente intelligente. E chi è seduto in platea, non sa più dove tiri il vento: dramma, commedia, thriller? Tutto saggiamente mescolato per confondere, creare suspence, sgretolare certezze. (...) Un cast magnifico per confermare la superiorità del cinema francese nel creare emozioni. L'erba del vicino è veramente più verde." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 18 aprile 2013)

"Raffinata commedia francese, penalizzata da un titolo, per altro uguale all'originale, anonimo. (...) Il film, esageratamente cerebrale, all'inizio prende, poi s'affloscia tra gli sbadigli." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 24 aprile 2013)
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