Nel regno di Napoli

Neapolitanische Geschwister

GERMANIA, ITALIA - 1978
Nella Napoli che per prima è riuscita a liberarsi dal Fascismo, esiste un miserabile quartiere, vicino al porto. Le vicende delle famiglie Cavioli e Pagano sono, tra il 1942 e il 1972, uno specchio dei drammi di tutta quella sofferente umanità. Maria Pagano, moglie di un uomo disoccupato e inetto, dà la vita a Vittoria e Massimo e morirà alle soglie di un boom che per Napoli suonerà ironico. D'altra parte, Vittoria, entrata in una ditta, rischierà di essere venduta come "prostituta" e lascerà l'impiego. Raggiunto faticosamente il diploma di hostess dovrà pensare al padre e al fratello. Questi, Massimo, si lascerà attrarre dalle demagogiche parole di Alessandro Simonetti, un esule spagnolo, e seguirà il Partito Comunista dal quale riceverà inizialmente l'incarico di fare le pulizie nella sede e, in seguito, soltanto parole e parole. Valeria Cavioli, prostituitasi ai militari USA durante l'occupazione per un sacchetto di farina, sposerà il Simonetti e genererà la povera Rosa, che morirà nel 1964 per mancanza di cure adeguate. Valeria, impazzita dal dolore, sparerà al marito Alessandro mentre tiene un comizio.
  • Altri titoli:
    Spaccanapoli
  • Durata: 125'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, SOCIALE
  • Specifiche tecniche: 35 MM, PANORAMICA, EASTMANCOLOR
  • Produzione: DIETER GEISSLER (MONACO) - PBC (ROMA)
  • Distribuzione: PBC DRAI (1979) - SAN PAOLO AUDIOVISIVI

NOTE

- PRESENTATO AL FESTIVAL DI CANNES 1979.

- PREMIO "CARIDDI D'ORO" AL FESTIVAL DI TAORMINA E "GRAN PREMIO DELL'ACCADEMIA ARTISTICA" A BERLINO.

CRITICA

"E' stato fatto giustamente notare come "Nel regno di Napoli" sia molto più vicino a "Carosello Napoletano" di Ettore Giannini che non ad altre opere che hanno cercato di fornire una visione più meditata ed analitica dei mali di Napoli. (...) Il film di Schroeter è infatti un susseguirsi di luoghi comuni, quei luoghi comuni che ritroviamo puntualmente in certe raffigurazioni stereotipe e populiste di una Napoli, che ormai sa un po' troppo di letteratura e di teatro". ("Carlo Tagliabue, "Rivista del Cinematografo", 3, marzo 1979)
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