Nazarín

MESSICO - 1958
Nazarín
Negli ultimi anni del secolo scorso, nel Messico feudale del dittatore Porfirio Diaz, Nazarín è un umile prete che vive in estrema povertà in un malfamato e misero quartiere di un paesetto. I vicini, profittando della sua bontà, pur stimandolo, gli tolgono tutto ciò che egli ha. Un giorno una donna, Andala, dopo aver ucciso in una rissa un'altra ragazza, ferita da una coltellata, per evitare di essere arrestata si rifugia da Nazarin che la cura. Ma la minaccia di una denuncia induce i due ad abbandonare la casa che Andala addirittura brucia. Mentre la donna viene ospitata dalla famiglia di Beatrice - una giovane sedotta ed abbandonata da Pinto, un prepotente signorotto locale - Nazarín, calunniato dalla gente per aver ospitato la donna, viene costretto dal vescovado ad abbandonare la sua veste perchè sospeso "a divinis". Comincia così il suo peregrinare fino a quando giunge nella casa di Beatrice, dove trova una bambina gravemente malata che guarisce in seguito ad alcune preghiere. L'isterismo e la superstizione delle donne si sfogano chiamando Nazarín un santo e costringendolo a fuggire; ma Andala e Beatrice lo seguono e con lui, sopportando sacrifici e insulti, aiutano chi ha bisogno.Tuttavia la polizia arresta Nazarín e Andala mentre Beatrice, per non abbandonare i compagni, li segue in prigione. Qui Nazarín sopporta umiliazioni, botte e calunnie poi viene lasciato solo. Beatrice ritrova Pinto e lo segue mentre Andala resta con gli altri carcerati.
  • Durata: 97'
  • Colore: B/N
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: romanzo omonimo di Benito Pérez Galdós
  • Produzione: MANUEL BARBACHANO PONCE PER PRODUCCIONES BARBACHANO PONCE
  • Distribuzione: CINERIZ - DVD MULTIMEDIA SAN PAOLO (2002)

NOTE

- PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA AL FESTIVAL DI CANNES 1959.

- PRESENTATO AL 72. FESTIVAL DI CANNES (2019) NELLA SEZIONE 'CANNES CLASSICS'.

CRITICA

"Malgrado l'impostazione didascalica e lo svolgimento spesso elementare del tema, tuttavia è da riconoscere al regista il merito di un rigore stilistico non comune che rende il lavoro interessante. (...) Sia pure atttraverso la presentazione di un caso limite, il film mostra di essere alla ricerca si un cristianesimo autentico, vivo, basato sullo spirito evangelico ed è guastato solo da un dialogo post-conciliare, anacronistico, che falsa il tono." (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 66, 1969)
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