Nathalie...

FRANCIA - 2003
Nathalie...
Catherine è una bella e ricca donna della borghesia francese che assume Marlène, intrattenitrice in un locale notturno, per intraprendere una relazione con suo marito Bernard poiché è convinta che lui le sia infedele. L'accordo tra le due donne prevede che 'Nathalie' (nome che usa Marlène per assolvere il suo compito) riveli alla donna tutti i particolari dei suoi incontri con Bernard, comprese le sue preferenze sessuali più intime...
  • Altri titoli:
    Nathalie X
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: LES FILMS ALAIN SARDE, DD PRODUCTIONS, VERTIGO FILMS S.L., STUDIO IMAGES 9, FRANCE 2 CINEMA, CANAL+
  • Distribuzione: ISTITUTO LUCE (2004)
  • Vietato 14
  • Data uscita 15 Ottobre 2004

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Dopo aver scoperto il tradimento del marito Bernard, Catherine, borghese e colta, decide di assoldare una entraineuse, Marlene, da gettare tra le braccia del marito. Nathalie - questo l'alias ad hoc di Marlene - puntualmente incontra Catherine per riferirle nei dettagli i suoi incontri con Bernard. Sfruttamento e complicità si insinuano nel dialogo tra le due donne, destinate a condividere le proprie fantasie, quelle del corpo (Marlene) e quelle della mente (Catherine): delega sessuale e transfert emotivo si intrecciano nel "nettoyage à sec" (per parafrasare il film del 1997 della Fontane) di una seconda educazione sentimentale. Nathalie presenta l'ennesimo ménage à trois, ma un vertice del triangolo è truffaldino' A metà tra cinema terapeutico e vademecum sentimentale post-moderno, il film poggia per intero su tre interpreti in stato di grazia: Fanny Ardant, moglie ferita ma non rassegnata, Emmanuelle Béart, amante su commissione, e Gérard Depardieu, fedifrago innamorato. Dire dei tre chi sia vittima e chi carnefice non è impresa semplice: la Fontaine non indica il colpevole' Con una narrazione cristallizzata e atmosfere quasi calligrafiche, la regista francese coglie la (auto)sospensione dal sesso e dai sentimenti di inizio terzo millennio: basta a fare di Nathalie un buon film?

CRITICA

"Se a dirigere un simile soggetto fosse stato un autore che di donne se ne intendeva, come François Truffaut oppure Claude Sautet, non avremmo avuto dubbi sulle macchinazioni femminili, sull'ambiguità di certi traguardi, sulla possibilità di decifrare parte di quell'universo. La regista Anne Fontane muove il gioco con notevole inettitudine, mortifica una materia non banale, appiattendo i personaggi, che agiscono in un clima letargico e così i tre formidabili attori sono malamente sprecati. Ed allo spettatore viene affidato il compito di decifrare gesti e comportamenti dei personaggi, in forma interattiva, ma senza istruzioni per l'uso." (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 15 ottobre 2004)

"C'è parecchio d'irritante, ma anche qualcosa di struggente nel film di Anne Fontane. Assai più che al sesso, la regista s'interessa al desiderio: desiderio spento, per procura: desiderio cerebrale che non più nulla di carnale. Impone alle interpreti femminili dialoghi troppo crudi per essere del tutto onesti, mentre spalma sulle sequenze una vernice di lontananza, 'chic', come a voler prendere le distanze del sospetto di voyeurismo." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 15 ottobre 2004)

"Intrigante 'Nathalie'... dove Anne Fontaine impagina e scompagina desideri, vita reale e sognata facendo incontrare straordinari attori in un triangolo interiore. Fin troppo spiegato, quando il disegno è già eccessivamente chiaro." (Leonardo Jattarelli, 'Il Messaggero', 15 ottobre 2004)
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