Nata ieri

Born Yesterday

USA - 1993
Nata ieri
Il suo arrivo a Washington, D.C. è di quelli che non passano inosservati. L'ex ballerina Billie Dawn potrebbe finire per cambiare la burocratica capitale degli Stati Uniti, ma neanche lei sarà più la stessa. Affacciatasi sulla scena sociale che fa da contorno al gotha politico americano, arrivando nella capitale come fidanzata del multimiliardario Harry Brock, la bella bionda provoca sin dall'inizio notevole imbarazzo per la sua inadeguatezza intellettuale. Attratta solo dallo shopping, dai gioielli e da tutte quelle cose che fanno la felicità di una ragazza spiccatamente terrena, Billie è un pesce fuor d'acqua nel sofisticato ambiente di Washington. Questo sino al giorno in cui Harry, incolto come Billie ma reso sicuro dall'arroganza del denaro, ingaggia Paul Verrall, sagace giornalista, perchè contribuisca ad innalzare intellettualmente questo suo sfavillante, seppur grezzo, diamante. Paul è ben lontano dal pedante insegnante che Billie immaginava e la ragazza impara presto dal bel maestro che la conoscenza è potere. E con i graduali progressi di Billie verso l'autonomia di pensiero, anche Harry e l'intelligenzia della capitale imparano qualcosa, ovvero che quella donna che nessuno ascoltava, ha molto da dire ed è decisa a riprendersi il controllo della propria vita.
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: NORMALE A COLORI
  • Tratto da: testo teatrale omonimo di Garson Kanin
  • Produzione: D. CONSTANTINE CONTE
  • Distribuzione: BUENA VISTA INTERNATIONAL ITALIA - HOLLYWOOD PICTURES HOME VIDEO

NOTE

- REMAKE DELL'OMONIMO FILM DI CUKOR DEL 1950.

- REVISIONE MINISTERO NOVEMBRE 1993.

CRITICA

"Al posto di Judy Holliday c'è Melanie Griffith: non sfigura al confronto, forse però la commedia le si addice meno del dramma (la si ricordi, incisiva, in 'Un'estranea fra noi'). Anche John Goodman, nella parte dell'affarista che era stata di Broderick Crawford, non teme troppo i paragoni, con una nota in più di umanità che gli giova. Il giornalista è Don Johnson, sposato nella vita a Melanie Griffith con cui si era già fatto apprezzare nella Strada per il Paradiso. Anche qui convince: con sensibilità e modi asciutti." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 5 novembre 1993)

"Quello di "Nata ieri" è il tipico caso di remake stimolato soprattutto dal desiderio di emulare un'interpretazione memorabile, una delle tante che costituivano uno dei punti di forza della Hollywood del periodo d'oro. Non che il film originale del 1950 non sia ancora un modello di cinema (per ritmo, fluidità narrativa, un congegno di sceneggiatura perfetta) - anzi "Nata ieri" è uno dei capolavori di George Cukor, uno dei maestri della commedia brillante e uno dei "woman's director" per eccellenza - ma l'apologo femminista negli anni segnati dalla "caccia alle streghe" maccartista oggi ha inevitabilmente perduto molta della sua carica eversiva e poi lo scenario della politica americana è profondamente cambiato." (Alberto Castellano, 'Il Mattino', 8 novembre 1993)

"Nella nuova versione cinematografica diretta dal messicano Luis Mandoki, blandamente aggiornata pur antenendosi conforme nelle grandi linee all'originale, Melanie Griffith assume il ruolo che fu della Holliday e potremmo dire che se la cava pur non avendo sufficienti numeri di attrice comica; mentre il Paul di Don Johnson, saccente e antipatico, fa rimpiangere William Holden, l'ameno John Goodman, mezzo orco e mezzo bamboccio, risulta più brillante del massiccio Broderick Crawford. In qualche modo il nuovo film allarga il quadro sull'ambiente di Washington, tra un ricevimento e una cena d'onore, concedendosi non poche ironizzazioni. La scena più originale, quella in cui Billie induce gli illustri ospiti della tavolata a ripassare cantando gli emendamenti della Costituzione, ha un gradevole andamento da Musical inevitabilmente assassinato nel doppiaggio italiano." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 8 novembre 1993)

"La celebre commedia di Garson Kanin 'Nata ieri' ebbe, nel clima ottimista della democrazia vittoriosa sulla belva nazista, un successo tanto clamoroso a Broadway da essere immediatamente trasferita sugli schermi: con la regia di George Cukor e Judy Holliday nel ruolo della finta scema Billie Dawn, vessata dal corpulento Broderick Crawford - personaggio che faceva il verso alla grossolanità di Harry Cohn produttore del film - istruita e poi fatalmente innamorata di William Holden, il giornalista ipercritico che si vende al capitalista ma per una nobile causa. Nella riedizione odierna firmata dal regista Luis Mandoki gli stessi ruoli sono distribuiti tra Melanie Griffith, John Goodman, Don Johnson. Sufficienza alla prima, troppo vistosamente matura per rendere credibile un'ignoranza ingentilita dalla freschezza, da una naturale grazia; voti pieni al secondo, che però finisce per cambiare senso alla storia grazie a una simpatia e ad una bravura che superano di molte misure l'antagonista; ridicolo il terzo, riciclato da bello abbronzatissimo e firmatissimo di Miami Vice a intellettuale dell'East Coast." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 13 novembre 1993)
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