Nashville

USA - 1975
A Nashville (Tennessee, USA) si prepara l'annuale festival di musica country. La coincidenza con la campagna elettorale per il candidato alla presidenza Hal Phillip Walker induce i galoppini elettorali a strumentalizzare la popolarità dell'avvenimento di risonanza nazionale, provocando la sdegnosa opposizione di Barnett - marito e agente musicale della diva della canzone Barbara Jean - che però l'inganno e il ricatto costringeranno a piegarsi. Durante la preparazione gli slogans politici si intrecciano ad un caotico viavai di cantanti più o meno famosi, talenti sconosciuti, aspiranti privi di capacità, impresari di complessi e di locali, personaggi svitati e divi del cinema sullo sfondo di moltitudini propense all'applauso. Nella girandola canora davanti al "Partenone" semicoperto dall'immenso nome del candidato politico, Barbara Jean, sempre malata e con il sistema nervoso distrutto, inonda il pubblico con la sua voce vibrante e carezzevole, finché un soldato col complesso della mamma la uccide con un colpo di fucile. Dopo un primo smarrimento l'esibizione canoro-politica prosegue perché come dice l'ultima canzone, "Io non me la prendo".

CAST

NOTE

- OSCAR 1975 PER LA MIGLIOR CANZONE ORIGINALE "I'M EASY" DI KEITH CARRADINE. IL FILM ERA STATO CANDIDATO ANCHE PER MIGLIOR FILM, REGIA, ATTRICE NON PROTAGONISTA (LILY TOMLIN, RONEE BLAKLEY).

- DAVID DI DONATELLO 1976 PER MIGLIORE FILM STRANIERO A ROBERT ALTMAN.

CRITICA

"Realizzato nel 1974 in vista del bicentenario dell'indipendenza (1976), il film, che doveva durare 8 ore, presenta una passerella di 24 cantanti e 27 canzoni in un documentario che in effetti è un elaboratissimo ritratto dove a cerchi concentrici appaiono una cantante, una città, un paese e in qualche modo l'intera umanità di oggi. Per gli appassionati di musica il film, in edizione originale con didascalie, è una bomboniera colma di delizie; per il pubblico abituato a captare le intenzioni, assai scoperte, del regista c'è materia abbondante per una serie di meditazioni preoccupate sulla cosiddetta 'maggioranza silenziosa' che non avverte, o finge, le avvisaglie di un terremoto sociale e di costume, ostinandosi a rigirarsi nella bambagia di un sistema [...] grondante benessere, che il candidato alla presidenza promette di tutelare contro gli avventurieri; ma temiamo che il grosso (sia detto senza offesa) pubblico ne ricavi smarrimento e noia come in un grande carnevale dove tutti parlano e nessuno ascolta. In complesso un'opera delle più mature e inquietanti (e meritevoli) che ci abbia dato il cinema americano in questi anni di riflessione." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. LXXX, 1976)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy