NARCOS

ITALIA - 1992
Jesus, Diego e Miguel sono tre ragazzi colombiani, le cui esistenze finiscono per incrociarsi sotto il segno del narcotraffico, piaga endemica, ed insieme fonte massima di redditi e attività criminose nel paese. Jesus ruba auto di lusso che rivende a tale Cruzero, legato ai narcos. Diego è assoldato nell'esercito privato di un boss della droga, e partecipa a rastrellamenti e vendette contro chi si oppone e per aver risparmiato un ragazzino finisce in un campo fabbrica all'interno. Miguel, oltre a spacciare droga, uccide a pagamento. Jesus e Miguel fanno amicizia, e tra quest'ultimo e la sorella di Jesus, Mercedes, nasce una simpatia. In seguito ad una retata della Polizia i due ragazzi, riusciti a fuggire, finiscono al campo di Casualito, dove affiancano Diego nell'esercito del boss. Un soldato sorpreso a farsi passare droga da un lavorante viene immediatamente giustiziato assieme al complice. Il campo viene "ceduto" alle forze dell'ordine, ed i ragazzi tornano in città. Qui vengono inseriti in una scuola di delitto, dove imparano a sparare dalla motocicletta a sagome di cartone: in seguito i "pupazzi" sono ignari passanti che si trovano nel posto dove le vittime designate verranno a transitare. L'uccisione di innocenti turba Jesus, ma un compagno lo rassicura dicendogli che è solo questione d'abitudine. I killer adolescenti hanno denaro, belle ragazze, e si sentono padroni della vita e della morte. Ma essendo anche testimoni scomodi, vengono, una volta usati, eliminati da altri ragazzi addestrati come loro, in un mortale giro di vite. Morto Miguel, attirato in un agguato e ucciso da un poliziotto, Jesus, Diego e un altro baby killer, Chico, fuggono dalla città. Ma alla fine decidono di costituirsi e confessano tutto al giudice Ramirez, un uomo integerrimo. Ma anche nell'hotel prigione i testimoni non sono sicuri e Diego e Chico una mattina spariscono. Jesus decide allora di fuggire, e si rifugia in un villaggio, abbandonando per sempre il narcotraffico.

CAST

CRITICA

L'impegno militante è assicurato a "Narcos" dai suoi agganci cronachistici, ma l'impressione che lascia è quella di una drammaturgia sempre sopra le righe (Segnocinema).
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