NAJA

ITALIA - 1997
NAJA
In una calda domenica d'estate, quando tutti gli altri si preparano alla libera uscita, cinque militari di leva sono invece "consegnati" in seguito ad un episodio di vandalismo del quale sono stati ritenuti responsabili: qualcuno ha distrutto i lavandini dei bagni di una camerata mentre i cinque erano di corvè. Il più anziano dei cinque, Franco, confida sul fatto di convincere il capitano a revocare la punizione, ma il tentativo va a vuoto e ciascuno rimane sul letto impotente e frustrato. Franco minaccia Claudio, accusandolo di non voler rivelare qualcosa sull'episodio. Tonino pensa a come avvertire della propria assenza la fidanzata Bruna, che come tutte le domeniche è in arrivo alla stazione. Luca, instabile di carattere, sfoga tutta la rabbia di non potere uscire per soccorrere la madre malata e abbandonata dal marito. Carmelo lo aiuta a fuggire, garantendogli complicità. Bruna intanto, uscita dalla stazione, si dirige verso il bar di fronte alla caserma, viene avvicinata da Paolo, anche lui militare, che tenta un 'abbordaggio' ma poi rinuncia e preferisce tenerle compagnia. Quando Bruna capisce che per quel giorno non vedrà il fidanzato, affida a Paolo una lettera da portare a Tonino, in cui gli annuncia di essere incinta. Luca perde il treno, è fuori di sé, si sfoga, accusando per telefono il padre di indifferenza, incontra Bruna, poi arrivano i carabinieri e lo riportano in caserma. Qui, lasciato solo e alterato dall'alcool, strappa i fili del telefono e si impicca. Saputo dell'arresto di Luca, gli altri quattro si rinfacciano accuse e sospetti. Ci sono scontri violenti tra Franco e Carmelo e Claudio viene sospettato di essere lo spione. Claudio, che vorrebbe nascondere le proprie tendenze omosessuali, annuncia che Luca si è ucciso. La giornata giunge al termine. Arriva Paolo, consegna la lettera a Tonino, che la legge e si lascia andare ad un pianto misto di gioia per la notizia del figlio in arrivo e di rabbia per la morte dell'amico.
  • Durata: 99'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: DAL LAVORO TEATRALE "NAJA" DI ANGELO LONGONI.
  • Produzione: CECCHI GORI GROUP TIGER CINEMATOGRAFICA
  • Distribuzione: CECCHI GORI DISTRIBUZIONE - CECCHI GORI HOME VIDEO

CRITICA

"Multimedialmente parlando, Angelo Longoni traduce in film la sua prima commedia di successo, ispiratagli nell'89 da una drammatica catena di 'suicidi da caserma'. Mentre in teatro l'ambiente della camerata era nuovo, il cinema vanta precedenti e stereotipi. Ma a Longoni interessa la psicologia di questi ragazzi, folkloristici e fragili, eccetto il buonista Tonino, mettendoli in scontro e confronto. (…) Ricalcando la commedia, che aveva il pregio claustrofobico della violenza dialettica, 'Naja' la rende più esteriore attraverso artifici, primo: la musica effettistica di Vivaldi che fa rimbombare la storia senza lasciarle un attimo di vero silenzio e ripensamento. Perché alla fine qualcuno si dichiara vinto, c'è una morte e una futura nascita: i conti pareggiano, ma ci sono le premesse per faticare". (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 21 gennaio 1998)

"Cinque militari di leva, 'consegnati' in caserma perché accusati d'un atto di vandalismo commesso quando erano di corvè, si lasciano andare allo sconforto, allo stress, ai sospetti reciproci. La situazione claustrofobica, accentuata dalla provenienza teatrale del testo (portato prima più volte sul palcoscenico e ora sullo schermo da Angelo Longoni, reduce dal buon successo di botteghino di 'Facciamo fiesta') è stigmatizzata da una regia neo-verista che obbliga gli attori di cast ad una recitazione molto 'caricata', iper-sensitiva, melodrammatica. (…) Un'occasione persa (o quasi) soprattutto per sostenere la creatività collettiva d'un gruppo di giovani attori italiani emergenti, potenzialmente capaci, molto volenterosi, tra i quali c'è da segnalare anche la presenza assente di Claudia Pandolfi". (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 6 marzo 1998)

"Ambiziosa, lenta e isterica commedia sociale di Angelo Longoni, che l'ha tratta dalla sua omonima pièce teatrale, dimenticando che i tempi del palcoscenico non sono gli stessi del set. Se la denuncia contro i militari ottusi va sottobraccio all'analisi del malessere giovanile, la goliardia mal s'amalgama con i tormenti dell'anima, ma il punto più debole, oltre ai troppi personaggi caricaturali, è la recitazione. Artigianale, a essere benevoli". (Massimo Bertarelli, 'Il giornale', 17 febbraio 2002)
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