My Name Is Joe

GRAN BRETAGNA - 1998
My Name Is Joe
A Glasgow, ad una riunione degli Alcolisti Anonimi, Joe dice che non beve più da quasi un anno e che si sente pronto a cominciare una nuova vita. Nella squadra di calcio che ha messo su c'è Liam, dedito alla droga, che vive con Sabine e il loro figlioletto Scott. Nell'incarico di tenere sotto controllo questa famiglia, Sarah, impiegata alla Sanità, conosce Joe ed ha una relazione con lui. Durante una partita, gli uomini di McGowan, uno spacciatore, aggrediscono Liam che non ha pagato i propri debiti. Liam confessa a Joe di non avere i soldi necessari, Joe affronta McGowan che gli propone di saldare il debito con un lavoretto da fare subito. Joe accetta e guida verso un porto scozzese una macchina piena di droga. Sarah, che ha scoperto di essere incinta, accusa Joe di non averle detto la verità sul rapporto con lo spacciatore e decide di andarsene. Joe non vuole perderla e le promette che non eseguirà la seconda parte del 'lavoretto'. Lo va a dire a McGowan, che però non ammette rifiuti e minaccia vendette...
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85) - METROCOLOR
  • Produzione: PARALLAX PICTURES, ALTA FILMS, CHANNEL 4, BIM DISTRIBUZIONE, THE GLASGOW FILM FUND, ROAD MOVIES VIERTE PRODUKTIONEN, ARTE, DEGETO FILM, DIAPHANA FILMS FILMSTIFTUNG NORDRHEIN-WESTFALEN, LA SEPT CINÉMA, SCOTTISH ARTS COUNCIL LOTTERY FUND, TORNASOL FILMS, WDR
  • Distribuzione: COLUMBIA TRISTAR FILM ITALIA - MEDUSA - MONDADORI

NOTE

- PREMIO PER LA MIGLIORE INTERPRETAZIONE MASCHILE A PETER MULLAN AL 51. FESTIVAL DI CANNES (1998).

- REVISIONE MINISTERO DICEMBRE 1998.

CRITICA

"Splendido dramma sociale dell'inglese arrabbiato Ken Loach, che s'inabissa nella Glasgow più miserabile, dove è impossibile sottrarsi alle spietate regole della malavita. Un film pieno d'angoscia, che non conosce la pietà e non concede speranza, eppure offre scampoli di irresistibile umorismo nella parentesi dedicate al pallone. Occhio a Peter Mullan, un attore coi controfiocchi". (Massimo Bertarelli, 'Il giornale', 29 giugno 2001)
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