My Father - Rua Alguem, 5555

My Father, Rua Alguem 5555

ITALIA, BRASILE, UNGHERIA - 2003
My Father - Rua Alguem, 5555
Hermann, un 35enne europeo, si reca a Manaus, in Brasile, per incontrare suo padre per la prima volta. Non lo ha mai visto, è cresciuto con sua madre e da una serie di insinuazioni ha capito che potrebbe trattarsi del famoso 'Angelo della Morte' dei campi di concentramento nazisti, il dott. Mengele. Ma l'uomo che Hermann incontra sembra essere molto lontano dal mostro dipinto nei libri di storia. E' un uomo dall'aspetto fiero, carismatico e molto educato sul quale i fatti del passato non hanno lasciato alcuna traccia se non un certo vittimismo per se stesso. Il padre non vuole riconoscere le sue colpe e Hermann non vede altra soluzione che ripartire e lasciarlo solo con i suoi segreti, consapevole che, nonostante si senta colpevole per i crimini paterni, non lo tradirà mai.
  • Altri titoli:
    Meu Pai
    Vati
    Papà Rua Alguem 5555
    Rua Alguem 5555: My Father
  • Durata: 115'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, 1:1.85
  • Tratto da: libro "Papà" di Peter Schneider (Ed. E/O)
  • Produzione: GAM FILM, TOTAL ENTERTAINMENT, FOCUS FILM
  • Distribuzione: AB FILM (2006)
  • Data uscita 9 Giugno 2006

RECENSIONE

di Massimo Monteleone
Da Mosè e Ben Hur a Josef Mengele. Dai profeti e gli eroi dell'ebraismo al genetista criminale del nazismo e di Auschwitz, non solo antisemita ma anche freddo esecutore della "selezione per l'igiene razziale". E colpevole di esperimenti disumani ai danni di gemelli, nani e donne incinte. Un paradosso per l'anziano Charlton Heston, una delle leggende di Hollywood. Curiosamente, anche Gregory Peck ha vestito i panni di Mengele nel fantathriller I ragazzi venuti dal Brasile (1978). Heston l'ha scelto Egidio Eronico per il film My father - Rua Alguem 5555, tratto dal romanzo Papà del tedesco Peter Schneider, basato su documenti reali. Si ricostruisce l'unico incontro avvenuto nel 1977 in una favela di Manaus, in Brasile, fra Mengele (il nome non è mai citato) e suo figlio Rolf, avvocato, che non aveva mai conosciuto il padre, fuggito in Sudamerica dal 1949. Herman (il nome usato nel film) decide di raggiungere il genitore per convincerlo a costituirsi o per denunciarlo alle autorità. Ma come figlio vorrebbe almeno capire perchè quell'uomo ha agito da mostro. Vuole ascoltare la versione del padre, che invece di esprimere dubbi o pentimenti ostenta sicurezza teutonica. Si sente perseguitato da nemici menzogneri. E ancora delira lucidamente su teorie "Darwin-socialiste": lotta per la sopravvivenza, dominio dei più forti, disprezzo dell'amore per il prossimo e della sacralità della vita. Significativa la scena in cui il padre guarda compiaciuto un arcadico film tedesco di montagna, emblema della propaganda ariana. Ma il figlio interrompe il fuorviante sogno di "purezza" e gli mostra un video con i cadaveri di Auschwitz, che il "dottore" rifiuta. Durante la convivenza, il figlio è agitato dal contrasto stridente fra l'anziano che ride di Charlot assieme ai bambini della favela (come un nonno benevolo) e lo scienziato sadico che i sopravvissuti e la Storia hanno raccontato (e che riemerge negli incubi del giovane). La coscienza di Herman è spaccata fra il dovere (storico, civile, morale) e il legame filiale. Tenta d'innestare il corso della giustizia, ma fallisce. Tutto ciò egli confessa all'avvocato ebreo nell'85. Un'intervista che racchiude il lungo flashback ed anche ricordi di Herman bambino e studente, boicottato per quel cognome infamante e impronunciabile. My father è un bel dramma teso e complesso, che rivela quanto la vita del figlio di un tale criminale sia stata segnata pesantemente, come se anche la generazione innocente dovesse subire l'ereditarietà della colpa.

NOTE

- FILM REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVTA' CULTURALI.

- CONSULENZA STORICA: MARCELLO PEZZETTI (CDEC).

- EVENTO SPECIALE AL 54MO FESTIVAL DI BERLINO (2004).

CRITICA

"Il film viene da libro 'Papà' di Peter Schneider uscito in Italia nell'88, che a sua volta ricorre a un materiale composito: il reportage del settimanale tedesco 'Bunte Illustrierte' che nell'85 raccolse in esclusiva la prima intervista di Rolf Mengele il quale mise a disposizione anche molti scritti di suo padre giunti a lui dopo la presunta morte (1979) del criminale nazista. Il dramma di un uomo che malgrado i disperati tentativi - non riuscì a denunciare suo padre - mai ha potuto liberarsi dal terribile condizionamento. Malgrado tutto è la storia di un uomo e dei suoi sentimenti, sarebbe fuori luogo trovarla giustificazionista." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 2 giugno 2006)

"Conta più il sangue che si trasmette di padre in figlio o quello di milioni di persone massacrate, umiliate e torturate a morte? È meglio soffrire per la mancanza di un genitore o scoprire che è un nazista di nome Josef Mengele, medico delle SS nel campo di concentramento di Auschwitz? Non si tratta di una domanda peregrina, perché 'My Father - Rua Alguem 5555' è, purtroppo, tratto da una storia vera. Quella del figlio unico del genetista soprannominato 'l'angelo della morte'. (...) Tratto da 'Papà' di Schneider, il film indaga con dolore e un impagabile Charlton Heston nei panni di Mengele, una storia che non ha vincitori, ma solo vinti. Come testimonia, l'ultimo sguardo di una sopravvissuta ad Auschwitz, per sempre spalancato sugli orrori." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 9 giugno 2006)
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