Musikanten

ITALIA - 2005
Musikanten
Il film mette in scena gli ultimi tre-quattro anni della vita del compositore Ludwig van Beethoven, visti da una prospettiva insolita. Nel 2005, una sceneggiatrice televisiva vive un'esistenza schiva e povera di rapporti interpersonali. Si concentra soltanto sul suo lavoro e ha un'unica grande passione, l'opera del celebre compositore tedesco. Marta, insieme al suo amico Nicola, presenta al direttore della rete per cui lavora, un nuovo progetto su discipline non scientifiche attraverso il quale conosce un guru che la sottopone ad ipnosi. Ossessionata da Beethoven, dalla sua figura, dal suo genio, Marta ne ascolta ripetutamente la musica fino al giorno in cui, attraverso l'ipnosi, si ritrova a vivere nella sua stessa epoca, precisamente nel 1826 e a scoprire di essere stata il principe Lichnowsky, amico del compositore...
  • Durata: 92'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM - DIGITALE
  • Produzione: FRANCESCO CATTINI PER L'OTTAVA S.R.L., RAI CINEMA
  • Distribuzione: L'OTTAVA S.R.L. (2006)
  • Data uscita 3 Marzo 2006

TRAILER

RECENSIONE

di Luca Pellegrini
Ma siamo uomini o Musikanten? I primi, anche se artisti, sembrano avere perso il loro centro di gravità permanente e roteano fra costellazioni di idee paranoiche e schizoidi. I secondi, poverini, che nulla colpa hanno alle spalle, vengono presi come pretesto fellone per diventare cinema. Allora, in questa umanità priva di una bussola logica, che parla di cose astruse e di Wittgenstein come al mercato, Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni vogliono concludere l'affare televisivo dell'anno: una serie di interviste a scienziati pazzi, artisti megalomani, mistici misteriosi. Partono per questa avventura ma si portano un cruccio dentro, che è poi un ideale, un rimpianto, un'angoscia: Beethoven, che ne sarà di lui? Che direbbe di noi? Perché è diventato il nostro sottile incubo quotidiano? Sì, proprio il Beethoven delle Sinfonie e del Fidelio, che se avesse conosciuto i suoi estimatori dell'anno 2005 li avrebbe, loro, rinchiusi nel carcere di Pizarro e non il povero Florestano. Ma, come lui, ora si dovrebbe dire la verità, a rischio di pericoli e paure. O almeno cercarla. Per questo uno sciamano che sa usare una tecnica regressiva - forse usata anche dal nostro genialoide Battiato - e che la sa lunga sui sogni degli umani ("E' nell'ordine delle cose sognare Beethoven", ci informa) trasferisce Sonia, nei panni di un androgino Principe, a casa del mitico Ludwig nella Vienna del 1824. Mentre Fabrizio, capelli lunghi zingareschi e grosso anello al lobo sinistro, fa le veci di un amico tedesco con accento appropriato. Si materializzano poi, in amabili siparietti, un codazzo di adulatori e di detrattori, di individui strampalati e di damigelle pettegole, a dissertare di musica, aderenze, gusti sessuali, capolavori, bassezze. Il Maestro (Alejandro Jodorowsky, il regista scandalistico cult di molti anni fa) è davvero nevrotico e iracondo, la sordità avanza, insieme a gotta e acciacchi di ogni genere. Pure il successo della Nona e dell'Inno alla gioia, da lui solo intuito, diventa insopportabile. E' pure volgarotto, sempre molto irritabile. Quasi irriconoscibile. Per Sonia versione Principe, diventerà forse una delusione. Mentre la Sonia vera scoprirà, uscendo dal sogno e ritornando nel bar di montagna frequentato anche da Antonio Rezza in sedia a rotelle e da un barman filosofo, che una nuova dittatura politico-spirituale si è imposta sul mondo. Ma siamo uomini o Kretinen?

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 62MA MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2005) NELLA SEZIONE "ORIZZONTI".

- IL NARRATORE E' MANLIO SGALAMBRO.

CRITICA

"Franco Battiato, tirato in ballo nella sua Catania da beghe politiche recenti, avrà da oggi ben altri motivi di cui dolersi. La catastrofica accoglienza riservata a 'Musikanten', il suo secondo film presentato nella sezione Orizzonti, gli farà forse capire che al cinema e persino ai festival non si può più tirare come se niente fosse la corda dell'intellettualismo pretenzioso e dello sperimentalismo deteriore. Le conclamate (come non si dovrebbe mai fare) credenziali filosofiche stanno, insomma, a zero se non si padroneggiano il tema e le intenzioni e si guardano dall'alto - magari con una smorfia di schifo - l'abicì del mestiere e l'infinita pazienza dello spettatore. (...) all'impietosa prova dello schermo, il film non dice niente di nuovo, amministra moralette dozzinali, scarta nell'etica e nell'estetica, abbandona gli attori gia di per sé indecisi (Sonia Bergamasco, Fabrizio Gifuni, Michela Cescon, Antonio Rezza, Chiara Muti e addirittura l'incolpevole Alejandro Jodorowsky) in uno spazio pantomimico penoso e redige involontariamente una sorta di manuale, a suo modo memorabile, dei danni provocati dalla cosiddetta arbitrarietà d'autore." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 5 settembre 2005)
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