Muffa - Küf

Küf

TURCHIA, GERMANIA - 2012
Muffa - Küf
Il 55enne Basri lavora duramente come guardiano delle ferrovie e quotidianamente controlla a piedi chilometri di binari. Tuttavia, il suo pensiero fisso è il ritrovamento del figlio Seyfi, scomparso misteriosamente diciotto anni prima, quando studiava all'università di Istanbul e venne fermato dalla polizia per le sue opinioni politiche...
  • Altri titoli:
    Mold
    Muffa
  • Durata: 94'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, DCP
  • Produzione: MOTIVA FILM, YENI SINEMACILAR, IN COPRODUZIONE CON BELEZA FILM
  • Distribuzione: SACHER DISTRIBUZIONE (2013)
  • Data uscita 30 Aprile 2013

TRAILER

NOTE

- LEONE DEL FUTURO-PREMIO VENEZIA OPERA PRIMA (LUIGI DE LAURENTIIS) ALLA 27. SETTIMANA INTERNAZIONALE DELLA CRITICA (VENEZIA, 2012).

- REALIZZATO CON LA COLLABORAZIONE DEL MINISTERO DELLA CULTURA TURCO E DEL FILMFUND HAMBURG SCHLESWIG-HOLSTEIN.

CRITICA

"Dopo il notturno 'C'era una volta in Anatolia', ecco la conferma: il giovane cinema turco sta crescendo con forza. Con sguardo freddo e sconvolto, Aydin racconta una pagina oscura della Turchia anni Novanta. l lunghi piani-sequenza, senza musica e con poche parole, scavano nella polvere dei sepolcri e dell'oblio. Tutta una vita può essere racchiusa in una scatola di cartone, nei pochi dati registrati dalla burocrazia. Coperti da un triste velo di muffa." (Claudio Carabba, 'Corriere della Sera Sette', 10 maggio 2013)

"Tre personaggi e una tragedia. La tragedia è passata, il film si concentra sui suoi effetti a lungo termine, che avvolgono tutto come una muffa che avvelena il respiro e la mente. (...) Lunghi silenzi, paesaggi desolati, grande economia di mezzi, uno sguardo disseccato e materico che scava senza riguardi nei personaggi e nello spettatore. Leone del futuro a Venezia. Il regista cita Dostoevskij. Non a sproposito." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 1 maggio 2013)

"'Muffa', del turco trentenne Ali Aydin, è un film così ricco di riferimenti alle vicende nazionali da offrire due piani di lettura. Uno è per chi conosce da vicino i richiami storici e politici: molti segnali sono disseminati lungo il film attraverso lo stratagemma di una radiolina che il protagonista tiene spesso accesa. Facili e immediati da cogliere per chi ha vissuto o conosce bene quanto accaduto nella Turchia degli anni 90, della feroce repressione dei movimenti di opposizione e della resistenza curda. Ma ce n'è un altro più importante che arriva a tutti: e, anche se forse non rende un servizio gradito a una classe dirigente desiderosa di integrazione europea, è questo a fare il valore del film. (...) Piani fissi e lunghi silenzi non riducono, esaltano anzi la forza e l'emozione del film. Dove ritroviamo due degli attori di 'C'era una volta in Anatolia', altro film turco recente molto bello." (Paolo D'agostini, 'La Repubblica', 1 maggio 2013)

"Muffa, quella patina che cresce sottile ma implacabile, che divora lentamente le cose e i luoghi sgretolandoli o risucchiandoli in un'invisibilità. Ed è lungo i contorni di questa «invisibilità» coatta che Alì Aydin costruisce il suo film, premio De Laurentis per la migliore opera prima all'ultima Mostra del cinema di Venezia (era nella selezione della Settimana della critica), e ora in sala con la Sacher di Nanni Moretti. Un film duro, e dichiaratamente politico, quello del trentenne regista turco, a cominciare dalle scelte narrative e di regia che rifiutano le opposizioni più evidenti del cosiddetto cinema «impegnato» per scavare invece nel profondo di una violenza celata e permeante. La «muffa» del titolo sembra esprimere il senso della vita di Basri, ricoperta negli anni dall'involucro costante dall'ingiustizia, e costretta a un quotidiano di uguale ritualità. (...) Tra i riferimenti della storia, di cui Aydin è anche lo sceneggiatore, ci sono le «Cumartesi Annelari», le madri del sabato che in Turchia ogni settimana manifestano chiedendo al governo di rivelargli la verità sui loro figli o mariti scomparsi, anche se l'universo del film è tutto maschile, un confronto quasi «western» tra uomini che incarnano un modo di essere al mondo. Però il passato del protagonista non è mai posto in evidenza, affiora invece lentamente, nei frammenti della sua vita, e negli scontri con l'esterno che punteggiano la sua esistenza. La politicità dunque non viene rivendicata dal soggetto ma da una messinscena che ne racchiude la sostanza. La scommessa del regista si gioca sulle persone e sulle cose, i paesaggi taglienti e gli interni opachi degli uffici con la loro burocrazia, la sospensione tra le mura domestiche, quelle di Basri, del tempo in attesa di poter rimetterlo in moto col diritto al lutto. Il corpo del figlio scomparso, inghiottito anch'esso dalla muffa che impedisce la memoria, la giustizia, il sacrosanto lutto. L'occhio di Aydin, che tra i suoi riferimenti cita anche Dostojevski col suo bagaglio letterario di umiliati e di idioti, è lucido e sicuro, sa scavare nelle pieghe liberando in ogni immagine insieme a un vero talento da regista, la potenza emozionale della sua storia, cupa e anche avvincente, tesissima sul filo di una visualità che diventa suspence. E che ci mostra un immaginario e un paese, la Turchia, fuori da ogni luogo comune, profondamente radicati in un presente (e in un passato) irrisolti." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 1 maggio 2013)

"E' evidente che per 'Muffa' l'esordiente Ali Aydin si è ispirato al cinema stilizzato del connazionale Nuri Bilge Ceylan. Non che il suo film sia all'altezza di un capolavoro come 'C'era una volta in Anatolia': ma ricorrendo a un analogo disegno formale - tempi lunghi, camera fissa, pochi dialoghi, efficace ambientazione provinciale - il giovane regista riesce a far affiorare un tessuto non banale di implose emozioni che lascia intuire in lui una certa stoffa." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 1 maggio 2013)

"Leone del Futuro a Venezia 2012, è 'Muffa' dell'esordiente Ali Aydin, che parte da un fatto di cronaca: nel '95 davanti al liceo Galatasaray di Istanbul, le ribattezzate 'madri del sabato' avevano iniziato una protesta permanente per i propri cari scomparsi. Ma Aydin va oltre: dalla denuncia civile all'arte, dalla piaga sociale al dolore privato, è un tosto, sordo esame di coscienza di stampo dostoevskiano, con pochi movimenti di macchina e tanti moti d'animo. Idiota tra gli umiliati e gli offesi, Basri porta sulle spalle un nuovo neorealismo: povero fuori e ricco dentro, tutto da vedere." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 1 maggio 2013)

"Desolato e a suo modo poetico dramma turco, che avanza lento, soffermandosi (troppo) spesso sulle figurine di contorno. (...) L'esordiente regista Alì Aydin ha impiegato sette anni per scriverlo. Il prossimo film lo coverà più a lungo. Sperando che non sia 'Muffa 2'." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 1 maggio 2013)

"Esordio del 31 enne Aydin, 'Küf' (muffa) è un film di straordinaria potenza visiva e narrativa, oltre che rievocazione della tragedia delle 'Madri del sabato', in protesta dal 1995 in piazza Süleymaniye a Istanbul: una sorta di Plaza de Majo turca". (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 7 Settembre 2012)
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