Mr. Holmes - Il mistero del caso irrisolto

Mr. Holmes

USA, GRAN BRETAGNA - 2015
3/5
Mr. Holmes - Il mistero del caso irrisolto
1947. Sherlock Holmes si è ritirato in pensione e vive in un tranquillo villaggio nei pressi di Londra, con la signora Munro, la sua governante, e il figlio di lei, aspirante investigatore. Il celebre detective, però, è tutt'altro che sereno poiché è ossessionato da un caso irrisolto di 50 anni prima che, cercando tra i frammenti dei ricordi, tenterà di risolvere nonostante i leggendari poteri mentali siano ormai in declino e senza il suo fidato assistente Watson...
  • Durata: 104'
  • Colore: C
  • Genere: GIALLO
  • Tratto da: romanzo "Un impercettibile trucco della mente" di Mitch Cullin (Giano Editore, coll. Raggioverde)
  • Produzione: ARCHER GRAY, SEE-SAW FILMS, AI FILM, BBC FILMS, IN ASSOCIAZIONE CON FILMNATION ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: VIDEA
  • Data uscita 19 Novembre 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Andrea Chimento
In Mr. Holmes di Bill Condon, il celebre investigatore nato dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle è in pensione e passa le sue giornate in una tenuta di campagna, coltivando il suo hobby per l’apicoltura che sta trasmettendo anche al piccolo Roger, il figlio della padrona di casa.
Presentato fuori concorso all’ultimo Festival di Berlino, è un film che funziona a metà: se il copione, firmato da Jeffrey Hatcher ma ispirato a un romanzo di Mitch Cullin, soffre di eccessiva ridondanza e di qualche momento di stanca, di tutt’altra caratura è la notevole caratterizzazione del protagonista.
Distante dall’immagine classica con cui è stato solitamente rappresentato, Holmes viene qui descritto in tutta la sua umanità, fatta di paure comuni e vicissitudini quotidiane, lontana dagli stereotipi che hanno reso leggendaria la sua figura.
Efficace, in questo senso, la bella sequenza in cui va al cinema e scuote la testa di fronte al se stesso riflesso sulla pellicola: alla pipa, dice lui stesso, preferisce un buon sigaro e il cappello che porta il “suo personaggio” gli appare soltanto buffo e inadeguato. Condon svolge il suo compitino senza rischiare troppo, mentre Ian McKellen risulta semplicemente perfetto.

NOTE

- IN CONCORSO AL 65. FESTIVAL DI BERLINO (2015).

CRITICA

"(...) è un film che merita parecchia attenzione. (...) Piuttosto che sulla soluzione degli enigmi, l'interesse verte su domande più complesse e globali: qual è il rapporto tra il vero, il falso e la rappresentazione? Cosa può fare la scrittura per rendere reale il reale? Intendiamoci, il film non è un trattato di filosofia e la vicenda è narrata con adeguati strumenti drammaturgici. Che, nell'alternanza tra passato e presente dipanata dall'indagine mnemonica di Sherlock, danno rilievo all'amicizia col ragazzino della governante. È interessante per lo spettatore scoprire come sono andate veramente le cose mentre il detective ci arriva usando strani indizi. Ma la soluzione non è il criterio che dà il senso al film; tanto da consentire a Holmes la battuta che ci saremmo aspettati di meno: 'Non tutto si può spiegare'. Come protagonista Ian McKellen era la scelta naturale di Bill Condon, il quale lo aveva già diretto nel biopic su James Whale 'Demoni e dei', parte per la quale fu candidato all'Oscar. Non bisogna perdersi il duetto che l'attore fa con Milo Parker, undicenne dalla faccia intelligente scelto altrettanto bene per il ruolo di Roger, apprendista apicultore e promettente aspirante detective." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 16 novembre 2015)

"Anche i miti invecchiano. Dopo lo Holmes muscolare e digitale di Robert Downey Jr., ecco dunque il detective 90enne, smemorato e dubbioso, impersonato dal sempre sublime Ian McKellen. (...) Condon (...) reinventa con grazia un mito cui il tempo, stranamente, sembra donare ogni anno più forza." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 19 novembre 2015)

"Dimenticate lo Sherlock Holmes infallibile. Quello protagonista del film di Bill Condon, affidato al fascino di un grande attore come Ian McKellen, somiglia forse più allo Sherlock Holmes lisergico di Guy Ritchie (dove aveva l'aspetto sexystonato di Robert Downey jr.). Diciamo che questa è la sua versione invecchiata, fragile e svanito, con la memoria che si va pian piano spegnendo e il fisico che non regge stress troppo bruschi. (...) È uno strano film questo 'Holmes' (...) il mistero c'è e ci sono anche figure che riemergono da lontano ma senza colpi di scena, soluzioni eroicamente palesi. Holmes si affida più al caso, agli incontri, alle storie, a una narrazione sui cui si riflette obliquamente la leggenda. (...) Poteva essere molto più affascinante questo film, specie nel suo processo di metastoria affidata allo stesso Holmes, che sembra voler smantellare l'immagine della sua leggenda - niente pipa ma sigarette, niente cappello... Solo che Condon non si sbilancia abbastanza, e lascia il suo Holmes in una sorta di limbo a tratta un po' smielato. A cui nemmeno lo humor di McKellan riesce a resistere." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 19 novembre 2015)

"Settantacinque anni, un percorso glorioso segnato da tutti i più importanti riconoscimenti che un attore di cinema e teatro può desiderare, McKellen disegna, in 'Mr.Holmes', diretto da Bill Condon, un personaggio che supera di gran lunga i limiti della storia, che rimanda all'interiorità del protagonista e spinge il pubblico a riflettere su un tema universale come quello della vecchiaia. Se recitare è (anche) un atto nobile, questo è il modo migliore per compierlo." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 19 novembre 2015)

"Piacerà agli affezionati di Holmes, e a quanti non disdegnano ogni tanto una full immersion nell'Inghilterra perduta. Per chi segue sir Ian McKellen, poi, c'è una bella sorpresa: il baronetto riesce simpatico per la prima volta in vita sua. Perché ha capito che l'unico modo per riaccostare Sherlock era prenderlo a pretesto per un'affettuosa, ironica elegia della senilità." (Giorgio Carbone, 'Libero', 19 novembre 2015)

"A 93 anni, il celebre Sherlock Holmes indaga su un avversario insolito: la sua stessa mente. La memoria lo tradisce da tempo, impedendogli di ricordare un dettaglio importante legato alla sua ultima indagine, con cui chiuse la carriera. Riuscirà a svelare l'ultimo mistero? Un investigatore meno mitizzato, lontano dai racconti del fido Watson (non fuma la pipa e non indossa il famoso berretto), affidato all'interpretazione, con vista Oscar, di un McKellen fin troppo autoreferenziale." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 19 novembre 2015)
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