Mr. Beaver

The Beaver

USA - 2011
Tormentato da demoni personali, Walter Black, padre di famiglia e presidente di un'azienda di giocattoli sull'orlo del fallimento, soffre di una grave forma di depressione che gli impedisce di avere il controllo della sua vita tanto da incrinare i rapporti con la sua famiglia... ma la comparsa di un pupazzo a forma di castoro potrebbe essere la sua salvezza.

CAST

NOTE

- JIM CARREY AND STEVE CARELL ERANO STATI CONTATTATI PER INTERPRETARE IL RUOLO DEL PROTAGONISTA.

- FUORI CONCORSO AL 64. FESTIVAL DI CANNES (2011).

CRITICA

"L'accoglienza americana alla singolare tragicommedia finora è stata piuttosto tiepida, ma la sofferta performance dell'attore ha messo d'accordo la critica. La malinconica stanchezza del suo personaggio in crisi, così speculare di una problematica condizione privata, è piaciuta a tutti. Cannes, quindi, può rappresentare l'occasione giusta per rialzare la testa e ripartire. Le premesse ci sono." (Titta Fiore, 'Il Messaggero', 17 maggio 2011)

"Il film sconfina spesso e volentieri nel surreale dipingendo un curioso ménage a tre: lui, lei e il castoro, sorpresi la mattina a far colazione insieme o a condividere momenti emozionanti. Proprio per queste incursioni nell'assurdo, non sarà poi così semplice superare le barriere razionali del pubblico." (Elena Nieddu, 'Secolo XIX', 17 maggio 2011)

"Ben recitato, senza sbavature, 'The Beaver' allinea nel cast Jennifer Lawrence ('Un gelido inverno') nella parte di Nora, la ragazza amata da Jaredh (Zachery Booth), il figlio diciassettenne di Walter, così spaventato dalla schizofrenia paterna da cercare di annullare la propria personalità per non doverne poi sopportare il peso." (Stenio Solinas, 'Il Giornale', 18 maggio 2011)

"Con 'The Beaver', fuori concorso, commedia drammatica sulla crisi depressiva di un imprenditore di giocattoli che trova una via d'uscita inventando un alter ego, il pupazzo di un castoro sulla sua mano, con la sua voce, Jodie Foster ha firmato un terzo lungometraggio da regista quasi centrato, non banale nonostante il finale tenti di sistemare tutto e tutti. Funziona, e si riscatta dal disordine e dall'aggressività della sua vita privata, Mel Gibson, che gioca fino in fondo, col pupazzo, l'inafferrabile bisogno di fuga dal dolore che la depressione accende, in una famiglia che non riesce ad accettarlo come malinconico prostrato prima e come bizzarro dissociato poi." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 18 maggio 2011)

"'The Beaver', sulla carta, potrebbe persino sembrare una commedia. Ma quando lo guardi, scopri che è un viaggio profondo dentro l'inferno della depressione. E della schizofrenia. Se avete in mente il Mel Gibson di 'Arma letale', o quello di una commedia come 'What Women Want', scordatevelo. Ma anche se avete in mente il Mel Gibson regista di film sanguinanti e selvaggi come 'La passione di Cristo' o 'Apocalypto', scordatevi anche quello. Qui, quello che sanguina è la mente. Una depressione che non lascia spazio a niente: nessuna voglia, nessun entusiasmo, nessun futuro. Così lo incontriamo all'inizio del film." (Luca Vinci, 'Libero', 18 maggio 2011)

"Psicofarmaci? No grazie, io mi faccio di castoro. Purché sia di peluche. Mel Gibson la pensa così, tanto che devastato dalla depressione all'ultimo stadio raccoglie una marionetta pelosa a forma di roditore, ci infila la mano e il gioco è fatto: diventa 'Mr Beaver'', cioè il signor Castoro, tanto in famiglia quanto al lavoro. Da un potenziale dramma psicologico Jodie Foster imbastisce una graziosa commedia, imperfetta ma equilibrata, perché la tragedia filtrata dal sorriso va giù meglio. Applaudito a Cannes, un po' meno in madrepatria, complici le follie (autolesioniste) di Gibson sempre peggio digerite. Ma nel film l'ex braveheart funziona e merita una chance." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 19 maggio 2011)

"Jodie Foster ha capito i rischi dell'impresa - un finto soprannaturale fatto scaturire da un dato reale - e vi si è mossa in mezzo con una certa accortezza evitando di marcare troppo gli effetti curiosi o facendoli comunque derivare il più delle volte da situazioni concrete. Forse non convince del tutto, ma certi risultati, anche solo sul piano psicologico, riesce a raggiungerli. Il merito maggiore, però, va soprattutto attribuito all'interpretazione del tutto insolita di Mel Gibson che, quando fa parlare il castoro, cambia addirittura voce e che, specie all'inizio, riesce perfettamente a disegnare sulla sua faccia i turbamenti e le instabilità della depressione. Jodie Foster al suo fianco recita una moglie prima solo perplessa poi addirittura indispettita, fino ad una conclusione che, su quel buio in cui tutto è immerso, vedrà tornare il sereno. Privilegiando sul dramma la commedia." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo cronaca di Roma', 20 maggio 2011)

"Piacerà a chi inopinatamente scoprirà nella regista Jodie Foster (all'opera seconda) una bravura tutto sommato inaspettata di miscelare il dramma colla commedia, le gag collo spleen. Quasi una commedia all'italiana (per questo forse, il pubblico Usa l'ha rifiutata)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 20 maggio 2011)

"Il film parte come una commedia ma cambia presto registro nel raccontare, con delicatezza, il dramma della depressione i cui demoni sono rappresentati efficacemente da un superlativo Mel Gibson." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 20 maggio 2011)
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