Moulin Rouge!

AUSTRALIA - 2001
Moulin Rouge!
TRAMA BREVE
Il mito di Orfeo e l'intreccio della "Signora delle camelie" rivivono nella storia di Satine, bellissima stella del cabaret, del giovane poeta squattrinato e innamorato, e di Toulouse-Lautrec, pittore straordinario e uomo deforme. E' un'allegoria del passaggio all'età adulta in cui si rinuncia ai sogni e si prende coscienza di non poter essere arbitri assoluti del proprio destino.

TRAMA LUNGA
Arrivato da Londra nella Parigi del 1899, il giovane scrittore Christian entra in contatto con le dominanti compagnie di 'bohemiens', dove gira anche Toulouse Lautrec, e riceve l'incarico di scrivere un testo da mettere in scena al Moulin Rouge. A sera Christian incontra Satine, la stella del locale e probabile protagonista del lavoro, e subito si innamora di lei. La realtà però è un'altra. Il Duca di Worchester, che finanzia gli spettacoli, ha messo gli occhi su Satine, e naturalmente l'impresario Zidler cerca di favorire questa relazione. Succede invece che, dopo essersi conosciuti, tra Satine e Christian l'attrazione sia reciproca. I due dicono di volersi amare, mentre però il Duca fa di tutto per procurarsi appuntamenti con la ragazza. Satine è ammalata e la sua salute peggiora. Il Duca pone un ultimatum nei confronti di Christian, che sarà eliminato se insisterà a corteggiare Satine. Finalmente lo spettacolo va in scena, e i due giovani ne sono i protagonisti. Fuori di sé, il Duca cerca di sparare al ragazzo. Finita la rappresentazione, i protagonisti non fanno a tempo a rallegrarsi per il successo, che Satine cade a terra e muore sulla scena.
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, MUSICALE
  • Produzione: BAZ LUHRMANN E FRED BARON PER BAZMARK FILMS
  • Distribuzione: 20TH CENTURY FOX - DVD: 20TH CENTURY FOX (2002 E 2008)
  • Data uscita 28 Settembre 2001

NOTE

- ISPIRATO ALL'OMONIMO FILM DI JOHN HUSTON DEL 1952.

- IN CONCORSO AL FESTIVAL DI CANNES 2001.

- 3 GOLDEN GLOBES 2002: MIGLIOR FILM, MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA (NICOLE KIDMAN) E MIGLIORI MUSICHE ORIGINALI (CRAIG ARMSTRONG) NELLA CATEGORIA FILM MUSICALE O COMMEDIA.

- 2 OSCAR 2002: SCENOGRAFIA (MARTIN- BROCH) E COSTUMI (MARTIN- STRATHIE).

- CANDIDATO AI NASTRI D'ARGENTO 2002 PER IL MIGLIOR FILM STRANIERO.

CRITICA

"L'omaggio al vecchio e glorioso musical è dichiarato nel classico gioco di specchi tra il palcoscenico e la vita. Dove emozioni e sentimenti inventano numeri musicali e, viceversa, la scena ispira i comportamenti reali; e dove, soprattutto, 'lo spettacolo deve andare avanti'. Però l'intera messa in scena rimanda per direttissima alla cultura pop (...) Fra strizzatine d'occhio, allusioni o citazioni, insomma, hai il sospetto che Luhrmann abbia talento soprattutto per l'assemblaggio: incanta gli occhi ma perde, lui, di vista la sostanza del musical. Che è genere antinaturalistico per eccellenza: quello dove, all'improvviso, la gente smette di parlare e comincia a cantare e ballare sui tetti". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 10 maggio 2001)

"Film superstilizzato, all'inizio molto divertente - ironico e poi patetico - stucchevole; musical anomalo per i primi venti minuti e per il resto melodramma ricalcato su 'Tosca' e 'Traviata'. Il punto di forza è sicuramente la bellezza luminosa e distante, la grande bravura di Nicole Kidman, protagonista che è in ogni attimo al centro dell'attenzione". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 21 settembre 2001)

"Musical post-postmoderno dell'australiano Baz Luhrmann. Mezz'ora è sublime (prologo ed epilogo), il resto no. Ma un arazzo così delirante di echi sonori e visivi non si era mai visto". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 28 settembre 2001)

"Fra una strizzata d'occhio, un'allusione e una citazione, insomma, hai il sospetto che Luhrmann sia soprattutto un prestigiatore, un incantatore innegabilmente bravo, degli occhi. Ma alla fine ti resta il dubbio: 'Moulin Rouge' è un atto d'amore verso il musical, la sua reinvenzione in termini postmoderni, o piuttosto la lastra calata definitivamente sulla sua tomba? In altre parole, c'era davvero bisogno di sottolinearne tanto la natura artificiale, convenzionale, scenica? Così, esagerando, sembra che Luhrmann voglia mettere una parola definitiva sul film musicale: dopo di me e Nicole, il diluvio". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 30 settembre 2001)

"Il film è un vero, irresistibile delirio, persino troppo sovraccarico, ma 'le canzoni della nostra vita' rendono persistenti e moderni personaggi che sarebbero altrimenti morti. Oscar personale a Jim Broadbent, attore inglese di teatro e d'operetta, premiato a Venezia qualche anno fa. La sua spericolata interpretazione di 'Like a Virgin' è già un pezzo da antologia". (Piera Detassis, 'Panorama', 11 ottobre 2001)
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