Motel Woodstock

Taking Woodstock

USA - 2009
3/5
Motel Woodstock
Stati Uniti, 1969. Il giovane Elliot Tiber che gestisce insieme ai suoi genitori un motel ai piedi dei monti Catskills trova una brillante idea per riuscire a racimolare un po' di soldi utili a coprire i debiti di famiglia: utilizzare il permesso ottenuto dalla comunità per un evento culturale e ospitare il festival musicale hippy promosso da Michael Lang e soci. Grazie all'aiuto di Elliot, che vedrà così risollevate le risorse economiche di famiglia ben oltre le sue aspettative, Lang e gli altri organizzeranno il più grande evento della storia del Rock: il concerto di Woodstock.
  • Durata: 111'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Tratto da: libro di memorie "Taking Woodstock: A True Story of a Riot, a Concert, and a Life" di Elliot Tiber con Tom Monte
  • Produzione: FOCUS FEATURES
  • Distribuzione: BIM - DVD: BIM/01 DISTRIBUTION (2010)
  • Data uscita 9 Ottobre 2009

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Stati Uniti, 1969. Il giovane Elliot Teichberg (il comico Demetri Martin), che con gli stravaganti genitori (Imelda Staunton e Henry Goodman) gestisce un motel ai piedi dei monti Catskills, scova una brillante idea per coprire i debiti di famiglia: dare in affitto il proprio terreno a un festival musicale. Si accorderà con il promotore Michael Lang (Jonathan Groff) per organizzare il più grande evento nella storia del rock: il concerto di Woodstock. Tratto dal memoriale Taking Woodstock: A True Story of a Riot, a Concert, and a Life di Elliot Tiber, ecco il rock-movie di Ang Lee, premio Oscar per Brokeback Mountain, presentato in anteprima al festival di Cannes. Rock-movie secondo le previsioni della vigilia, ma in realtà, anche per gli esosi diritti musicali, nella colonna sonora curata da Danny Elfman le hit si contano sulle dita di una mano: Maggie M’Gill dei Doors, Wooden Ships di Crosby, Stills & Nash, China Cat Sunflower dei Grateful Dead e Sweet Sir Galahad di Joan Baez. Lontano, come il titolo presagiva, pure il celebre palco, oltretutto manipolato digitalmente nella visione lisergica di Tiber, Motel Woodstock è viceversa una commedia formato famiglia, quella border line dei Teichberg, con la dispotica madre ebrea russa, il padre rassegnato e acciaccato e il figlio, che trascinato dall’ondata hippie troverà forse la forza per andarsene di casa. Sono loro il nucleo – simpatico e affiatato, buone le interpretazioni – della famiglia allargata di capelloni, performer e travestiti (lo strepitoso Liev Schreiber) che cambierà per sempre il territorio rurale e antropologico del paesino nello stato di New York. Dal grande (Woodstock) al piccolo (la famiglia Teichberg) è anche la traiettoria poetica del film, che sceglie di volare basso, mettendo nel fuoricampo il palco e scegliendo il backstage temporale di un evento capitale, non solo musicalmente. Il risultato? Un divertente, innocuo e “sterilizzato” Bildungsroman, ma il rock – e Woodstock – è un’altra cosa… Suonala ancora, Lee!

NOTE

- IN CONCORSO AL 62. FESTIVAL DI CANNES (2009).

CRITICA

"Tre giorni di pace, amore e musica visti da Ang Lee, un cinese che ha imparato a fare l'americano. Racconta i bei tempi dell'utopia hippie ma ne annuncia anche la fine." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica' 18 maggio 2009)

"Il bilancio di 'Taking Woodstock' arriva all' ultimo minuto, dopo che per due ore Ang Lee si è come perso nel mare di folla e di utopie che hanno accompagnato la nascita di quel celebre concerto. È quando Elliott, il giovane che forse senza ben capire la portata delle proprie azioni ha permesso di organizzare tre giorni di pace e di musica sui prati di una tranquilla cittadina di provincia, si pone l'inevitabile domanda: 'E ora?'. (...) Giocando così il film tutto sui contrasti tra le idee conservatrici degli adulti e lo spirito libertario dei giovani, concedendo «diritto di parola» ai precursori del travestitismo (come il marine in gonnella interpretato da Liev Schreiber) o ai paladini delle droghe e raccontando soprattutto la gloria un sogno destinato ben presto a perdersi tra compromessi e sconfitte." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 16 maggio 2009)

"L'eclettico regista di origini taiwanesi, due Oscar e innumerevoli premi vinti, torna alla commedia per raccontare la storia di Tiber, l'uomo che nell'agosto 1969 al grido di 'Peace and love' organizzò la leggendaria tre giorni di pace, amore e musica radunando a nord dello stato di New York mezzo milione di persone. (...) Ricostruire Woodstock sullo schermo: una scommessa affascinante ma difficile, già oggetto nel 1970 del lungo documentario di Michael Wadleigh, premiato con l'Oscar. Ang Lee ha scelto un'altra prospettiva: (...) Il film, interpretato dagli attori poco conosciuti Demetri Martin, Dan Fogler e Henry Goodman, secondo il regista è anche 'la storia di una liberazione, una storia di onestà e tolleranza. E sull'ingenuità che non possiamo e non dobbiamo perdere'". (Gloria Satta, 'Il Messaggero', 16 maggio 2009)

"Dopo i cowboy amanti di 'Brokeback Mountain' (2005) eccolo alle prese con la cultura hippie nel film che rifà il verso al celebre documentario di Michael Waldeigh 'Woodstock - Tre giorni pace, di amore e musica' ('70), realizzato sul concerto-evento del '69. Split screen e valanghe di deja-vu, effetti speciali acidi con alterazioni visive pop, figli dei fiori nudi, cartelli anti-guerra in Vietnam, libertà (omo)sessuale, poliziotti che fanno il segno della pace, prati e tende, birre e spinelli... Ma meglio Woodstock del West. Ang Lee, che ha tratto un film senza rock dal romanzo autobiografico di Elliot Tiber (interpretato da Demetri Martin), si diverte a seguire lo spilungone ebreo che offre agli organizzatori del concerto, espulsi dalla cittadina di Wallkill, un luogo alternativo. Centro propulsivo, uno scassato motel in località di El Monaco, gestito da due vecchi genitori, padre succube e madre infernalmente avida. Si scatenerà l'improbabile e succederà il prevedibile, migliaia di macchine e di ragazzi affluiranno nella zona, affari d'oro per tutti e caos, i prati si trasformeranno in un piacevole e giocherellone deserto fangoso. E, nonostante, la mediocrità del film, Ang Lee, che lascia il concerto in fuori campo, sa comunicare quell'aria di libertà e di indisciplina alla legge di una stagione felice che mai sarà cancellata. Un'euforia che lo prende e libera anche lui dagli stereotipi del suo cinema." (Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto', 17 maggio 2009)

"Trio eccelso: Demetri Martin, Henry Goodman, Imelda Staunton. Il ragazzo accoglie e accampa gli organizzatori, ospita nel fienile teatranti d'avanguardia (nudista), è odiato da concittadini sicuri che la marmaglia stuprerà il loro bestiame, vive un leggendario passaggio all'età adulta con sfondo di happening (e in acido). Come sempre, il taiwanese yankee Ang Lee commuove e diverte facendo il tifo per la controcultura. Mette il tocco pastello di 'Brokeback Mountain' in un affresco che non ha bisogno di immagini d'epoca (né del concerto!) per evocare una galassia umana: gli basta una variopinta marcia verso il palco. Figure simbolo: lo skizzato Emile Hirsch vuole tornare in Vietnam per sentirsi 'normale', il marine/trave Liev Schreiber ha la pistola nella giarrettiera." (Alessio Guzzano, 'City', 09 ottobre 2009)

"Il film oscilla tra toni da commedia e lessico da documentario, con abbondanti citazioni dell'originale di Michael Waldeigh, vedi lo schermo che si scompone in due o tre visuali differenti, o il celeberrimo passaggio delle tre giovani suore. E poi il fango, i ragazzi 'in viaggio'. Woodstock c'è tutta, ma vissuta ai margini di quello che accadeva sul palco, e diventa una travolgente iniziazione alla vita, quando questo significava vedere un mondo migliore, a portata di mano." (Gino Castaldo, 'la Repubblica', 09 ottobre 2009)

"Da qualunque parte lo si prenda, sociologica o romantica o sessuale, il film di Ang Lee è bello divertente, originale. Racconta il ciclone Woodstock senza mostrarne il concerto, ci fa assistere ai preparativi del raduno rock del '69 che sconvolse la vecchia America, col popolo hippy che prese d'assalto la zona sconvolgendo morale e salvadanaio della famiglia (mamma yiddish) col motel il cui ragazzo intanto diventa grande. E quando si plana sul quotidiano, qualcosa è cambiato. Bel cinema, che rispetta la privacy del mondo." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 09 ottobre 2009)
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