Money Monster - L'altra faccia del denaro

Money Monster

USA - 2016
3/5
Money Monster - L'altra faccia del denaro
Lee Gates è un conduttore televisivo divenuto celebre grazie allo show sul mondo della finanza "Money Monster", che gli è valso l'epiteto di "Mago di Wall Street". Nel corso della trasmissione Lee si diverte a suggerire i migliori investimenti possibili per i propri spettatori, finché non incappa nel suggerimento sbagliato e nel tizio che intende fargliela pagare. Gates, infatti, viene preso in ostaggio da un uomo armato che lo accusa di averlo portato alla bancarotta con i suoi consigli d'investimento e mentre il mondo segue in diretta la vicenda, il conduttore deve fare di tutto per restare in vita. Nel frattempo, la sua producer Patty Fenn cercherà in tutti i modi di salvarlo, ma verrà alla luce una scomoda verità.
  • Durata: 98'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Produzione: DANIEL DUBIECKI, LARA ALAMEDDINE, GEORGE CLOONEY, GRANT HESLOV PER SMOKEHOUSE PICTURES, ALLEGIANCE THEATER, SONY PICTURES ENTERTAINMENT (SPE), TRISTAR PICTURES, VILLAGE ROADSHOW PICTURES
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA
  • Data uscita 12 Maggio 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
È tutto pronto, la nuova puntata dello show televisivo finanziario Money Monster può partire. Peccato che, qualche minuto più tardi, un uomo armato di pistola riesca ad entrare negli studi e a prendere in ostaggio il popolare conduttore dello show, Lee Gates (George Clooney), il "Mago di Wall Street". L’uomo (Jack O’Connell) è disperato e infuriato, visto che ha perso tutto quello che aveva a causa di un investimento (poi rivelatosi sbagliato) suggerito qualche tempo prima dallo stesso Gates. Che ora è alla mercé di Kyle, questo il nome del sequestratore, seguito in diretta tv da milioni di persone, con la producer Patty (Julia Roberts) che, in ogni modo, cercherà di guidarlo verso la salvezza.

Jodie Foster torna da regista al Festival di Cannes (Fuori concorso) cinque anni dopo The Beaver. Stavolta confeziona un vero e proprio film mainstream, a partire dal cast, per riflettere – attraverso la chiave del thriller ma senza snobbare la possibilità di inserire momenti di commedia brillante – sulle tragiche conseguenze del “fare i soldi a tutti i costi”. È un argomento che, naturalmente, dal 2008 a oggi il cinema americano sta tentando di affrontare nei modi più differenti, si pensi anche al recente La grande scommessa. Jodie Foster, invece, costruisce proprio all’interno di un ipotetico show televisivo un altro show che, insieme a noi, viene visto (in diretta) da altri milioni di (tele)spettatori.

Mantenendosi in qualche modo fedele alla lunga tradizione degli “hostage movies”, Money Monster non ha bisogno di chissà quali e quanti giri di parole per arrivare all’obiettivo: buon ritmo e briosità nei dialoghi aiutano la vicenda a farsi buon intrattenimento, la bravura degli attori aiuta, e non poco. Ma a conti fatti è uno schema (quello del disperato che poi diventa icona da “salvare”) che conosciamo a menadito, compresa la “spettacolare” virata finale che conduce all’individuazione di un “vero” colpevole. Ed è forse proprio nel momento clou, nel cambio di ruoli con cui il film si avvia verso la conclusione, che scema totalmente la credibilità dell’intera operazione: ma nell’era dell’infotainment al suo apice è comprensibile anche questo. Rien ne va plus.

 

NOTE

- FUORI CONCORSO AL 69. FESTIVAL DI CANNES (2016).

CRITICA

"Più che svelare i segreti della finanza d'azzardo, 'Money Monsters' riflette su come i media condizionano il pubblico ma anche sul bisogno che ha la televisione di alimentare la sua audience con i drammi che crea. Per questo il film di Jodie Foster ha bisogno di due «eroi»: il conduttore populista con la faccia di Clooney (...) ma anche la regista della trasmissione interpretata da Roberts (...). E che, significativamente, funziona quando è «condotta» in studio e si sfilaccia quando si confronta con la realtà esterna." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 13 maggio 2016)

"Il cinema toma a raccontare la crisi economica e le sue drammatiche conseguenze sulla vita delle persone. (...) Girato in tempo reale, questo thriller adrenalinico che rimanda a 'Quel pomeriggio di un giorno da cani' di Sydney Lumet, più che analizzare i paradossali meccanismi finanziari che hanno portato alla débâcle si interroga sulle perversioni dello 'showbiz', sul potere del piccolo schermo dove è sempre più difficile distinguere realtà e finzione, informazione e intrattenimento." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 13 maggio 2016)

"(...) è un aggiornamento, a distanza di quarant'anni, dell'epocale 'Quinto potere' diretto da Sidney Lumet nel 1976. Con la differenza, giustamente rimarcata da George Clooney, che ora tutto vero (...) magnificamente montato da Matt Chesse (...) MoneyMonster dura 98 minuti e ha, ad occhio, almeno 60-70 cambi scena: il racconto non sta mai fermo, il ritmo è vorticoso, (...) ha una caratteristica che lo rende forse non profondissimo, ma per altri versi formidabile: si capisce tutto! Sembra un'ovvietà, ma non lo è affatto quando si parla di finanza, di borsa, di titoli che oscillano, di algoritmi che determinano il mercato, di dollari che spariscono e ricompaiono come i soldi del Monopoli. Quante volte abbiamo visto film, da 'Wall Street' di Oliver Stone a 'La grande scommessa' in cui i meccanismi della finanza sembrano o incredibili, o incomprensibili? 'Money Monster' ha il dono impagabile della chiarezza, forse perché racconta le ricadute sulla vita concreta delle persone. Solo il finale è lievemente telefonato, ma nel corso della trama ci sono colpi di scena notevoli. (...) Jodie Foster controlla tutto con grande abilità, si nota la mano di una regista che negli ultimi anni ha fatto anche tv di altissimo livello (...). Clooney è fantastico nel disegnare un presentatore cialtrone e la Roberts gli fa da degnissima spalla. (...) consigliatissimo." (Alberto Crespi , 'L'Unità', 13 maggio 2016)

"Se non fosse per la fotografia elettrica, iper-contemporanea di Matthew Libatique, 'Money Monster' (...) potrebbe essere stato diretto, quarant'anni fa, da Sidney Lumet. Il fantasma del regista newyorkese aleggia infatti in modo evidente in questo film che rimanda sia a 'Quinto potere' (1976) che a 'Un pomeriggio di un giorno da cani' (1975). Insieme a 'Inside Man', di Spike Lee (2006) (...) interpretato (oltre che da Denzel Washington) da Jodie Foster e fotografato, anche quello, da Libatique. Dopo 'The Big Short', la serie 'Billions', e il devastante documentario di Charles Ferguson, 'Inside Job', 'Money Monster' è senz'altro un attacco meno sofisticato e graffiante all'egemonia dell'uno percento e alla truffa organizzata della grande finanza. Dalla sua, l'approccio più tradizionale di Foster (insieme a George Clooney, protagonista ma anche produttore del film) ha il rifiuto di concedere anche la minima ombra di ammirazione, o di smalto, al personaggio che incarna il furto operato sugli americani da Wall Street." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 13 maggio 2016)

"(...) un film di pura confezione (...), un ottimo soggetto. Difficile fare film adulti a Hollywood oggi. Perfino se hai Clooney e Julia Roberts nel cast." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 13 maggio 2016)

"(...) continua l'analisi impietosa riservata dal cinema americano al sistema finanziario: oltre alla solidità dello script, il ritmo e la bravura degli interpreti - Clooney su tutti - ha un pregio nella sua esibita semplicità, nel focalizzarsi sul coté umano rispetto ai meccanismi finanziari della truffa."(Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 13 maggio 2016)

"(...) se lo guardi al microscopio, pochi elementi del film funzionano davvero. Come atto di accusa contro gli squali di Wall Street morde fino a un certo punto; come thriller il battito del cuore non accelera tutte le volte che dovrebbe; e il mistero si svela in modo un po' gratuito. Però nell'insieme funziona: grazie alle performance di Clooney e Roberts, e a guizzi di humour che punteggiano una storia, al fondo, tragica." (Giovanni Bogani, 'Nazione-Carlino-Giorno', 13 maggio 2016)

"Un thriller adrenalinico pieno di colpi di scena (troppi, per la verità) con due star da colpo grosso al botteghino (...).Non è solo un film di denuncia sullo strapotere della Finanza (ormai diventato un genere cinematografico dopo la crisi del 2008). La questione morale investe anche la televisione, che finisce nel mirino di Jodie Foster con le sue deviazioni (su tutte, la tirannia dell'audience), e il giornalismo televisivo, con le sue illusioni e le sue ipocrisie. Si vede, e nemmeno troppo in controluce, l'omaggio al Sidney Lumet di «Quinto potere» e al Martin Scorsese di «Re per una notte»." (Marco Dell'Oro, 'L'Eco di Bergamo', 13 maggio 2016)

"Che bidone, fresco di Cannes. Un thriller, firmato Jodie Foster, che più scontato non si può. (...) George Clooney è un campionario di smorfie. Zero tensione, umorismo un po' meno." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 19 maggio 2016)
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