Mondocane

ITALIA - 2021
3/5
Mondocane
In un futuro non molto lontano, Taranto è una città fantasma cinta dal filo spinato in cui nessuno, nemmeno la Polizia, si azzarda a entrare. Sono rimasti i più poveri che lottano per la sopravvivenza, mentre una gang criminale, le Formiche, capeggiate dal carismatico Testacalda, si contende il territorio con un'altra gang. Due orfani tredicenni, cresciuti insieme, sognano di entrare in quella banda. Pietro, detto Mondocane per aver superato la prova d'accettazione nella gang, impone Christian al gruppo che lo deride chiamandolo Pisciasotto. Ma qualcosa si incrina nel loro equilibrio mettendo a rischio tutto quello in cui credono.
  • Altri titoli:
    Dogworld
  • Durata: 110'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, DRAMMATICO
  • Produzione: MATTEO ROVERE PER GROENLANDIA IN COPRODUZIONE CON SANTO VERSACE E GIANLUCA CURTI PER MINERVA PICTURES, CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
  • Data uscita 3 Settembre 2021

TRAILER

RECENSIONE

di Gian Luca Pisacane

Anche in Italia si pensa a un cinema distopico, post apocalittico. La “Groenlandia” di Matteo Rovere da anni si confronta con i generi, li rielabora, dimostra che da noi si possono girare action, avventure sulla fondazione di Roma, e adesso ragionare su un futuro ben poco roseo. In Mondocane il nostro è un Paese fantasma, che vive sulla memoria dei bei tempi andati. A Taranto è la criminalità a comandare, la polizia è già sconfitta in partenza.

L’esordiente Alessandro Celli realizza un film ambizioso, si concentra sulle atmosfere torbide, sui colori senza smalto, sul fascino dell’oscurità. L’intuizione è quella di ribaltare gli schemi. I criminali sono minorenni a cui è stata strappata l’infanzia, solo i loro capi sono adulti. A volte si passa da Gomorra a Suburra, traghettati appunto dalla Paranza dei bambini. Ma l’intento non è quello della condanna sociale. Celli punta sul disincanto, su una realtà che non è poi così lontana. Aggiungendo qualche omaggio letterario a Il signore delle mosche.

Il focus è sui più piccoli, sulla legge della strada, sull’innocenza perduta. Il titolo Mondocane, oltre a richiamare il nome del protagonista, è un grido verso il correre del tempo, verso le regole crudeli che determinano la crescita delle persone. Chi ruba la scena è Alessandro Borghi, ormai tra i migliori a delineare l’identità del malavitoso. Un’interpretazione molto “fisica”, la sua, che a tratti potrebbe ricordare quella di Tom Hardy in Bronson di Nicolas Winding Refn. È lontano da Non essere cattivo, è un’evoluzione di Suburra. Riempie le inquadrature, con il suo sguardo luciferino evoca la violenza, in un film duro, non per palati facili.

 

Mondocane

MONDOCANE di Alessandro Celli @P.Ciriello

Lo spirito è a suo modo politico. La terra in cui tutti vorrebbero scappare è l’Africa, dunque la provocazione è servita. Roma è l’immagine opaca di una metropoli che ha avuto un’aura magica ormai perduta. E il terreno di battaglia è Taranto, una città da tempo lacerata e terreno di malavita. Mondocane suona come l’ultimo avvertimento. Nel futuro immediato a pagare il prezzo più alto potrebbe essere ogni individuo, senza distinzione tra buoni e cattivi.

Nella sua essenza tribale, anarchica, la vicenda riscopre di tanto in tanto i sentimenti di fratellanza, famiglia, ascesa e caduta, in un luogo in cui non c’è più spazio per il domani, anche se si è giovani. La regia di Celli è solida, la voglia di plasmare immaginari tipici degli schermi d’oltreoceano è dichiarata, rivissuta con sguardo sincero. Presentato alla Settimana della Critica a Venezia 78.

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 36. SETTIMANA INTERNAZIONALE DELLA CRITICA (VENEZIA, 2021).
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