Mondo virtuale

Speaking Parts

CANADA - 1989
Mondo virtuale
Clara, una sceneggiatrice alla ricerca di un sosia del fratello morto e Lisa, una cameriera d'albergo, sono ossessionate dello stesso uomo: Lance, un gigolo che cerca di sfondare nel mondo del cinema.
  • Durata: 93'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: EGO FILM ARTS - D. RANVAUD
  • Distribuzione: ACADEMY PICTURES - RCS FILMS & TV

NOTE

REVISIONE MINISTERO NOVEMBRE 1997

CRITICA

"Quel che davvero interessa Egoyan è mettere a fuoco una sorta di realtà ipotetica, intermedia tra azione ed emozione, dove le immagini ad alta e bassa definizione (cinema e video) interagiscono fondando un diverso livello percettivo: rarefatto, evanescente, sdoppiato. E' un mondo dissociato, quello evocato da Egoyan senza facili ricorsi alla fantascienza, in cui l'onnipresente schermo tv interferisce con la realtà e ne altera il significato, violenta la sintassi cinematografica, frantuma e moltiplica il racconto, costringe i personaggi alla psicosi, li trasforma in ombre, sogni da loro stessi sognati. C'è, in questo universo defibrillato e malinconico, un territorio in cui anche i comportamenti umani più intimi tendono ad oggettivizzarsi, prosciugati di ogni calore (come nell'emblematica scena in cui Lance e Clara fanno sesso via cavo, ma non solo). Ed è soprattutto lì che, quasi trattenendo il respiro, si posa lo sguardo meditabondo, pudico e straniato di Egoyan." (Stefano Martina, 'Il Messaggero', 22 Febbraio 1993)

"Ora c'è la cronaca, ora si fa avanti il sogno, ora il cinema si frantuma in mille rivoli narrativi e visivi, ora la tv interviene a ricomporlo mutandone però sensi e proporzioni: con un'operazione sul linguaggio che, pur conquistando forse unicamente i cinefili (perché il gioco, spesso, rasenta un po' l'astratto) non può non affascinare. Un film che merita di esser visto, perciò: potrà anche non coinvolgere, per la voluta aridità di tutti i suoi accenti, ma il dono di farsi ammirare lo possiede per intero: specie se si è curiosi di vedere, anche senza essere degli addetti ai lavori, fin dove il cinema e le sue tecniche." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 24 Febbraio 1993)

"Egoyan compone una sorta di puzzle comportamentale, tendente all'astrazione nei prolungati cartelli laterali che scrutano gli spazi dell'hotel in cui si svolge la vicenda. Il taglio delle riprese, sinuose ed avvolgenti, si inserisce nella linea stilistica che da Ophuls conduce a Kubrick, al quale rimanda anche l'ambientazione nel grande albergo. Egoyan sovrappone alla dimensione claustrofobica che era propria di 'Shining', una valenza metaforica legata ancora una volta all'ottica della rappresentazione. Il regista, che prima di avvicinarsi al cinema lavorò per cinque anni in un hotel, è attratto dalle correlazioni riscontrate fra la preparazione delle tsanze (l'occupazione di Lisa e Lance) e l'allestimento di un film: 'entrambe le professioni possiedono sistemi per favorire le illusioni'. Anche l'albergo, grande contenitore di immagini riprodotte (nel film ) e riproducibili (dal film), diviene 'mondo virtuale'." (Stefano Curone, 'Segnocinema')
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