Momenti di Trascurabile Felicità

ITALIA - 2018
3/5
Momenti di Trascurabile Felicità
Lo yoga e l'Autan non sono in contraddizione? La luce del frigorifero si spegne veramente quando lo chiudiamo? Perché il primo taxi della fila non è mai davvero il primo? Perché il martello frangi vetro è chiuso spesso dentro una bacheca di vetro?
E la frase: ti penso sempre, ma non tutti i giorni, che sembra bella, è davvero bella? A queste, e ad altre questioni fondamentali, cerca di dare una risposta Paolo (Pif), cui rimangono solo 1 ora e 32 minuti per fare i conti con i punti salienti della sua vita.
  • Durata: 93'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Tratto da: liberamente dai libri "Momenti di trascurabile felicità" e "Momenti di trascurabile infelicità" di Francesco Piccolo (Ed. Einaudi)
  • Produzione: BEPPE CASCHETTO PER IBC MOVIE, RAI CINEMA
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION (2019)
  • Data uscita 14 Marzo 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Gian Luca Pisacane
Il cinema di Daniele Luchetti è spesso una questione di “tempo”. L’imprenditore Numa Tempesta doveva lavorare per qualche mese in un centro di accoglienza (Io sono Tempesta), la struttura circolare (dal conclave all’elezione) di Chiamatemi Francesco – Il Papa della gente, l’incontro tra Sessantotto e “femminismo” nel 1974 di Anni felici, lo scorrere dell’esistenza in La nostra vita, gli anni Sessanta che diventano Settanta in Mio fratello è figlio unico… Avanti e indietro nei decenni, nella storia del nostro Paese, nei secondi che compongono una giornata.

Forse Woody Allen avrebbe definito Momenti di trascurabile felicità come “una commedia degli attici”, un film dove i protagonisti non hanno problemi di soldi, lavoro, e i tormenti provengono dal cuore.

Paolo muore in un incidente stradale, e finisce nell’aldilà. Qui scoprono di aver sbagliato a calcolare la sua dipartita, e lo rimandano sulla Terra per poco più di novanta minuti. L’occhio è a Powell e Pressburger, a Scala al paradiso, quando un giovane pilota dell’aviazione inglese (David Niven) portava in tribunale l’altro mondo per aver sbagliato l’ora del suo trapasso.

Qui “l’angelo della morte” è Renato Carpentieri, che nel suo archivio digitale si è dimenticato di conteggiare tutti i centrifugati allo zenzero e al finocchio presi al bar. Sembra di essere in un ufficio pubblico molto disorganizzato, dove tutti urlano e si formano lunghe file.

Echi di Lubitsch, di Alexander Hall, tante volte sospesi tra cielo e terra. Ma è nel quotidiano che Luchetti trova la sua misura, una grazia nel racconto e nei movimenti di macchina. Cerca di dare un senso anche alle domande “inutili”, alle mattinate “perse” nel traffico per accompagnare i figli a scuola o in piscina.




Lo sguardo è quello di un genitore, di un marito, di un amante malinconico, che teneramente rimpiange il passato e gli attimi fuggenti. Luchetti descrive una felicità che nasce dai piccoli gesti, dalla capacità di accettare l’altro nonostante i suoi limiti. Intanto l’orologio non si ferma, le lancette proseguono la loro corsa.

Carpentieri controlla attento che non si sfori, mentre i flashback si mescolano con il presente, e si riscopre l’importanza degli affetti. Una moglie trascurata, una figlia adolescente che al “Ti voglio bene” risponde: “Grazie”, come Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany. I tradimenti, i litigi, le riconciliazioni… E all’ultimo la consapevolezza di voler cambiare qualcosa, di voler saltare sulla macchina di Ritorno al futuro e salvare le persone che si amano.

Momenti di trascurabile felicità è una romantica burrasca, un Vento dell’Est delicato, che riflette su: “La luce del frigorifero si spegne veramente quando lo chiudiamo?” e sul senso dello stare al mondo.

Il film è tratto dai libri Momenti di trascurabile felicità e Momenti di trascurabile infelicità di Francesco Piccolo.

NOTE

- PRODUTTORE ESECUTIVO: RITA ROGNONI PER OPLON FILM.

CRITICA

"'Momenti di trascurabile felicità' e 'Momenti di trascurabile infelicità' sono due libri gemelli di Francesco Piccolo, raccolte di piccoli frammenti di vita quotidiana sui quali l'autore si sofferma con attenzione affettuosa. Piccolo e Luchetti hanno messo su un filo di trama da punteggiare con brani dei due libri (...) Le osservazioni e gli episodi vengono cuciti insieme dalla voce narrante di Pif, sullo sfondo di una Palermo anodina (piccola curiosità: è una delle poche commedie romantiche girate nella città, le cui location sembrano ispirare piuttosto la tragedia o il grottesco). Messi in immagini, il flash narrativi di Piccolo, che sulla pagina sono spesso acuti, fanno un effetto di accumulo e svelano una curiosa somiglianza con gli sketch degli youtuber, che spesso sono proprio sketch sulle piccole noie e bizzarrie quotidiane: potrebbero intitolarsi "Cosa succede quando monti un soppalco in casa", "Perché le donne restano sempre senza assorbenti?", e così via. E quando l' apologia delle piccole gioie e idiosincrasie si chiude, sfocia nello stucchevole, con montaggi di vita di famiglia sulle quali ci si aspetta di vedere comparire da un momento all' altro il logo di una compagnia di assicurazioni. Ma soprattutto il film svela un versante ideologico significativo: punta all' auto-riconoscimento di un ceto medio-alto, in crisi e un po' spaurito, con esplicita volontà di consolazione: "va bene così", sembra dirci, "siamo tutti sulla stessa barca", in un' apologia del mondo così com' è. Le piccole cose della vita ci fanno tutti uguali, e sono anzi la vita stessa. La borghesia colta che qualche tempo fa si proclamava "ceto medio riflessivo", si vede come il centro del mondo. Il tono dolceamaro finisce paradossalmente per diventare soffocante, chiuso in un privato tutto sentimentale, senza inquietudini che non sembrino già risolte in partenza; in fondo senza sorprese." ('La Repubblica', 14 marzo 2019)

"Chi ha letto i due brillanti trattatelli esistenzial-filosofici di Francesco Piccolo (Einaudi), sa che i momenti di trascurabile felicità e infelicità dei titoli rappresentano metaforicamente il tessuto di cui è imbastita la vita. A quattro mani con l' autore stesso, che del resto è un noto sceneggiatore ( Il caimano, Il capitale umano ), Daniele Luchetti ha tradotto sullo schermo questo divertente catalogo di frammenti rifacendosi a un espediente alla base di certi classici del cinema americano quali Il cielo può attendere , o meglio ancora L' inafferrabile Signor Jordan , dove un defunto torna sulla terra per via di un errore di calcolo lassù in Paradiso. (...) L' idea di un effimero teatrino umano messo in rapporto al suo ineluttabile atto conclusivo, ovvero la morte, poteva risolversi in farsa o in melodramma, ma Luchetti con sicuro talento di regia realizza una commedia al contempo lieve e densa. Nella cifra intimista a lui congeniale, e a dispetto del finale di maniera, il cineasta romano provvede a sottrarre la banalità del quotidiano alla sua insignificanza provocando l' onda lunga della nostalgia. Sul contrappunto musicale di Franco Piersanti e lo sfondo di una scenografica cornice palermitana esaltata dalla fotografia di Tommaso Fiorilli, il filmconiuga felicemente l' ironico straniamento del Paolo di Pif con la femminile intensità dell' Agata di Thony." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 14 marzo 2019)

"Gara di buonismo tra il film di Veltroni e questo di Luchetti che potrebbero scambiarsi il titolo. (...) La vita è meravigliosa , nell' alveo dell' italiano medio, passato dal cinismo di Sordi al crepuscolarismo di Pif, che fa quattro passi tra le nuvole, dà un tocco surreale al film e gli toglie la banalità del quotidiano, materia dell' ambizioso dittico di Francesco Piccolo. Luchetti gira bene, non sbaglia i tempi, gioca a Bergman facendo una commedia italiana in cui non si capisce se sorridere o immalinconirsi. Ma la calcolata middle class letteraria (pensieri, battutine, ricordi, amoretti) si spande fino a coprire il film stesso e lo rende piacevole ma prevedibile." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 14 marzo 2019)

"Che piacevole sorpresa: una Palermo senza mafia. Nel senso che non se ne parla neanche per sbaglio. E sì che il protagonista del bel film di Daniele Luchetti ha per protagonista Pif, al secolo Pierfrancesco Diliberto, che nelle sue due opere da regista si è puntualmente battuto con temeraria veemenza contro la fin troppo onorata società. Ma questa è una commedia, tratta, piuttosto liberamente, da due libri di Francesco Piccolo (Momenti di trascurabile felicità e Momenti di trascurabile infelicità), e Luchetti, che l' ha sceneggiata con lo stesso Piccolo, ha preferito privilegiare gli aspetti surreali della buffa, e per certi versi toccante storia. (...)Un po' come succedeva settantacinque anni fa a Don Ameche nel celebre 'Il cielo può attendere' di Lubitsch. Qui, invece di Belzebù, l'accoglie un solerte burocrate celeste (Renato Carpentieri). Due rapidi calcoli e l'impiegato si accorge che al poveretto sono stati indebitamente sottratti novantadue minuti di vita. Quanto basta per rispedirlo sulla Terra per riaggiustare le pendenze con l' amata, pur se pluritradita, moglie Agata (la sempre più brava Thony) e i due bambini. Ebbene Paolo, riannodando i fili del passato, si rende conto che la sua esistenza è stata costellata, appunto, da piccoli, trascurabili, attimi di felicità. Un film tenero e garbato, pieno di sottile umorismo, guidato dalla voce narrante del misuratissimo Pif." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 14 marzo 2019)

"(...) Buone le intenzioni da uno dei nostri registi più sofisticati, meno il film soprattutto per colpa di un protagonista insopportabile perché indifferente a tutto e recitato con pigrizia da un Pif in ammorbante voice-over tra l' arrogante, il maschilista («Io se fossi una donna ordinerei un tir di assorbenti») e il lamentoso («Ce l hai con me?», chiede di continuo alla compagna che tradisce con nonchalance). La quiete (nel senso di nulla cosmico) dopo l'ottimo 'Io sono Tempesta' (2018) realizzato a 30 anni dal folgorante esordio 'Domani accadrà' (1988). L'incidente è trascurabile. Luchetti si rifarà." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 14 marzo 2019)

"Momenti di trascurabile felicità di Daniele Luchetti, attraversa per un'ora e mezzo la vita di un uomo con tanti piccoli difetti. Un uomo medio, pieno di pensieri e sentimenti medi, egoismi, trascuratezze e tradimenti. È un racconto anomalo (dalla penna di Francesco Piccolo), una commedia stralunata con una sua leggerezza malinconica (...)." (Valerio Cappelli, 'Corriere della Sera Sette', 14 marzo 2019)
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