Mo' Better Blues

USA - 1990
Quando non ha ancora sette anni e solo per la severità di sua madre che lo vuole musicista, Bleek Gilliam passa ore ed ore a studiare la tromba. Da adulto diventa un trombettista applauditissimo e costituisce una brillante band della quale si occupa come manager il suo amico di infanzia Giant, che divide il proprio tempo fra il complessino e folli scommesse sui cavalli. Per Bleek non c'è che il jazz: le due donne che se lo contengono con gelosia - Indigo la maestrina, di colore come lui, e la seducente Clarke - lo sanno bene. Quest'ultima, ottima cantante, tenta dapprima di entrare nella band poi tradisce Bleek con Shadow Henderson, il sassofonista, ma Bleek non reagisce anche se si dichiara disposto a cacciarlo (non lo farà, poichè sono amici da troppo tempo). Frattanto Giant, ingolfato nei debiti viene orribilmente pestato dai sicari dei creditori. Amareggiato e infuriato, per salvare l'amico, Bleek al termine di un "a solo" si precipita nel vicolo dietro la sala dove lui e i suoi stanno esibendosi ma viene malmenato e si ritrova con le labbra spaccate: per lui è la catastrofe in quanto non riuscirà più a suonare. La band passa ora a Shadow con Clarke come voce solista. Senza più il conforto della musica, e consegnata la tromba al fedele Giant, Bleek torna allora da Indigo la quale, dapprima recalcitrante, cede poi all'uomo che dice di amarla malgrado alcuni anni di scontroso silenzio, e che la implora di salvargli la vita. Il matrimonio alla presenza di tutti i vecchi amici in festa è allietato dalla nascita di Miles. Dopo alcuni anni il piccolo comincia ad esercitarsi sotto l'esperta guida del celebre padre, a differenza di lui non rinunciando a qualche gioco con i coetanei.
  • Durata: 124'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: SPIKE LEE, MONTY ROSS
  • Distribuzione: UIP - CIC VIDEO
  • Vietato 14

CRITICA

"Una storia sul jazz, sull'amore supremo che riceve dai suoi musicisti, almeno da quelli che ci credono fino in fondo, fino a sacrificare la propria vita, come Charlie Parker, per esempio o come John Coltrane, il grande sassofonista a cui questo film è dedicato." (Marco Molendini, (Il Messaggero)

"Spike Lee è diventato hollywoodiano, una tentazione cui non avrei mai creduto che cedesse. Un po' ce ne ripaga con moltissima buona musica jazz, ma perde di nuovo vigore quando dirige il suo interprete, costretto solo a modi divistici e a toni levigati." (Gian Luigi Rondi, Il Tempo)
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