Mister Morgan

Last Love

GERMANIA, BELGIO - 2013
3/5
Mister Morgan
Parigi. Pauline, giovane insegnante di danza vitale e ottimista, incontra il signor Matthew Morgan, un professore americano di filosofia ormai in pensione, testardo e annoiato dalla vita. I due stringono un forte legame d'amicizia nonostante la differenza d'età: Pauline è contenta di prendersi cura di qualcuno, mentre Morgan, grazie a lei, ritrova la voglia di vivere e si riavvicina al figlio Miles. Il tentativo di Miles e della sorella Karen di riportare Morgan in America scatenerà una serie di impreviste conseguenze per tutti...
  • Altri titoli:
    Mr. Morgan's Last Love
    Mr. Morgan
  • Durata: 116'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: ARRICAM LT/ARRICAM ST, SUPER 35 (3-PERF), 35 MM/D-CINEMA
  • Tratto da: romanzo "La douceur assassine" di Françoise Dorner
  • Produzione: BAVARIA PICTURES, KAMINSKI.STIEHM.FILM GMBH, SENATOR FILM, IN COPRODUZIONE CON SCOPE PICTURES, MMLL, EBERHARD MÜLLER FILMPRODUKTION, IN ASSOCIAZIONE CON ELZÉVIR FILMS, CINEPOSTPRODUCTION, BAVARIA FILM, SAXONIA MEDIA FILMPRODUKTION, SIDNEY KIMMEL ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: OFFICINE UBU (2014)
  • Data uscita 10 Aprile 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Un senile americano a Parigi, Mister Morgan (Michael Caine, ordinariamente straordinario), sopravvive alla morte della moglie: ex professore di filosofia a Princeton, vivacchia in un lussuoso appartamento, mangia qualche baguette al jambon senza cetriolini, non si rassegna a imparare il francese. Finché, mentre medita il suicidio, non gli compare un raggio biondo sull'autobus: Pauline (Clemence Poesy, incantevole), professione insegnante di danza, missione angelo. Mister Morgan non la capisce, la frequenta, non la capisce ancora, e quel non capire lo tiene in vita. Comunque, il suicidio lo prova lo stesso: overdose di farmaci, ma è ancora di questo mondo, e dagli States arrivano la figlia Keran (Gillian Anderson) e il figlio Miles (Justin Kirk), due tipini acidi. Che ne sarà di Morgan, ovvero, che ne sarà di Pauline?
Dal romanzo La douceur assassine di Françoise Dorner, la tedesca Sandra Nettelbeck dirige Mister Morgan, un dramedy sul fine vita, sull'amore e varie eredità: cinema medio, architettura produttiva internazionale, il punto di forza sono loro, Sir Michael e Clemence, e la loro chimica, che dribbla il feuilleton non il romance pudico, ovvero paterno-filiale. Nulla per cui levarsi il cappello, ma è un film che noi italiani proprio non sappiamo/possiamo/vogliamo fare, e che alle anziane signore – accompagnatele - distenderà le rughe e i cattivi pensieri.

NOTE

- IN CONCORSO AL 66. FESTIVAL DI LOCARNO (2013).

CRITICA

"Diretto con studiato pudore da Sandra Nettelbeck è come il sequel di 'Amour' (...). Michael Caine dà anima e corpo al film che aggiunge al labirinto edipico primario altri temi secondari, non negandosi nulla nel bilancio mélo sentimental in the mood cult di Minnelli e Woody." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 10 aprile 2014)

"Coproduzione internazionale diretta da una regista tedesca, tratta dal romanzo di una scrittrice francese e ambientata a Parigi, un po' dramma un po' commedia: e, tanto per non negarsi nulla, un film che gemella i temi ricorrenti dell'amore senile e della 'voglia di ricominciare'. Se non ci fosse la 'old familiar face' di Michael Caine ci si potrebbe tranquillamente astenere dalla visione. Lui però ci mette una buona dose di eleganza e di humour, quanto basta per rendere plausibile la visita. Se solo non intrattenesse quelle conversazioni con la moglie defunta, che crede di vedere ovunque..." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 10 aprile 2014)

"Sembrerebbe allo start un film depressivo sulle disgrazie della senilità, ma poi, ecco che all'improvviso il lavoro del regista e la straordinaria abilità recitativa del veterano Caine iniziano a predisporre il piccolo e non scontato miracolo. Matthew Morgan è l'ennesimo americano che vive nella Ville Lumière, annichilito dalla morte dell'amata consorte. L'incontro con la diciottenne e bislacca Pauline non si risolverà in una smielata o, peggio, imbarazzante love story tra amanti implausibili, bensì farà sì che dal gioco lieve dei sentimenti affiorino lampi, slanci, curiosità amalgamabili con l'eterno fascino della metropoli amorosa per eccellenza. La capacità della regista, non a caso una donna, è quella, insomma, di accertarsi che le sfumature riguardino le impercettibili intermittenze del cuore e la rinuncia ai consueti tripudi carnali non faccia scendere sull' insieme un'aura di accasciante sterilità." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 10 aprile 2014)

"Vivere è un po' morire. Vivere è un po' amare. Ovvero, amare è un po' morire. Ce lo serve su schermo 'Mister Morgan' ('Mr. Morgan's Last Love'), coproduzione maggioritaria belgo-tedesca diretta dalla teutonica Sandra Nettelbeck. Cinema medio, temi sensibili (fine vita), pubblico d'elezione gli anta e over, eppure le geometrie produttive e il mood poetico lo portano su e, ovvio, al di fuori dei nostri confini: un film così non lo sappiamo fare in Italia, e un po' duole. Non bastasse, il definitivo cambio di passo è davanti alla macchina da presa, due attori di cui innamorarsi è ineluttabile: Sir Michael Caine e la francesina Clémence Poésy, meglio nota come l'harrypotteriana Fleur Delacour. (...) Senza particolari meriti autoriali, senza idiosincrasie stilistiche, 'Mister Morgan' offre sulla tortuosa via all'aldilà - s'intende, per chi ci crede - una teoria di esotiche cartoline: Parigi e Saint-Malo valgon bene un film; i ricchi, anche loro, c'hanno problemi. Comunque, sulla verticale labbra-occhi della Poésy questi rovelli scompaiono: bellezza non convenzionale, magnetica senza intermittenza, bionda come - ci perdonino i galletti - i campi del Valhalla, potrebbe resuscitare Lazzaro, figuriamoci un Morgan qualsiasi. La Nettelbeck lascia fare, e come altrimenti: la sua sfida l'ha vinta al casting, il resto è inerzia di attori, convenzionale arredo d'interni psicologici ed eterna verità: chiodo schiaccia chiodo, compresi quelli per chiudere la cassa. Un dramedy consigliabile a quelli... che 'Amour' di Haneke era troppo autoriale, duro, cupo. E quelli che... al 'di padre in figlio' ci hanno sempre creduto." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 10 aprile 2014)

"Piacerà a chi ama le storie intimiste ben recitate (Caine è sempre un grande quando gli danno un personaggio degno dei suoi denti di mostro sacro). E soprattutto sinceramente scritte e dirette. La Nettelbeck sembra pure coinvolta, calata nei panni di lui o di lei o di tutt'e due. Ara, certo, un campo trebbiato dal cinema un'infinità di volte, ma dribbla con abilità tutte le trappole emotive che il soggetto predisponeva." (Giorgio Carbone, 'Libero', 10 aprile 2014)

"Un Michael Caine superlativo che riesce a far parlare l'anima del suo personaggio e a mostrare quanto devastante possa essere la depressione. Peccato per il finale poco adeguato." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 10 aprile 2014)

"Un tema serio, comunque, la vecchiaia e, come conseguenza, la solitudine perché al centro c'è un vedovo ottantenne da anni a Parigi da dove l'amatissima moglie non aveva più voluto andarsene nonostante a Chicago avessero un figlio e una figlia e naturalmente dei nipoti. Ma ecco che la moglie muore, e il superstite, Mr. Matthew Morgan, si sente anche lui come morto, senza più nessun aggancio con la vita. Gliene offre uno, casualmente, l'incontro con una giovane maestra di danza, Pauline, cui nonostante la grande differenza d'età finisce per legarsi forse anche sentimentalmente, cominciando a trovare delle ragioni alla vita. (...) Dal punto di vista narrativo, forse il romanzo, troppo fitto di eventi, può non convincere sempre, convincono invece, con commossa partecipazione, la sceneggiatura e la regia con cui vi ha guardato una giovane tedesca, Sandra Nettelbeck, che ha saputo ricavarne una ode alla vecchiaia, pur non cedendo mai ai sentimenti facili e al rischio di retorica. Il personaggio al centro è quello su cui si costruisce tutto e in cui tutto si riflette. Senza mai note alte, anzi con un seguito di sommesse sfumature abilmente piegate a delineare, anche negli angoli più risposti, la psicologia di quel personaggio, per di più in una città comunque per lui straniera, in equilibrio costante tra un desiderio di annientamento e il sospetto o forse solo la speranza di poter ricominciare (come fa intuire di sfondo un'eco di musiche delicatissime). Dà colori e senso a questi intimi contrasti l'interpretazione a dir poco eccezionale di Michael Caine, nel pieno e solido possesso di una tale gamma di atteggiamenti e di reazioni mimiche che molto difficilmente si vedrebbe un altro attore, pur di molti meriti, recitare al suo posto. Il film è lui, sono le sue rughe, i suoi sguardi sospesi, la sua arte. Un vero regalo per chi ama il cinema." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo - Roma', 11 aprile 2014)

"Da quando la terza età è diventata uno dei soggetti più frequentati dal cinema, i film sulla vecchiaia hanno preso ad assomigliarsi. Ci sono quelli sulla gestione del desiderio in età avanzata (come 'Qualcuno da amare', girato a Tokyo da Kiarostami, che naturalmente va ben oltre il tema). Quelli che affrontano la malattia o la morte del partner (il capolavoro è 'Amour' di Haneke). Infine i film in cui l'età avanzata è l'ultima occasione per fare ordine. 'Mister Morgan', storia di un vecchio professore di filosofia americano sperduto a Parigi, dove è venuta a morire la moglie francese, sembra unire questi tre filoni con finezza e qualche pedanteria. Riscattate dal mercuriale Michael Caine, che riesce a dare ogni possibile sfumatura al personaggio restando sempre un tono sotto al previsto. Per lasciare a noi il piacere di indovinare cosa prova davvero. La prima parte sembra dominata dal risveglio del desiderio, e in parte lo è. Ma l'incontro casuale tra il vecchio accademico e la giovane maestra di danza Clémence Poésy, gentile, graziosa (non troppo graziosa per fortuna), molto disponibile con quell'anziano spaesato che le ricorda suo padre, prelude ad alchimie perfino più delicate. (...) Diretto dalla tedesca Sandra Nettelbeck, che moltiplica ad arte digressioni e false piste, 'Mister Morgan' tocca ogni possibile corda sentimentale (abusando un poco dell'espediente che fa parlare Caine con la moglie come se fosse ancora lì). Ma lascia che a sbrigarsela siano sempre gli attori, eccellenti, senza mai cavare le castagne dal fuoco a colpi di regia. Una scelta di 'understatement' che è anche il vero pregio di questo film amabilmente démodé. Curiosità: la massima che unisce il colto professore alla giovane ignorante («C'è una crepa in ogni cosa...») non è di un filosofo. È di Leonard Cohen." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 14 aprile 2014)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy