Mission: Impossible

USA - 1996
L'agente della CIA Ethan Hunt è nei guai sia perché il suo superiore, Jim Phelps, è caduto in una trappola a Praga, assieme a tutti gli agenti della squadra, ad eccezione della propria moglie, Claire, sia perché il direttore Kittridge lo sospetta di doppio gioco. Indagando su Internet, l'agente scopre che un certo Job, il traditore, vuole fornire la lista dei nomi degli agenti speciali in Oriente a Max, nome in codice di una donna che gestisce parte dell'ex servizio spionistico sovietico. A lei Ethan, dopo aver rivelato che il "dischetto" contiene solo parte della lista ed era un'esca per eliminare lui ed i suoi, promette di consegnare l'elenco al completo. Per far questo si avvale di due professionisti ex agenti come Krieger e Luther presentatigli da Claire che decide di affiancarlo nella rischiosa operazione. Il gruppo ora organizza, introducendosi in abiti da vigili del fuoco ed usando validissime attrezzature uno spericolato colpo nel cuore stesso della CIA: trafugare su un "dischetto" i dati dal computer generale. A Londra riappare "misteriosamente" Jim: pur in gravi condizioni, prende anche lui il treno Londra-Parigi sul quale deve avvenire la consegna a Max. Ma sul treno c'è anche Kittridge con i suoi uomini. Ottenuto il "dischetto", Max indirizza per la ricompensa Ethan nel bagagliaio, dove Jim attende la moglie, che gli chiede di risparmiare Ethan, tenendosi il denaro, e svelando così la sua complicità nella trappola organizzata dallo stesso Jim. Ma in realtà è Ethan, truccato da Jim che la sta ascoltando. Il vero Phelps non tarda a sopraggiungere, ma l'incontro è televisto, tramite speciali occhiali, da Kittridge, che ora sa la verità. Phelps tenta di involarsi con un elicottero guidato da Krieger, altro complice, ed Ethan ha il suo da fare per impedire la fuga ed abbattere il velivolo. Hunt viene così reintegrato e i suoi genitori (imprigionati ingiustamente per ricattarlo) liberati.

CAST

NOTE

- REVISIONE MINISTERO SETTEMBRE 1996.

CRITICA

De Palma, però, pur aspirando da sempre ad imitare Hitchcock, qui si è limitato a citarlo alla lontana, mettendo di suo certi climi sospesi in cui si distingue difficilmente il falso dal vero (quella curiosissima pagina del ricevimento in ambasciate con gli agenti che hanno nascosto negli occhiali delle piccole telecamere...) e lasciando che quasi in tutto il resto prevalessero i giochi ed i giochetti degli effetti speciali. Ce ne sono d'ogni tipo: alcuni si rifanno ai moduli e alle soprese della serie televisiva o dei più noti film di James Bond (non ultime le penne con veleno), altri, e sono i più, mettono in mostra le tecnologie più avanzate per far trattenere il fiato con gli espedienti più ingegnosi e più furbi, privilegiando ad ogni pagina il computer, vero e forse unico padrone, ormai, di film di questa fatta. I personaggi, così, a parte la necessità di correre sempre e di mettersi in situazioni in apparenza disperate - quel protagonista appeso ad un filo, come un pesce che abbia abboccato all'amo! - non hanno quasi nessun peso psicologico (Tom Cruise, che qui si chiama Ethan Hunt, è solo un riflesso pallido di quel celebre Rollin Hand cui avevano dato vita nella serie prima Martin Landau e poi Leonard Nimoy) ma, onestamente, non ha grande importanza: l'impresa ha e vuole avere solo un forte impatto epidermico per suscitare in platea tutte le ansie e tensioni necessarie. Le ottiene, non si discute, ed è inutile, quindi, chiedere di più. Neanche a De Palma, che ormai non è più quello degli Intoccabili. (Il Tempo, Gian Luigi Rondi, 17/9/96)

"Nella tradizionale struttura alla James Bond, con tipetti e tipacci inseriti al punto giusto, De Palma ci ha infilato di tutto: reminiscenze dell'amato Hitchcock (il protagonista a un certo punto è il classico fuggitivo in stile 'Intrigo internazionale'), un pizzico di 'Topkapi' miscelato a '2001: Odissea nello spazio' (Cruise sospeso nel vuoto del sancta sanctorum si muove come un astronauta) e un contorno di baracconate muscolari alla Stallone. In tutto ciò trovano poco spazio gli spunti sentimentali (semplici accenni che coinvolgono le fascinose Emmanuelle Béart e Kristin Scott-Thomas), i pressoché inesistenti spessori psicologici e perfino quella che dovrebbe risultare la maggiore sorpresa del film, l'inattesa (ma non tanto) identificazione del Supernemico. Parlare di recitazione sarebbe come mandare un critico teatrale a giudicare i partecipanti della partita a scacchi di Marostica. Questo è 'Mission: impossible': un grande gioco in cui ciò che conta è lo svariare delle immagini, l'accumulo degli effetti speciali, la pressoché costante moltiplicazione degli eventi visti in diretta attraverso una miriade di monitor come a confermare che la nostra è ormai una società in cui ogni cosa è spettacolo. Nella indiavolata direzione di De Palma, travolgendo passione e ideologia, il ritmo vince tutto". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera')

"Dopo l'inizio praghese, il film ha altri due assi nella manica: la fantastica sequenza dell'infiltrazione nelle stanze segrete della Cia (con quel Cruise penzolante dal soffitto che non può non ricordare, anche per il biancore della scenografia, gli astronauti fluttuanti di 2001) e l'inseguimento finale in treno. Tutto il resto è contorno, raccordo, specchietto per le allodole: per i poveri ingenui che credono che il cinema sia ancora racconto". (Alberto Crespi, 'l'Unità')

"Defaillance? No, questo film respira con narici umane. E poi. Aggiornate le spie seguendo Tom Clancy rispetto alla serie tv anni 60-70 con Peter Graves: agenti segreti globetrotter, triplice tradimento come programma minimo, vendono al miglior offerente bombe atomiche e dignità. De Palma è in forma nonostante sia pressato dal capo che lo ha fortemente voluto, e dall'assalto di un copione triadico: la prosa d'atmosfera, quasi da tutela dell'ambiente, di Robert Towne (Chinatown); una penna rapida che gli ambienti li disintegra, del dino-mitardo David Koepp ('Jurassic Park'); l'enfatica freddezza di Steven Zaillan ('Schindler's list'). 'Indipendance day', vedremo, vale doppio. Alla stessa scena metà ridono, metà tremano. Metà colgono l'invenzione, metà la citazione... Qui la probabilità di avvincere è triplice. (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto')

"Costretto a dimostrare la sua redditività al botteghino dopo troppi film senza successo - belli ('Vittime di guerra' e 'Carlito's Way') o brutti - ('Il falò delle vanità' e 'Doppia personalità') che fossero, di fronte alle leggi del mercato hollywodiano poco conta - De Palma si è messo, per sua stessa ammissione, 'al servizio' di un progetto supposto 'vincente' e l'ha portato a termine. Senza infamia ma soprattutto senza lode. Perché l'attualizzazione di una serie televisiva americana pensata in piena guerra fredda aveva bisogno di ben altro che un cast di volti noti e le 'prevedibili' scene madri. Per dirigerla ci voleva almeno un po' di ironia, come hanno imparato persino Schwarzy e James Bond. Invece, nella tela di ragno che avvolge un agente segreto americano tradito da tutti e accusato lui stesso di doppio gioco, d'ironia non se ne vede nemmeno l'ombra. (Paolo Mereghetti, 'Sette')
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