Mio papà

ITALIA - 2014
2/5
Mio papà
Il 35enne Lorenzo lavora come sommozzatore su una piattaforma petrolifera al centro del Mediterraneo ed è uno dei migliori nel suo campo. Professionalmente appagato, vive un'esistenza piuttosto libera e quando ha bisogno di maggiore svago prende il gommone per scendere a terra e cercare avventure e conquiste. Lorenzo ci sa fare e la compagnia femminile non gli manca mai, ma dopo l'incontro con Claudia, una ragazza diversa dalle altre, tutto cambia: la passione scoppia presto e, contravvenendo alle sue regole da single incallito, decide di passare la notte a casa di lei. Ed è qui che conosce Matteo, il figlio di Claudia che ha solo sei anni e che stravolgerà per sempre la sua vita...
  • Altri titoli:
    My Dad
    La prima stella cadente
  • Durata: 92'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Produzione: MOVIE AND, RAI CINEMA
  • Distribuzione: MEDITERRANEA PRODUCTIONS
  • Data uscita 27 Novembre 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Il dilemma dell'uovo e la gallina si ripropone, con i dovuti distinguo, anche al cinema: viene prima la forma o il contenuto? Il paradosso, com'è noto, non ha soluzione, o meglio lo si risolve solo ammettendo la necessaria compresenza di entrambi: non c'è uovo senza gallina, e viceversa.
Gran parte dei film italiani sbagliano perché scelgono: alcuni hanno solamente l'uovo, altri solo la gallina. Se l'uovo è la forma e la gallina il contenuto, Mio papà di Giulio Base è una gallina che fa tanti coccodè. Alcuni, va detto, necessitano d'attenzione.
Lasciamo perdere il percorso di maturazione di un uomo (Giorgio Pasotti, anche co-sceneggiatore), che da eterno ragazzo deve imparare a fare il padre: quello è un tasto ampiamente battuto, un cliché della narrazione cinematografica. Però il coraggio di ribadire - oggi che il dibattito sulle adozioni omo dilaga tra isterie e opposti conformismi d'opinione - che un bambino ha bisogno di una mamma e di un papà quali insostituibili architravi della sua formazione merita di essere sottolineato. Se non altro come provocazione.
Così come è inedito lo sguardo posato sulle figure dei patrigni, sempre più numerosi in un'epoca di mamme separate, divorziate e auto-fecondate che decidono di dare in delega, ai loro partner, la paternità dei propri bambini. I patrigni assolvono spesso alle funzioni che di norma spetterebbero ai padri naturali, mentre magari quest'ultimi non hanno tempo né voglia di occuparsi dei figli. Eppure per lo Stato vale solo la relazione anagrafica, quella stabilita dal sangue. E che succede se la madre e il patrigno si separano? Che succede se la donna muore e i figli, che per anni hanno imparato a vivere e ad amare questi papà acquisiti, vengono riconsegnati obtorto collo ai padri naturali? Parliamone.
Ma se dal parlare si passa al vedere, inteso non come mero esercizio di un senso, ma come esperienza che dall'occhio circuita tra cuore e cervello, ecco che Mio papà abbonda di idee (di coccodè) e manca di concetti (che è il modo in cui le idee acquistano forma: le uova). Non c'è immagine che resti, si allunghi, abbia profondità. E' assente un progetto di messa in scena, un modo di dire le cose "a modo". Il film ha un approccio (di)mostrativo inseparabile dalla scrittura, di cui finisce per sottolineare le rigidità: i personaggi restano sulla carta (e gli attori accartocciati), le emozioni seguono la scaletta, la drammaturgia ha l'impianto della pagina 777 del televideo (persino il colpo di scena - o colpo basso? - è derivativo: ne abbiamo visto uno uguale in un film americano di qualche anno fa, One Day...).
E il capitale dell'immagine, la sua opaca e ambigua facciata, dilapidato nella trasparenza senza contorno né sfondo dell'iconismo televisivo. Laddove i coccodè dominano e con le uova si fanno le frittate.

NOTE

- HA OTTENUTO IL CONTRIBUTO DEL MIBACT.

- FUORI CONCORSO ALLA IX EDIZIONE DELLA SEZIONE AUTONOMA E PARALLELA 'ALICE NELLA CITTÀ' (FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA, 2014).

CRITICA

"Il tema preso di mira da Giulio Base, con lodevole semplicità ma onestamente anche con troppa piattezza, e quello della paternità non-naturale, della sua problematicità ma anche delle promesse di bellezza che può riservare." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 27 novembre 2014)
"Dramedy delicato, tutto virato al rapporto padre-figlio con evidenti echi dall'esperienza personale di Pasotti che ha contribuito alla sceneggiatura e che nel film offre una delle sue interpretazioni più convincenti. Nei panni di Matteo il piccolo prodigio Niccolò Calvagna (...)." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 27 novembre 2014)

"Non servono legami di sangue per poter essere considerati genitori. Un tema interessante e attuale, trattato in modo elegante." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 27 novembre 2014)

"Un bel film, dedicato a tutti i patrigni d'Italia, ha aperto Alice nella città alla Festa di Roma: «Mio papà» di Giulio Base è scritto da Giorgio Pasotti (anche interprete) che si è basato su storie personali. Se fare il papà è difficile, è molto più dura smettere: questo impara Lorenzo (Pasotti) (...). Nel cast, oltre a Pasotti, Finocchiaro e Davoli, si fa notare il piccolo Niccolò Calvagna, otto anni ma già veterano sul set: suo padre è il regista Stefano Calvagna, che lo ha fatto esordire davanti alla macchina da presa quando era ancora neonato (...)." (Dina D'Isa, 'Il Tempo', 17 ottobre 2014)
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