Mio caro dottor Gräsler

ITALIA - 1989
Il dottor Grasler, cinquantenne medico termale, morbosamente legato alla protettiva sorella Friederike, dopo il suicidio di costei lascia l'isola di Lanzarote, dove ha soggiomato durante l'inverno e torna in Ungheria a esercitare la sua professione. Avvertendo il vuoto della propria vita cerca, pur sempre esitante ed incerto, la donna ideale, che crede di trovare in Sabine Schleheim, la giovane e volitiva figlia di un cantante ritiratosi dalle scene. Intimorito all'idea di sposarsi, si allontana da Sabine e ha modo di amoreggiare con Katharina, un'avvenente ragazza popolana disinibita e disponibile che gli muore fra le braccia contagiata dalla scarlattina. Frastomato per questa morte e per aver appreso che l'illibata sorella Friederike ha nutrito molte segrete passioni (e l'insospettabile amico Bohlinger è stato uno dei suoi amanti) il dottor Grasler cede alle lusinghe della vedova Sommer, che somaticamente è simile a Friederike, e sposatala, insieme a lei e alla sua bambina dispettosa ed insopportabile, torna a Lanzarote per trascorrervi l'inverno.

CAST

NOTE

- PREMIO DAVID 1990 PER MIGLIORE FOTOGRAFIA A GIUSEPPE ROTUNNO.

CRITICA

"L'operazione è riuscita a metà: dove l'apparato paratelevisivo non permette abissi di profondità, nonostante gli accurati 'interiors' della regia, l'attenzione risale in superficie con la splendida scenografia dal cuore liberty di Burchiellaro, che spazia dal regno austroungarico all'isola di Lanzarote, di fronte al Marocco, lo smalto fotografico insuperabile di Giuseppe Rotunno, lo sfarzo psicologico dei costumi di Milena Canonero e Alberto Verso; il tutto battuto dai fin troppo riconoscibili refrain morriconiani. (...) Ancora una volta protagonista è un male oscuro, una paura che mangia l'anima, l'intuito di un disastro che si concretizzerà poi nella prima guerra. Faenza, narratore qui munito di scientifica freddezza, sceglie con ottimo intuito freudiano di far interpretare la sorella e poi la vedova dalla stessa brava attrice, quella Miranda Richardson che 'ballò con uno sconosciuto' alcuni anni fa, mentre Kristine Scott-Thomas gioca sorridendo con i capricci del destino, Von Sidow gorgheggia una partecipazione straordinaria e Adorf è l'amico che rivelerà al dottore la doppia vita e il doppio sogno di Frau Sommer, Carradine, carnefice e vittima di se stesso, organizza il suo piccolo girotondo guardando al di là del suo presente." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 6 Aprile 1990)

"Lo schema di Schnitzler, se vogliamo, ma non i succhi e le intenzioni. Faenza, oltre a tutto, tenendo le redini di personaggi così svuotati di ragioni vere, ha mostrato di esitare spesso sui toni da dar loro e se qui ha insistito sul plumbeo - le morti, le malattie, i rimorsi ed i dolori - là ha creduto divertente raccontare fatti e persone del tutto sopra le righe arrivando a delle esasperazioni comiche quasi fastidiose, in contraddizione non solo con le atmosfere dolenti e sospese del resto ma, specie nel finale, con i limiti stessi del gusto. (...) E così nei confronti degli interpreti. Keith Carradine è il dottor Glaser, ma né il personaggio riletto a quel modo né le cornici attorno gli si addicono, Miranda Richardson ('Ballando con uno sconosciuto') viene costretta addirittura in due parti, in una, però (quella della sorella) è lugubre, nell'altra (la vedova) sfiora la caricatura; di sfondo due grandi del cinema mondiale, Max von Sydow, doppiato con voce tonitrua, e l'ungherese Mari Torocsik confinati entrambi quasi ai rango di comparse. Non lo meritavano." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 31 Marzo 1990)

"Caso rarissimo nel cinema italiano: un film produttivamente perfetto, di impeccabile qualità internazionale nell'accuratezza professionale che si manifesta anche attraverso interpreti bravi scelti e diretti con molta intelligenza, nella fotografia di Giuseppe Rotunno, nel costumi di Milena Canonero, nell'art direction di Giantito Burchiellaro, nei luoghi ben trovati in Ungheria, nel budget adeguato. (?) Collocata da Roberto Faenza nel periodo precedente la prima guerra mondiale, consapevole del momento storico ma del tutto priva di luoghi comuni mitteleuropei o 'finis Austriae', la storia ha un protagonista sorprendentemente contemporaneo: un antieroe seducente e irresoluto, straniero in un mondo con il quale non riesce a identificarsi, incapace di decidere per mancanza di scelte appassionanti o davvero desiderabili, turista dell'esistenza. Keith Carradine, affascinante, distratto, malinconico, lo recita nella maniera distante che è la scelta di stile del regista e che a tratti diventa freddezza; fra le attrici bravissime, Miranda Richardson è la più completa e vitale, Kristine Scott-Thomas la più esigente e raffinata." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 13 Aprile 1990)
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