MIO CARO ASSASSINO

ITALIA - 1972
Sul greto di uno stagno la polizia rinviene il corpo di un uomo, Umberto Paradisi, decapitato da una scavatrice. Si tratta, in apparenza, di un omicidio colposo, ipotesi che il susseguente suicidio del presunto responsabile, il manovratore, sembrerebbe avvalorare. In realtà, come scopre ben presto il commissario Luca Peretti incaricato del "caso", né l'uomo s'è ucciso con le proprie mani, né il Paradisi è vittima di una disgrazia: in entrambi i casi ci si trova di fronte al delitto. Proseguendo le indagini, il poliziotto si convince dell'esistenza di un misterioso legame tra i due omicidi e il rapimento di una bambina, Stefania Moroni, il cui cadavere era stato a suo tempo ritrovato, assieme con quello del padre, in una casamatta prospiciente lo stagno. L'ipotesi è quasi certamente giusta, ma l'assassino di Paradisi e del manovratore, precedendo ogni volta il commissario, riesce a eliminare a una a una le persone in grado di confermarne la validità. Fortunatamente una si salva dalla furia omicida dell'ignoto criminale: è la compagna di un rigattiere, la cui casupola sorge proprio di fronte alla casamatta in cui Stefania era stata imprigionata e uccisa. La donna possiede, senza saperlo, un oggetto sul quale la bambina era riuscita, facendolo rotolare fuori dalla sua prigione, a imprimere l'immagine del rapitore. Con tale prova in mano, il commissario smaschera il pluriomicida il quale, dopo aver rapito e ucciso, per odio, la piccola e suo padre, s'era poi dovuto sbarazzare anche del Paradisi (che, agendo per una compagnia di assicurazioni, era giunto vicino alla verità) e via via di tutti coloro che avrebbero potuto contribuire a identificarlo.
  • Durata: 102'
  • Colore: C
  • Genere: HORROR, THRILLER
  • Specifiche tecniche: CINEMASCOPE EASTMANCOLOR
  • Produzione: B.R.G. PRODUZIONE FILM (ROMA) , KRAMOT CINEMATOGRAFICA TECISA (MADRID)
  • Distribuzione: JUMBO SURF FILM

NOTE

- REVISIONE MINISTERO GIUGNO 2000

CRITICA

"A mezza strada fra il giallo vero e proprio e il film "noir", il lavoro si basa da una parte sull'intreccio, peraltro assai macchinoso, e, dall'altra, sulla ricerca di effetti truculenti. Diseguale nel ritmo, spesso rallentato da inutili divagazioni e prolissità, il film presenta anche numerose incongruenze, che gli tolgono credibilità." (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 72, 1972).
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