Minnie e Moskowitz

Minnie and Moskowitz

USA 1971
Seymour Moskowitz, un trentenne dalla lunghissima capigliatura e dai baffi a manubrio, è un naïf nella mentalità e nel comportamento, infantilmente attaccato alle automobili, vive fungendo da custode in autoparcheggi e perviene a Los Angeles sperando in un miglior futuro nella medesima professione. Nella stessa città, vive Minnie Moore, impiegata in un locale museo, non giovanissima, abbastanza ricercata secondo usanze recepite passivamente dalle mode e da tempo legata a un uomo sposato. Circostanze fortuite mettono in contatto questi due personaggi, praticamente solitari entrambi poiché anche Minnie viene abbandonata dall'amante dopo che la moglie legittima ha tentato il suicidio. La relazione esteriormente burrascosa e turbata ancor di più dall'intrusione di altri personaggi falsi, come le rispettive madri - Sheba Moskowitz e Georgia Moore - che tentano di opporsi al matrimonio. Ciò nonostante, Seymour e Minnie si amano profondamente e si sposano.
SCHEDA FILM

Regia: John Cassavetes

Attori: Gena Rowlands - Minnie Moore, Seymour Cassel - Seymur Moskowitz, Val Avery - Zelmo Swift, Timothy Carey - Morgan Morgan, Katherine Cassavetes - Sheba Moskowitz, Elsie Ames - Florence, Jack Danskin - Dick Henderson, Sean Joyce - Ned, Lady Rowlands - Georgia Moore, Eleonor Zee - Sig.ra Grass, John Cassavetes - Jim (non accreditato, Judith Roberts - Moglie, Bruce Brown - Marito (non accreditato, Elizabeth Deering - Ragazza, David Rowlands - Prete, Holly Near - Irlandese, Alexandra Cassavetes - Ragazzina in tutù (non accreditata, Zoe R. Cassavetes - Bambina (non accreditata

Soggetto: John Cassavetes

Sceneggiatura: John Cassavetes

Fotografia: Alric Edens, Michael D. Margulies, Arthur J. Ornitz

Musiche: Bo Harwood

Montaggio: Frederic Knudtson

Costumi: Helen Colvig

Altri titoli:

Así habla en amor

Durata: 118

Colore: C

Genere: COMMEDIA

Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85) - TECHNICOLOR

Produzione: AL RUBAN PER LA UNIVERSAL PICTURES

Distribuzione: C.I.C. (1977)

CRITICA
"Si tratta di un esempio tipico di cinema-verità alla moda di un Cassavetes ingiustamente tenuto lontano dalla distribuzione italiana (...): un montaggio nervoso; una fotografia splendida nel suo apparente disordine da improvvisazione; degli interpreti genuini, privi di vezzi da scuola teatrale o cinematografica; suoni e rumori assai significativi; delle figure a tutto tondo, sia che si tratti di personaggi di primo piano, sia che appaiano con la fugacità delle più inopinate esperienze di vita. Il tema fondamentale, banalissimo se preso per come suona al di fuori del contesto di questo film, è l'amore che due 'solitari' costruiscono sul rude suolo di animi fatti sì di sincerità e disponibilità generosa e temprati da dure esperienze. Il tema, tuttavia, è arricchito dal sottile contrasto con i rappresentanti di una società in dissoluzione o alla ricerca di fatuità; ed è esplicitamente contrapposto all'amore come viene comunicato dallo schermo sul quale gli uomini sono sempre Bogart, Grant o Boyer, e le donne sono delle Bacall. ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 82, 1977)