Millennium - Uomini che odiano le donne

The Girl with the Dragon Tattoo

SVEZIA, USA - 2011
Il giornalista Mikael Blomkvist accetta la proposta di un ricchissimo industriale che gli chiede di indagare sulla sparizione, avvenuta diversi anni prima, di sua nipote Harriet Vanger. Nelle indagini sarà aiutato da Lisbeth Salander, una ragazza sociopatica e dal passato turbolento, che ha capacità fuori dal comune nel campo dell'informatica.

CAST

NOTE

- REMAKE AMERICANO DI "UOMINI CHE ODIANO LE DONNE" PRIMO FILM (DIRETTO NEL 2009 DA NIELS ARDEN OPLEV) TRATTO DALLA TRILOGIA "MILLENNIUM" SCRITTA DA STIEG LARSSON.

- CANDIDATO AI GOLDEN GLOBES 2012 PER: MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA DI FILM DRAMMATICO (ROONEY MARA) E COLONNA SONORA.

- OSCAR 2012 PER MIGLIOR MONTAGGIO. LE ALTRE CANDIDATURE ERANO: MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA (ROONEY MARA), FOTOGRAFIA, MONTAGGIO E MISSAGGIO SONORO.

CRITICA

"Dimenticate la prima versione svedese, detraete l'abusata moda del giallo scandinavo, perdonate qualche vezzo d'autore o diktat di produzione (come affidare il ruolo del vulnerabile Blomkvist all'ultimo 007). Otterrete un thriller d'autore che rievoca inevitabilmente 'Seven', titolo-rivelazione di Fincher, o il più tardo 'Zodiac'. Ma con molto estetismo della violenza in meno, e con un'attenzione tutta spostata sul fronte della conoscenza. Sissignori: è perché è un'avventura intellettuale che questo 'Millennium' americano (ma tutto ambientato in Svezia) appassiona più della sua versione autoctona. E dalla collaborazione fra lo smarrito Blomkvist e l'imbattibile hacker Lisbeth Salander (sorprendente Rooney Mara, ectoplasmatica ma piena di appetiti, dunque sempre stranamente fisica) che deriva la forza innegabile di questo film. Costruito in larga parte come un ipertesto che collega foto, mappe, scritti, ricordi, tracce di ogni natura, in un'indagine che finirà per travolgere i due detective portandoli verso l'amore e verso la morte. Del resto Fincher è anche regista di 'Social Network'. E 'Millennium' non parla di incesto, nazisti, tatuaggi, torture, parla del mondo sempre più immateriale in cui dobbiamo vivere. E della nostalgia del corpo che ne deriva." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 3 febbraio 2012)

"Una Audrey Hepburn dei nostri tempi, con piercing e tatuaggi, fragile e indomabile, cinica e generosa, minuta e tostissima, in perenne guerra con le istituzioni e un mondo di maschi perlopiù disgustosi, dichiarata incapace di intendere e di volere dall'assistenza sociale eppure hacker geniale, capace di risolvere misteri del passato e di combattere e distruggere un gigante economico con il solo aiuto di un computer. Lisbeth Salander, la protagonista femminile della trilogia 'Millennium' di Stieg Larsson è uno dei più originali e affascinanti personaggi della letteratura popolare degli ultimi anni. Un idolo per milioni di giovani lettori dello scomparso scrittore svedese e probabilmente la vera ragione di tanto successo. (...) L'idea del regista David Fincher e dello sceneggiatore Stephen Zaillian di centrare tutta la storia di 'Uomini che odiano le donne' sul personaggio di Lisbeth Salander (...) deriva forse da esigenze commerciali. Il pubblico del cinema americano è composto per tre quarti da adolescenti. Ma la trovata funziona molto bene sul piano narrativo e rende il film molto più interessante di quello svedese visto due anni fa. La fortuna di Fincher è stata anche di trovare una giovane attrice con un formidabile talento, Rooney Mara, in grado perfino di oscurare il nascente mito di Daniel Craig, ormai l'attore preferito di Steven Spielberg, che interpreta la parte del protagonista, il giornalista Mikael Blomqvist." (Curzio Maltese, 'La Repubblica', 3 febbraio 2012)

"Dopo i 65 milioni di copie vendute del libro, i tre film svedesi, il passaggio in tv e le infinite recensioni dei fans nei bar, in ascensore, in salotto, in taxi, accennare alla storia di 'Millennium - Uomini che odiano le donne' sarebbe come raccontare 'Via col vento'. (...) La trovata della storia non è il giornalista con molto fiuto e senza paura, cui Daniel Craig dà le astute movenze di un intellettuale versione 007, ma Rooney Mara, la tosta ragazzaccia dalle sopracciglia bianche con pochi anomali sentimenti ma delle mille sevizie che senza casco, piercing, tatuaggi e moto potrebbe anche essere Audrey Hepburn (o Jodie Foster). Il cast è tenebroso ed efficace, zeppo di scene madri e figlie nelle turgide occhiate di Christopher Plummer, del nativo Stellan Skarsgard, di Robin Wright e Joely Richardson e del teatrante Steven Berkoff, l'unico off a livello d'autore." ('Il Corriere della Sera', 3 febbraio 2012)

"Non che si sentisse poi la necessità di un nuovo adattamento dal romanzo di Stieg Larsson 'Uomini che odiano le donne', primo della trilogia 'Millennium', ma il remake americano firmato David Fincher fa il suo dovere di thriller cupo e inquietante." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 3 febbraio 2012)

"Dalle prime sequenze, i credits travolti da 'Immigrant Song' dei Led Zeppelin, siamo in un mondo scurissimo, la materia del romanzo, che ha fatto il suo successo, è la sua capacità di toccare i tabù profondi della società scandinava, ma anche molto universali, la rimozione della storia, i fantasmi mai dichiarati di un passato nazista, la violenza familiare, l'orrore dei maschi che odiano le donne, tutto nascosto nel rito sociale come quello del pranzo durante il quale Harriet è scomparsa. Fincher però sposta i bordi della storia, al centro mette la relazione tra l'uomo e la ragazza, questo loro sfidarsi, sedursi, amarsi, la fragilità giovanissima che protegge l'uomo adulto, la fiducia che lui riesce pian piano a avere, la conquista di una carezza, la semplicità con cui lei ci fa l'amore. Un gioco che somiglia alle commedie sofisticate e ai méeo, il disordine che mette ordine nel caos." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 3 febbraio 2012)

"A Hollywood è di moda il cinema scandinavo: dopo i remake di 'Lasciami entrare' e della serie tv 'The Killing', è ora la volta di 'Uomini che odiano le donne', primo capitolo della trilogia 'Millennium' dal bestseller di Stieg Larsson. (...) Buono il cast, levigati i valori produttivi, ottima la regia di David Fincher ('Seven', 'The Social Network'): pur non travalicando i confini del genere, il suo 'Millennium' lo conferma cineasta abilissimo a giocare sulle atmosfere, intrecciando un affascinante rapporto personaggi/ambienti. Qui il paesaggio invernale di Stoccolma e dintorni è quanto mai suggestivo: anche se magari in questi giorni a colpire più prosaicamente noi italiani sarà il fatto che, nonostante gelo e neve, lassù tutto (treni inclusi) sembra funzionare a meraviglia." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 3 febbraio 2012)

"La Trilogia 'Millennium' di Stieg Larsson è andata incontro prima in Svezia e poi dovunque a uno straordinario successo editoriale. Rinnovato largamente quando i tre romanzi fra il poliziesco e il thriller, ma anche con forti impegni sociologici, vennero portati sugli schermi in Svezia, il primo, 'Uomini che odiano le donne', ad opera di Niels Arden Oplev, gli altri due, 'La ragazza che giocava con il fuoco' e 'La Regina dei castelli di carta', affidati a Daniel Alfredson, svedese come l'altro. Adesso è la volta di Hollywood che con il film di oggi dimostra di voler puntualmente seguire l'ordine cronologico dell'uscita dei tre romanzi. Si comincia così con 'Uomini che odiano le donne', sugli stupratori e i violentatori sempre tanto numerosi anche in Svezia. Rivisti però attraverso una trama che li fa scaturire, in una cornice di quasi generale corruzione pubblica e privata, da un groviglio di personaggi e di fatti all'insegna - sempre - di una suspense pronta a sconfinare anche nel mistero. (...) Chi ha letto quel primo romanzo lo troverà qua e là un po' sintetizzato, ma il testo di Steven Zaillian (lo sceneggiatore di 'Schindler's List') e la regia di David Fincher (si ricordi il suo recente 'Social Network') son riusciti a ricavarne un film di fortissime tensioni, con pagine dure e, anche aspre sulle violenze sessuali e sulle vendette di chi le ha subite, costruendovi in mezzo dei caratteri, sia in primo piano sia di sfondo, di lucida evidenza. Con ritmi che tendono con successo ad ansie laceranti. Danno volto ai caratteri centrali Daniel Craig, tre volte 007, qui al meglio della sua mimica e dei suoi gesti, e Rooney Mara nella parte aggressiva e complessa di Lisbeth. In quella stessa parte, nel film svedese, avevo molto ammirato Noomi Rapace. L'altra la eguaglia, forse superandola." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo Roma', 3 febbraio 2012)

"La versione americana della saga di Stieg Larsson, qui al primo capitolo, fa giustizia degli adattamenti autoctoni e televisivi del thriller svedese più venduto al mondo. La trilogia, cotta e mangiata in un paio d'anni, diretta in prima battuta da Niels Arden Oplev e proseguita dal fratello di Tomas Alfredson (autore del raffinatissimo 'La talpa') sebbene restituisse le atmosfere svedesi con una certa autenticità, non riusciva a farci piombare nel buco nero della bianca Svezia per quanto piatta è la sua rappresentazione. Con David Fincher (autore che amiamo a dispetto di tutti i suoi eccessi) le cose stanno diversamente, già a partire dai titoli di testa con quel balletto da performing art, tutto di pece nero ammantato e scosso dalle note cinetiche di Jimmy Page e Robert Plant nella loro 'Immigrant Song'. (...) Ora, a parte le seduzioni fincheriane, le ossessioni per il serial thriller ('Seven' e 'Zodiac'), l'arte scenica del suo estro visivo, quello che più rileva in questo 'Millenium' è il gioco ancora seduttivo tra i due protagonisti, tra il maturo giornalista finanziario e la ragazza interrotta con ciglia ossigenate, capello nero corvino e occhi gelidi e profondi. (...) Siamo sicuri che Fincher si divertirà a continuare quest'avventura svedese, visto che ha scoperto nella giovane Rooney Mara un vero portento." (Dario Zonta, 'L'Unità', 3 febbraio 2012)

"Non è un remake. «Mi sono basato unicamente sul libro di Larsson». David Fincher ha ripetuto questa dichiarazione talmente tante volte che legittimo sorge il dubbio dell'auto-convincimento. Meglio si rassereni il premiato regista di 'The Social Network', 'Fight Club', 'Seven' ed altri hits: il suo nuovo non si eleverà a 'cult' (lo sono già i nordici libri coi dignitosi e patriottici film) ma di certo sosterà in positivo nei cine-pensatoi di inizio 2012, e probabilmente pure nei botteghini. In USA hanno apprezzato, l'Europa sentirà un po' la mancanza degli zigomi di Noomi Rapace ma tant'è, la yankee Rooney Mara si è pure guadagnata una nom all'Oscar con la sua Lisbeth Salander 'revisited' mentre Daniel Craig non è mai stato così sexy. Il filmone (160 minuti) tiene dall'inizio alla fine, fedele alla location svedese resa più pop dal made in Usa, e restituisce con un ritmo incalzante il tocco di un cineasta che - ormai - con la macchina da presa fa quel che gli pare (o quasi)." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 2 febbraio 2012)
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