Michel Petrucciani - Body & Soul

Michel Petrucciani

FRANCIA, GERMANIA, ITALIA - 2011
3/5
Michel Petrucciani - Body & Soul
La vita e la carriera del grande compositore e pianista jazz Michel Petrucciani, scomparso nel 1999 appena trentaseienne. Una ricca collezione di interviste e materiali di archivio ci racconta la storia di un uomo dall'incredibile talento, che ha dovuto sconfiggere un pesante handicap fisico (dovuto a una malattia genetica, l'osteogenosi imperfetta, che lo aveva colpito fin dalla nascita) per diventare un gigante della musica.
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: DOCUMENTARIO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: LES FILMS D'ICI, LIAISON FILMS, LOOKS FILMPRODUKTIONEN, PARTNER MEDIA INVESTMENT, ARTE FRANCE CINEMA
  • Distribuzione: PMI DISTRIBUZIONE
  • Data uscita 22 Giugno 2011

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Senza musica la vita sarebbe un errore. Un'intuizione che Nietzsche deve avere avuto quando ancora era sano di mente. E ragione gli dà la visione del toccante documentario che Michael Radford ha dedicato a Petrucciani (Michel Petrucciani - Body & Soul), la cui vita - deturpata dal nanismo e dall'alterazione osteogenica - sarebbe stata addirittura un orrore se non fosse stata sublimata dalla musica.
Nato nel 1962 con una grave patologia alle ossa, nano e fragile come un uovo di cristallo, Michel non ha avuto per questo un'esistenza sfortunata. Tutt'altro. Radford (Il postino) propende anzi per un narrazione ribaltata, attratta dalle grazie ricevute dal pianista (l'amore del padre, musicista che seppe infondergli passione e conoscenza del jazz; le mani enormi, sproporzionate rispetto al corpo, argani raffinati capaci di sostenere il peso di un talento smisurato; una forza di volontà incrollabile, maturata in simbiosi col "dono") e costruita - oltre la prevedibile parabola di un riscatto - come un vero e proprio detour narrativo: Body & Soul si rivela così un film sul movimento in assenza di motilità (il successo porterà il pianista in giro per il mondo), una testimonianza di libertà pur con tutte le limitazioni fisiche, il ritratto di un gigante dentro il corpo di un nano.
Un miracolo d'esistenza raccontato in sordina, attraverso materiali d'archivio e interviste, dall'infanzia al concerto eseguito alla presenza di Giovanni Paolo II, nel 1997, apoteosi di una carriera fulminante. Petrucciani morirà due anni dopo di polmonite, a soli 36 anni.
E' il momento di massima commozione del film, quello in cui il suo corpo sbagliato rioccupa la scena, reimpone le sue regole, spezza l'incanto. Un momento breve, ma necessario. Utile a riaffermare la forza di uno spirito capace di sollevarsi sopra la gravità della natura. E poco importa se il rischio è una lacrima di troppo. Scrisse ancora un filosofo: "Ciò che non è straziante è superfluo, almeno in musica". Probabilmente aveva ragione anche lui.

NOTE

- PROIEZIONE SPECIALE AL 64. FESTIVAL DI CANNES (2011).

- REALIZZATO CON MINISTERO LA PARTECIPAZIONE DI: ORANGE CINEMA, MINISTERO DELLA SOLIDARIETÀ E DELLA COESIONE SOCIALE DIPARTIMENTO DELL' INFORMAZIONE E DELLA COMUNICAZIONE, MIBAC-MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI-DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA, MEDIENBOARD BERLlN-BRANDENBURG GMBH

CRITICA

"Che bellezza, invece, ritrovare l'avventura umana e artistica, l'irripetibile pianismo e l'energica coscienza dell'handicap del compianto Michel Petrucciani nel documentario omonimo di Michael Radford ('Il postino'). Testimoniano i fratelli musicisti, sulla immediata genialità dai tre ai tredici anni, gli amici sulla sua brama di vivere versata nella musica, tra notti insonni e tanta droga, le tre mogli, che non omettono accenni alla sua 'vigorosa normalità". E molte immagini del 20enne alto 50 centimetri che si arrampica elegantemente sul seggiolino dello Stanway e domina quel nervoso, battilenante jazz d'improvvisazione sui classici, che conosce tutto il mondo." (Silvio Danese, 'Giorno-Carlino-Nazione', 14 maggio 2011)

"A Michel Petrucciani, pianista jazz di straordinario talento, il regista de 'Il Postino' Michael Radford ha dedicato un documentario bello e struggente che ha incantato il pubblico del festival. Il film, racconta il regista inglese, è nato su commissione. Ma la storia di quel musicista geniale, colpito da una rara malattia genetica eppure capace di superare ogni ostacolo grazie alla sublime leggerezza della sua arte, lo ha sconvolto. (...) Per comporre il suo omaggio Radford ha cercato ovunque materiale di repertorio, interviste e testimonianze inedite. Nelle sue intenzioni, il film non è solo un tributo all'uomo e all'artista dal tocco raffinato e sapiente, ma anche 'un viaggio alla ricerca della vera natura della creatività'." (Titta Fiore, 'Il Messaggero', 15 maggio 2011)

"II gigante di un metro sfotteva il mondo. Perché il mondo non poteva che a lui inchinarsi. II pianista Michel Petrucciani visse di un talento jazz ineguagliabile, e di una malattia - l'osteogenesi imperfetta - che lo rese freak e prodigio. Francese del '62, fu il primo straniero al Blue Note di NY. II pianoforte gli parlava e lui rispondeva, ebbe 4 mogli e donne ovunque: visse con ironia e sregolata ubiquità un'esistenza a mille, tutta d'un fiato, che si fermò a 36 anni. Radford ('Il postino') tenta di intercettarne l'unicità costringendosi ad evitare la retorica. Ne esce un ritratto piuttosto vibrante, dove il fenomeno forse supera il musicista, di cui il pur interessante contesto è tiepido sfondo. Ma poche colpe: i confini tra le parti restano un mistero. Da vedere in sala e poi, tornati a casa, mettersi all'ascolto." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 23 giugno 2011)

"L'odissea esistenziale di Michel Petrucciani, scomparso a soli 36 anni nel 1999, rischia di oscurarne la parabola artistica. (...) 'Body and Soul', per dirla tramite il sottotitolo (preso in prestito dalla celebre canzone, cavallo di battaglia di tanti jazzisti) del bel documentario dedicato al musicista francese da Michael Radford. Il quale intreccia con efficacia i fili di un privato vissuto a mille da un uomo che, intuendo di avere poco tempo, non si negava a nessuna esperienza (droghe, alcool, eros, e anche vere relazioni sentimentali, matrimoni, un figlio); senza però far mai dimenticare allo spettatore che a essere al centro del ritratto e a motivarlo sono la passione e il talento dell'artista. Sembrava moribondo il jazz quando Petrucciani apparve sulla scena internazionale; e lui, abbracciato al piano con il suo piccolo corpo sofferente, lo rivitalizzò." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 24 giugno 2011)

"C'era il rischio di un certo disordine e di qualche scompenso narrativo, Radford, invece, pur seguendo quasi sempre l'ordine cronologico dei fatti che ci espone, riesce, ad ogni svolta della sua narrazione a raggiungere senza sforzo una precisa unità di stile, senza che mai si debbano segnalare fratture tra le tante pagine in cui si tengono in primo piano le esecuzioni pubbliche di Petrucciani e quelle che allineano invece i suoi momenti privati, ricavando soprattutto da questi ultimi il ritratto a tutto tondo di un uomo coraggioso in grado di vincere la propria infermità per amore della musica ed anche, in ultima analisi, della stessa vita. Un documento esemplare." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo cronaca di Roma', 24 giugno 2011)

"Era alto un metro e due centimetri il musicista francese Michel Petrucciani, affetto da una rara forma di degenerazione ossea. Il nanismo non gli impedì di avere una vita intensissima, anche sul piano sentimentale, e di diventare uno dei più eccelsi pianisti di jazz del Novecento. Il bel documentario dell'inglese Michael Radford ripercorre, tra interviste e immagini d'archivio, spesso toccanti, mai ruffiane, la breve esistenza, trentasei anni, e la carriera, applauditissima, di un genio, dotato di sorprendente autoironia e sospinto da una voglia insaziabile di vivere." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 24 giugno 2011)
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