Melbourne

IRAN - 2014
4/5
Melbourne
Amir e Sara, una coppia, decidono di trasferirsi a Melbourne per completare gli studi. Un tragico evento però scuoterà le loro vite, proprio poche ore prima della partenza per l'Australia.
  • Durata: 91'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Produzione: JAVAD NOROUZBEIGI PER IRANIAN INDEPENDENTS
  • Distribuzione: MICROCINEMA
  • Data uscita 27 Novembre 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco

E’ tutto pronto, o quasi. Amir e Sara, giovane coppia, stanno per partire alla volta di Melbourne per continuare i loro studi. A poche ore dal volo, però, un tragico imprevisto li terrà imprigionati dentro quella casa. Che piano piano si svuota di mobili, parallelamente al continuo andirivieni di persone, tra traslocatori, vicini e parenti: restano solo Amir e Sara, il loro drammatico segreto e l’impossibilità di comprendere quale sia la cosa giusta da fare. Ammesso ne esista una… Il paragone con il cineasta iraniano più significativo dei nostri giorni, Asghar Farhadi, non è peregrino: l’esordiente Nima Javidi, classe 1980, sembra aver assorbito intimamente il cinema dell’affermato connazionale (Una separazione, Il passato) e la sua opera prima, Melbourne, richiama alla mente anche le cifre stilistiche ed emotive care a Roman Polanski: rinchiusi in un appartamento che, svuotandosi di cose, finirà per lasciarli sempre più soli con quel dramma inaspettato, i due protagonisti (Payman Maadi e Negar Javaherian) continuano a sognare un futuro altrove ma sono costretti a confrontarsi con un evento che, giocoforza, potrebbe costringerli a rimanere lì per sempre. Una metafora sull’immobilismo dell’Iran? Forse. Per farlo, Javidi sceglie le atmosfere di un thriller dell’anima, dove il tempo che scorre serve apparentemente a creare convinzioni che, solamente un attimo dopo, vengono stravolte dagli eventi. Fino all’acme di un finale tutt’altro che consolatorio. Glaciale.

NOTE

- FILM DI APERTURA, EVENTO SPECIALE FUORI CONCORSO, ALLA 29. SETTIMANA INTERNAZIONALE DELLA CRITICA (VENEZIA, 2014).

CRITICA

"Il caso. L'imprevisto. Il destino. E quindi il cinema e il piacere di raccontare la morale come un thriller di sentimenti a porte chiuse anche se citofono e campanello squillano di continuo e i cellulari impazzano. Straordinario film iraniano che piacerebbe molto sia a Kafka sia a Polanski, e potrebbe «doppiare» il caso Oscar «Una separazione» con un tour trionfale di festival. Il regista Nima Javidi parla del senso di colpa e di responsabilità di una giovane coppia in partenza-studio da Teheran all'Australia. (...) rovistando nell'inconscio con la pila di Dostoevskij e con una capacità di scrittura strepitosa. Il neorealismo delle parole lascia però spazio, in quest'opera prima di eccezionale suspense etica, a una ombra più ingombrante che proietta le silhouette di Amir e Sara sul palcoscenico di un mondo in vena di autodistruzione. La commedia si tinge di nero, fa leva sulla nostra angoscia sotterranea. La tenuta del thriller è un perfetto mosaico di attori (Negar Javaherian e il bravissimo Peyman Moaadi del film di Farhadi) al servizio della menzognera verità della storia (necessario un ossimoro), dove un crudele gioco del destino sotterra a valanga anni d'amore, proponendo infine di non credere più a nulla se non al valore del caos e alla magia della menzogna." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 27 novembre 2014)

"Dopo i film di Ashgar Farhadi (Oscar per 'Una separazione'), il cinema iraniano continua l'indagine generazionale sulla borghesia del Paese. Lo fa raccontando una vicenda racchiusa tra le pareti di un appartamento di Teheran ma capace di aprirsi a interrogativi universali. (...) il clima festoso vira in tragedia costringendo lo spettatore, inizialmente a proprio agio, a specchiarsi nei protagonisti mentre cuociono al fuoco lento della paura, della rabbia, delle bugie. Siamo nell'ambito del 'Kammerspielfilm', il dramma da camera caro all'espressionismo: unità di tempo e luogo e impostazione teatrale. Però il giovane regista e sceneggiatore Nima Javidi ha fiato abbastanza per impedire che, nel chiuso di un appartamento concepito come uno spazio mentale, si respiri mai aria viziata." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica, 27 novembre 2014)

"Inquadrato tra l'arrivo e la partenza i un taxi, Melbourne di Nima Javidi è un film d'esordio presentato dalla Settimana della Critica alla Mostra di Venezia 2014. Le generazioni di cinema iraniano si susseguono, con la caratteristica di un livello sempre alto di realizzazione e questo non fa eccezione, anzi ci porta una visione nuova della realtà iraniana soprattutto perché il racconto si fa geometrico, astratto in maniera più evidente del solito. Un calcolo di sceneggiatura abbastanza vicino allo stile del protagonista (...). Lo interpreta Payam Maadi un attore ormai famoso anche internazionalmente per aver ricevuto il premio Oscar a 'Una separazione', nato a New York da famiglia iraniana ed effettivamente laureato in ingegneria. Regala con sapienza (e in totale controtendenza a uno stile yankee) alla figura di Amir quelle sfumature di apparente solidità, incertezza, pavidità, gentile irresolutezza e scoramento controllato che abbiamo già notato nei personaggi maschili di alcuni film della nuova generazione. (...) Come fosse un controcampo dei film iraniani ambientati per le strade (e in particolare pensiamo al film che a Venezia era in concorso, 'Tales' della veterana Rakhshan Banietemad che espone numerosi spaccati di vita in esterni), qui tutto avviene tra le mura dell'appartamento che si trasforma un po' alla volta e sempre più convulsamente in una cittadella assediata, colpita come da proiettili dagli squilli dei cellulari, del telefono fisso, del videocitofono, dello schermo del computer, tutte «armi di distrazione» moderne che qui giocano un ruolo chiave. Come dicono gli sceneggiatori, in un film deve esserci il «deragliamento del treno» (...) . (...) in scena il thriller dotato di una interessante connotazione che unisce due tipici elementi cari al cinema iraniano: il senso di panico che deve crescere nello spettatore e la catalogazione, lo sguardo attento sulla società. Poiché i protagonisti sono chiusi in trappola nell'appartamento non riuscendo a prendere una decisione su come risolvere il drammatico evento, è la società intera ad affacciarsi via via alla porta, sotto forma di vicini, rigattieri e ragazzi di bottega, padroni di casa, madri, sorelle, nipotini curiosi che stanno per svelare il mistero. E quando non si presentano sono ugualmente presenti sotto forma di squilli ossessivi di cellulari che incrociano e moltiplicano le visite. (...) Certo non sveleremo l'intreccio, possiamo solo dire che si tratta di un fantastico congegno, un esordio eccellente, divertente nel suo sottile sadismo nei confronti dello spettatore." (Silvana Silvestri, 'Il Manifesto', 27 novembre 2014)

"Hitchcock si è reincarnato in un iraniano? Improbabile, ma nel caso abbiamo un nome: Nima Javidi, regista e sceneggiatore che ha conquistato pubblico e critica con l'opera prima 'Melbourne' (...). Le atmosfere non vi risulteranno sconosciute: siamo dalle parti di Asghar Farhadi, l'autore di 'About Elly' e dell'ultrapremiato 'Una separazione', da cui viene il protagonista Payman Maadi. (...) Solo il particolare può aprire all'universale: se convenite, 'Melbourne' è il vostro film, perché Teheran è Teheran e insieme ogni altra città, così come i due protagonisti sono due di noi. Sappiamo che sotto il tavolo c'è una bomba, ma quando, come (e se) esploderà? La suspense non ci molla, gli affondi psicologici vanno a segno, l'ineluttabile versa lacrime amare: l'Iran 'post Kiarostami' è anche meglio, 'Melbourne' è da applausi." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 27 novembre 2014)

"Notevole esordio per Javidi sulla scia del Farhadi di 'Una separazione' (il Lui della coppia è Payman Maadi, già star di quel bellissimo film). Finale tesissimo e ben orchestrato." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 27 novembre 2014)

"(...) un noiosissimo e inverosimile mélo iraniano. Che apre comunque la pista ai titolisti in panne. Basta mettere in scena una zia diretta a Cantù o a Toledo e il gioco è fatto." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 27 novembre 2014)

"Nonostante il finale lasci qualche dubbio sulla verosimiglianza, si sta sempre al passo dei due straordinari interpreti (lui il Moaadi dell' Oscar 'Una separazione' di Farhadi). Thriller etico con la perturbante tensione del cinema iraniano para neorealista. Esordio accurato e promettente." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 28 novembre 2014)
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