Meduse

Meduzot

ISRAELE, FRANCIA - 2007
Meduse
A Tel-Aviv si incrociano le storie di varie persone che cercano di cambiare la loro vita, ricominciando ad amare o riuscendo a ricordare o a dimenticare qualcuno o qualcosa. Keren si rompe una gamba durante il suo ricevimento di nozze ed è costretta a cancellare la sua luna di miele nel Mar dei Caraibi. Nello stesso momento, Batya incontra sulla spiaggia una strana bambina che inizia a seguirla quasi fosse la sua ombra. La donna la prende sotto la sua ala protettrice e da quel momento la sua vita cambia radicalmente. Joy è una donna filippina che lavora come cameriera nella casa di una donna anziana e severa. Senza volerlo, Joy riesce a far sì che la donna riesca a riavvicinarsi a sua figlia, con cui ha smesso di parlare da anni.
  • Altri titoli:
    Les méduses
    Jellyfish
  • Durata: 78'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85)
  • Produzione: LAMA FILMS, LES FILMS DU POISSON, ARTE FRANCE CINÉMA
  • Distribuzione: SACHER DISTRIBUZIONE
  • Data uscita 16 Novembre 2007

RECENSIONE

di Boris Sollazzo

Se Babel fosse Tel Aviv. Etgar Keret e Shira Geffen, Camera d’Or all’ultimo Festival di Cannes, ci regalano con Meduse lo spaccato di un Israele diverso. Senza violenza, ideologie e sospetti ma con un mare conciliante, sfondo di dolci storie di solitudini. Due giovani sposi e una bella scrittrice triste. Una cameriera dagli affetti bizzarri alla ricerca perenne di una bimba e una fotografa “schiava” di immagini che non interessano nessuno. Una domestica immigrata dalle Filippine e un’anziana malsopportata. Una splendida Vie en rose cantata in ebraico da Corinne Allal. Un gioiello di regia, sceneggiatura e recitazione. Un film bello, atipico e diverso, come le sue attrici.

NOTE

- CAMÉRA D'OR ALLA 46ME SEMAINE INTERNATIONALE DE LA CRITIQUE (CANNES 2007), DOVE SI E' AGGIUDICATO ANCHE IL PREMIO SACD.

CRITICA

"Ci sono film che sembrano fatti della materia impalpabile delle emozioni, la materia cui danno forma con pochi tocchi leggeri e precisi impastando interno e esterno, vita e sogno, passato e presente. Diretto da una coppia di scrittori israeliani già molto affermati ma al debutto nel cinema, premiato con la caméra d'or a Cannes, 'Meduse' è uno di questi piccoli film miracolosi che parlano di piccoli miracoli quotidiani con il pathos, lo humour, l'efficacia delle fiabe impastate con la nostra vita di tutti i giorni. (...) Conforta sapere che in una società sotto tiro come Israele lavorino artisti dotati di tanta leggerezza. Capaci per giunta di passare con disinvoltura da un mezzo all'altro. Leggere per credere i folgoranti racconti di Etgar Keret pubblicati in Italia da e/o. Anche se 'Meduse' lo ha scritto sua moglie e lo hanno girato insieme, montandolo poi mentre nasceva il loro primo figlio. Più fiaba di così..." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 16 novembre 2007)

"Di Israele parlano tutti, ma nessuno la conosce. E' un paese che, per essere capito, va vissuto. Si deve entrare dentro l'animo tormentato di un paese eccezionale, nel bene e nel male, e anche disperatamente normale, sempre alle prese con contraddizioni laceranti. 'Meduse', che non è film politico o sociale in senso stretto, ci riesce con poetica naturalezza. Etgar Keret e Shira Geffen ci regalano spaccati di vita che vanno oltre le violenze, le ideologie, i sospetti e i pregiudizi. (...) Un viaggio alla scoperta degli altri e di sé, una diaspora continua, anche e soprattutto comunicativa, piena di sofferenza ma anche fonte di opportunità e nuove felicità. Un film bello, atipico e diverso come le sue attrici: Sarah Adler, Noa Knoller, Gera Sadler e Manenita De La Torre. Le magnifiche quattro." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 16 novembre 2007)

"Sei personaggi che ne accolgono altri e poi altri fino a definire la vita di una piccola comunità a Te1 Aviv, ognuno alla ricerca di un posto dove stare, combattendo una battaglia personale tra insicurezze a abbandoni, in un film dolcemente vero e toccante." (Dario Zonta, 'L'Unità', 16 novembre 2007)

"Solitudine, incapacità di comunicare, traumi del passato che riemergono, in un girotondo esistenziale imbastito secondo un meccanismo narrativo molto in voga nel cinema da una decina di anni. Ma qui colpiscono la limpidezza dell'immagine e una complessità che si palesa con la semplicità di un sogno, prima che ci arrischiamo a interpretarlo." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 16 novembre 2007)

"Storie di ordinaria solitudine e insoddisfazione, non segnate dalla guerra ma da una pace che lancia premonizioni. Le vie degli affetti sono infinite e il film ne rispecchia con emozionante precisione le traiettorie: ci si muove tutti come meduse, spinte da correnti sotterranee misteriose. E il reportage di ciò che un turista non vede a occhio nudo ma il cinema invece trasmette con i volti di bravi attori, con qualche contenuta sbrodolatura sentimentale. Accordi-disaccordi nel concertato senza voce solista di cui colpisce una complice, contagiosa tenerezza: gente che vive in una pace forse simulata e forse non solo per colpa della guerra: la paura mangia l'anima." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 16 novembre 2007)
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