Max Payne

USA - 2008
Max Payne
Max Payne è un poliziotto cui sono state uccise la moglie e la figlia neonata da criminali sotto l'effetto di Valkyr, una nuova droga. Determinato a trovare i produttori e gli spacciatori della droga, si fa arruolare nella DEA, la Drug Enforcement Agency, per stranare i colpevoli e compiere un'adeguata e liberatoria vendetta. Si troverà a combattere con la famiglia mafiosa che controlla il mercato del Valkyr e, accusato ingiustamente della morte di un collega, verrà braccato anche la polizia. Calato in una situazione di incubo, continuerà la sua lotta solitaria.
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, DRAMMATICO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:2.35)
  • Tratto da: omonimo video game (di: Remedy Entertainment e 3-D Realms Entertainment) ideato da Sam Lake
  • Produzione: ABANDON ENTERTAINMENT, COLLISION ENTERTAINMENT, DUNE ENTERTAINMENT, FIRM FILMS, FOXTOR PRODUCTIONS
  • Distribuzione: 20TH CENTURY FOX ITALIA
  • Data uscita 28 Novembre 2008

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Fino a un certo punto le cose sono chiare. Un detective solitario (Mark Wahlberg) indaga sull'omicidio di moglie e figlio. Sono coinvolti energumeni con le braccia tatuate di demoni alati, che assumono sostanze blu fluorescenti, prodotte dalla casa farmaceutica in cui lavorava la defunta signora. Poi tutto s'ingarbuglia, il caos (anche stilistico) prolifera, la soluzione - evidente per tutti- sfugge al protagonista. La coerenza narrativa non deve essere stata la preoccupazione principale degli artefici di Max Payne, omaggio al videogame che ha innovato l'uso delle interfacce e le coreografie di ascendenza cinematografica. La script di Thorne utilizza persino materiali e situazioni dell'arcade, mentre John Moore – che aveva diretto il remake de Il presagio – si adopera nel ricreare atmosfere malsane e artifici visivi di dubbio impatto (una New York banalmente sommersa dalla notte perpetua e la pioggia battente), cercando di unire l'action contemporaneo al noir classico. La sintesi si riduce a una rintronante ammucchiata di effetti sonori e pistole, sbirri corrotti e mostri in CG, nostalgie di Bogart e - ogni riferimento all'impassibile Wahlberg è del tutto intenzionale - pietrificati epigoni. Maximum Pain.

CRITICA

"Sembra una trama seria, e forse lo è, ma la fonte è un famoso videogame. Con Wahlberg e Kunis." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 28 novembre 2008)

"Poca luce, sia morale sia materiale: i personaggi si muovono in un limbo tecnologico che non dà molte emozioni e che appartiene al finto cinema. Non so se esista un'epica, né tanto meno un'etica, del video-cinema, ma questi personaggi, a metà tra il vecchio Callaghan di Eastwood e i giustizieri della notte di Bronson con qualche accenno pure al sempre di corsa Bourne, appartengono ai primordi di un genere che qui il regista John Moore, esperto di remakes, si limita a rinfrescare con gli effetti digitali ma rispettando le qualità dell'originale videogioco. Il suo film migliore rimane Dietro le linee nemiche, ma qui i tempi del videoplay non si assimilano a quelli sintetici del racconto che utilizza le riprese in soggettiva mettendo lo spettatore nei panni del ribelle protagonista Payne. Ma gli effetti più speciali sono chiamati phantom, il che permette un approccio diverso di slow motion chiamato bullet-time, nel solco dei proiettili al ralenti inaugurati da 'Matrix'. Mark Wahlberg, passato dalle boogie nights del porno alla ricerca degli scandali perduti, a queste notti truci di violenza, corre e spara dopo aver dichiarato in privato la sua estraneità, come padre, alla pedagogia del fantasy per educare il suo piccino. La bellona di turno è Mila Kunis, l'invecchiato Beau Bridges e nel gruppo si distingue anche l'ex giovane e moschettiere Chris O'Donnell." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 28 novembre 2008)

"Il regista John Moore ha fatto in questo senso le cose perbenino, ricorrendo a un sistema di cineprese che permette di adottare il bullet-time, ossia il marchingegno che permette di conferire più vigore veristico al tradizionale processo di slow motion delle immagini. Tutto sta nella predisposizione di platea: qualora si gradisca un tourbillon adrenalinico e fine a se stesso, il gioco vale la candela; ma se al cinema si chiede di sprigionare una tensione epica, meglio procurarsi i vecchi dvd dei giustizieri della notte alla Charles Bronson." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 29 novembre 2008)
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