Matrix Resurrections

USA - 2021
3,5/5
Matrix Resurrections
Thomas Anderson (aka Neo) è sì nel mondo reale ma ancora tormentato da sogni e visioni a cui non riesce a dare un significato logico. Temendo di avere problemi psicologici, decide di raccontarli al suo analista per cercare di comprenderli. Sembra non ricordare molto del suo passato (tanto da incontrare Trinity e non riconoscerla) e le visioni si fanno sempre strane e frequenti. Quest'ultime gli permettono però di capire che in realtà egli si trova incastrato in una falsa realtà. L'incontro con alcuni personaggi ed altre vicissitudini contribuiscono a riportare Neo alla consapevolezza che ciò che lo circonda non è quel che sembra...
  • Durata: 148'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASCIENZA
  • Produzione: LANA WACHOWSKI, GRANT HILL, JAMES, MCTEIGUE
  • Distribuzione: WARNER BROS. (2022); DVD, BLU-RAY, 4K ULTRA HD, STEELBOOK 4K ULTRA HD WARNER BROS. (2022)
  • Data uscita 1 Gennaio 2022

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Riecco Thomas Anderson (Keanu Reeves), ma come non lo conoscevamo: dietro una scrivania, designer di videogiochi, anzi, di un videogioco, The Matrix, che altro non è che la trilogia dei fratelli e quindi sorelle Wachowski. Non ne è solo la mente, ma la memoria, giacché dai suoi ricordi è venuto l’ipertesto, dalla sua vita lo storytelling: non quella di Thomas, ma di Neo, s’intende.

Il videogame ha avuto grande successo, e come non raddoppiare, remake o reboot che sia: lo pretende il suo capo, Jonathan Smith (Jonathan Groff). Ma la riluttanza esistenziale di Thomas non è totale, un residuo sfarfallio insinua il dubbio se sia realtà o immaginazione quel che sta (soprav)vivendo, e se il Bianconiglio vada seguito una volta ancora: il frutto della conoscenza, ovvero la fatidica pillola rossa per sfuggire a Matrix, gli verrà porta da un nuovo gruppo di Hacker, guidato dalla tosta e punkettona Bugs (Jessica Henwick). Che c’è dietro il quotidiano, che c’è dentro Neo? L’amore probabilmente, per la cara vecchia Trinity (Carrie-Anne Moss), che ora forse si chiama Tiffany.

Tagliamo corto, battezzato nel 1999 con il primo, inarrivabile e seminale Matrix, corroborato così e così da Reloaded e Revolutions nel 2003, il franchise dei Wachowski ha fatto la storia, e non solo del cinema, ora dopo ventidue anni è arrivato il momento, complice la volontà di Warner Bros. opportunamente evocata e stigmatizzata su schermo, di ritornare al futuro con un quarto capitolo, Matrix Resurrections, scritto – con David Mitchell e Aleksander Hemon – e diretto dalla sola Lana Wachowski.

Che film è? Domanda pertinente, però non troppo: il tentativo – letteralmente – sensibile è di agire in modo – letteralmente – sensibile sul meccanismo di causa-effetto dell’Hollywood industriale, sul congegno – e la congerie… – degli universi cinematici marveliani e non, sul post hoc ergo propter hoc che anziché modellare poetiche informa modelli matematici, ovvero esigenze commerciali.

Ecco se Warner a Lana ha fatto prendere la pillola blu, ovvero la cura Thomas, Lara a Warner prescrive de facto la cura rossa: grande è la confusione sotto il cielo di questa resurrezione, anzi, Resurrections plurale, quindi se non il film comunque la situazione ideologica è eccellente.

Non solo il diritto, ma il dovere di scelta: Neo torna da profeta pragmatico, non schiva più, fa scudo, è meno fico, più incassatore, e ancora in forma il prestatore d’anima e corpo Keanu Reeves, che nelle sequenze action pare quasi allenarsi per John Wick 4. Di uno due, Neo e Trinity, destituita da simulazione, anzi, Simulatte da soccer mom & milf e recuperata alla, ehm, forza: non stupisce dato il percorso Wachowski, questa resurrezione è sopra tutto transizione, ed è un vettore eterodosso, pacchiano a tratti, coraggioso sempre, immaginifico talvolta, derivativo molto, della saga e del resto, ma anche sommatorio con beneficio, summatorio con poesia.

Si può trovare, se non di tutto, di molto in questo Resurrections, a partire dagli interpreti: Neil Patrick Harris nel ruolo dell’Analista, il terapista di Thomas, Priyanka Chopra Jonas per la saggia –e terribilmente noiosa – Sati, Jada Pinkett Smith che ritorna quale Niobe, l’agguerrita Generale che lottò per la sopravvivenza di Zion e, ovvio, Morpheus, non più Laurence Fishburne, ma il colosso Yahya Abdul-Mateen II. E arrivando, in piena conformità, anzi, omogeneità all’assunto poetico e cosmogonico, al déjà-vu, che non è solo effetto nostalgico, raccordo rassicurante, ubi consistam del fandom, ma presa in carico e presa di coscienza di questi ventidue anni, delle devoluzioni sociali, evoluzioni politiche, involuzioni cinematografiche, di un tutto – sì, un tutto – non accorciato per sunto, non approcciato per estetica, ma riguadagnato per aritmia, cuore e tempo insieme.

Ci piace rivedere Neo, ci piace rivedere Trinity, ritrovare Matrix, ripensare nella durata del film il perdurare dell’originale, ripensare in questo “futuro al ritorno” come sono gli altri remake, sequel, reboot, spin-off su piazza globale e come (non) sia questo?

Film labile ma non precario, permeabile ma non colabrodo, materico ma non materiale, Resurrections ci chiama alla scelta, ci spalanca i ricordi – gli uomini che cadono dalle Torri del 9/11, qui fatti proiettili, e l’obiezione di coscienza e la libertà di cura, e il Covid… – e, appunto, i déjà-vu, intra e interfilmici.


Direte, tra ondivaga filologia, non fideistica filososfia e refrattarietà al narcisismo (e solipsismo), non si uccidono così anche i cult? Forse, ma così si fanno risorgere, di più, si risorgono i film.

Lunga vita, dopo la morte, dentro il Matrixverso, oltre il fenomeno dentro il noumeno, oltre la perfezione dentro la pascaliana scommessa, oltre il prodotto indietro agli ingredienti: ecco Resurrections.

NOTE

- QUARTO CAPITOLO DELLA SAGA PRECEDUTO DA MATRIX (1999), MATRIX RELOADED (2003), MATRIX REVOLUTIONS (2003).

CRITICA

"Il rilancio della saga ci riporta nel mondo virtuale creato da macchine dotate di intelligenza artificiale per asservire gli umani, la neuro- simulazione chiamata Matrix, dove ritroviamo i personaggi che conosciamo bene (...). La riduzione della potenza maschile a vantaggio di quella femminile è decisamente nell'aria del tempo e dà la misura dell' evoluzione avvenuta in un ventennio. All'inizio il film si configura come un oggetto ibrido tra soft-remake, sequel, revival e parodia (giocando sulla mitologia dei precedenti); poi lascia gradualmente il posto alla storia d' amore tra Neo e Tiffany, sviluppandola tra un pericolo e l' altro. In omaggio alla tradizione del format, l' ultima parte è strapiena di scene d' azione, varie ed efficaci per regia e montaggio anche se meno memorabili di alcune viste negli episodi precedenti: in particolare i combattimenti tra Neo e l' agente Smith.Nelle due ore e mezza di Matrix Resurrections il cultore della saga potrà comunque ritrovare il bullet time ,la tecnica delle evoluzioni per schivare i proiettili che fu una delle attrazioni della saga. Oltre a indimenticati dettagli, come i riferimenti ad Alice nel Paese delle Meraviglie : il Bianconiglio, lo specchio, la pillola rossa e quella blu. A confronto con la portata innovativa del Matrix originale, il quarto capitolo non può evidentemente contare sull'effetto-sorpresa; tuttavia non svilisce il mito originario (ma su questo i pareri divergono) e si posiziona tra i migliori blockbuster della stagione." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 27 dicembre 2021).
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