Maternity Blues

ITALIA - 2011
3/5
Maternity Blues
Clara, Eloisa, Rina e Vincenza sono detenute all'interno di un ospedale psichiatrico giudiziario per scontare la stessa condanna: infanticidio. Le quattro donne sono molto diverse tra loro e ognuna ha avuto la sua motivazione per compiere il disperato gesto, ma a legarle sarà il comune senso di colpa per un gesto che ha vanificato le loro esistenze. La forzata convivenza farà nascere amicizie e spezzate confessioni, generando un conforto mai pienamente consolatorio ma che farà apparire queste donne come colpevoli innocenti.
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: tratto dall'Opera letteraria "From Medea" di Grazia Verasani (Ed. Sironi)
  • Produzione: FULVIA MANZOTTI E THE COPRODUCERS, IPOTESICINEMA, FASO FILM
  • Distribuzione: FANDANGO (2012)
  • Data uscita 27 Aprile 2012

TRAILER

RECENSIONE

di Micol Lorenzato

Una volta si chiamava depressione post-parto. Oggi invece il suo nome è quello di una musica lenta e triste che evoca il pianto dell’anima: Maternity Blues. Questo il titolo che Fabrizio Cattani, classe 1967, sceglie per il suo ultimo lungometraggio presentato in Controcampo Italiano.
Una storia toccante, tratta dalla pièce teatrale From Medea di Grazia Verasani che senza commentarlo, raccoglie il dolore e il dramma di quattro madri colpevoli d’infanticidio. Un tema, quello della maternità, già presente nel Rabdomante (2006), spogliato da stereotipi e cliché, per proporre una profonda riflessione sui disturbi che posso colpire la psiche femminile in un momento così delicato della sua esistenza.
Quelle di Cattani sono madri divorate dal senso di colpa che si chiudono nella solitudine e nel dolore, incapaci di perdonare se stesse. Si aggrappano malinconiche l’una all’altra, nella penombra di una fotografia opaca e spenta. La macchina da presa si muove, le rincorre nelle loro menti, nei loro incubi.
Sottile e composto l’approccio con cui l’autore decide di affrontare queste storie di confine che non esplodono nel pathos ma lasciano parlare i silenzi. L’occhio indagatore del regista si sofferma sui volti, corrosi dalla tristezza, dell’impertubabile Clara (un’emozionante Andrea Osvart), di Eloise passionale e diretta (la convincente Monica Birladeanu), di Rina la sedicenne ragazza-madre (Chiara Martegiani) e di Vincenza (la veterana del gruppo che ormai al rimorso è abituata, interpretata da Marina Pennafina). La terapia a cui partecipano nell’ospedale del carcere dovrebbe aiutarle a capire che “il male si nasconde in ogni essere umano e che qualche volta purtroppo viene fuori”.

NOTE

- REALIZZATO IN COLLABORAZIONE CON IL COMUNE DI MASSA E LA PROVINCIA DI MASSA CARRARA.

- IN CONCORSO ALLA 68. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2011) NELLA SEZIONE 'CONTROCAMPO ITALIANO'. FABRIZIO CATTANI HA RICEVUTO LA MENZIONE SPECIALE DEL PREMIO LINA MANGIACAPRE.

CRITICA

"Quattro donne scontano in un penitenziario giudiziario la colpa di infanticidi commessi in depressione post partum, tra complessi di colpa, sentimenti di odio amore ed anche chiedendosi se la vera follia oggi non sia mettere al mondo un bimbo. Fabrizio Cattani riducendo dal teatro 'From Medea' costruisce un dramma a più voci senza piagnistei, un concertato femminile in cui si discute l'istinto materno e dove l'omicidio si allarga a raggiera verso assai infelici famiglie, nell'eterna domanda di chi sia il vero «mostro»." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 28 aprile 2012)

"Lo chiamano baby blues quel sentimento di angoscia, paura, tristezza che assale tante donne dopo il parto. E che in alcuni casi diviene intollerabile, scatenando una sorta di furia verso quel figlio che pretende l'assoluto, che ha invaso ogni spazio di vita, il sonno, le relazioni, il corpo... E può anche accadere che lo uccidano questo figlio come hanno fatto le protagoniste di 'Maternity Blues', il film di Fabrizio Cattani. (...) Cattani lavora a partire dal testo teatrale di Grazia Verasani, 'From Medea', in cui l'autrice sin dal titolo prova a ripercorrere questo mito e tabù insostenibile nella nostra società, la madre assassina, radicalmente conflittuale con l'idea di donna/madre. Non tutte le donne nascono madri, dice il film, rivendicando perciò l'assunto di una maternità come idea culturale, e sempre di più oggi, come scelta e non scontata evidenza. Il soggetto è difficile, Cattani nell'affrontarlo attraverso la poetica dei suoi personaggi non sembra però arrivare a una scrittura sfumata, finendo col ridurre a un certo schematismo la lettura del loro gesto. E le potenzialità che lascia intravedere, non riescono a arrivare a un compimento. Inoltre: perché lasciare fuori campo i maschi, mariti o compagni o quant'altro? Se l'idea, appunto, è quella di mettere in discussione la lettura naturale della maternità, allora è possibile che gli uomini siano solo accessori? Possibile che non abbiano nessuna responsabilità? Dove sono quando le loro compagne stanno male? Increduli o attoniti di fronte l'«orrore», non sanno guardare i gesti del malessere e del disagio? O è piuttosto una situazione di comodo in cui i soliti schermi - culturali e sociali - si replicano stancamente?" (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 27 aprile 2012)

"Come 'Quando è la notte' di Cristina Comencini, 'Maternity Blues' dell'esordiente Fabrizio Cattani affronta il tema terribile di una maternità non accettata o rinnegata: ma qui - come esplicitato nel titolo ('From Medea') del dramma di Grazia Verasani ispiratore della pellicola - quella dell'infanticidio non resta una mera fantasia; e le protagoniste Clara (una sorprendente Andrea Osvart), Eloisa, Rina e Vincenza, detenute in un ospedale psichiatrico giudiziario, vivono schiacciate sotto il peso della colpa omicida. La regista le ritrae con un umano sentimento di partecipazione che non comporta né giudizio né giustificazione; e, grazie al suo sguardo sensibile, queste quattro madri, che non cercano il perdono neppure da se stesse, alla fine ci appaiono (strano a dirsi) colpevoli, sì, ma senza colpevolezza." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 27 aprile 2012)

"Un'opera seconda. L'ha diretta Fabrizio Cattani, (noto soprattutto nel settore dei cortometraggi) dopo 'Il Rabdomante', un dramma fosco di impronta però quasi solo televisiva. Lo spunto, qui, è tratto da un testo teatrale di Grazia Verasani, 'From Medea', il cui titolo ci introduce già nel tema che, com'è evidente, si rifà al matricidio. (...) Un seguito di facce e di gesti, affidato ad immagini asciutte fino al riserbo, in cifre in cui, sulla condanna o sul perdono (i due autori sospendono il giudizio), trova spazi più intensi la pietà. La costruzione narrativa, tuttavia, risente molto delle origini teatrali dello spunto e i suoi tanti dialoghi ricordano molto più i racconti televisivi che non quelli che di solito si ascoltano al cinema. Pur riuscendo alla lunga a suscitare attorno alle vicenda dalle atmosfere precise, specialmente sul versante del dolore e, conseguentemente, in quello del rimorso. Le quattro protagoniste si impegnano molto in questo senso, specialmente Andrea Osvart, già vista e apprezzata proprio ne 'Il Rabdomante'. Anche le altre tre, comunque, meritano citazioni dalla rumena Monica Birladeanu, che ricorderete in 'Francesca' di Bobby Paunescu, a Chiara Martegiani, a Marina Pennafina. Con le mimiche giuste, tutte, per esprimerci le lacerazioni interiori senza mai contraddire la misura cui vuol tendere il film: spesso riuscendoci." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo Roma', 27 aprile 2012)

"Se lo stile ricorda una fiction tv, al film va riconosciuto il merito di aver trovato il giusto equilibrio tra emozioni e pudore, senza indulgere in facili spettacolarizzazioni, ma offrendo allo spettatore spunti di riflessione su un orrore che si può solo intuire." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 27 aprile 2012)

"Quattro donne, un ospedale psichiatrico giudiziario, lo stesso reato: infanticidio. Differenti le 'motivazioni', eppure qualcosa le lega: il senso di colpa, per un atto che ha vanificato le loro esistenze. Una volta si chiamava depressione post-parto, ora è musica, lenta, triste, un pianto dell'anima: 'Maternity Blues', scelto dal regista Fabrizio Cattani per adattare la pièce 'From Medea' di Grazia Verasani. Si raccoglie il dolore di e per quel gesto terribile, senza indulgere nel commento, piuttosto liberandolo in un flusso di (cattiva) coscienza, al di là del giudizio e della condanna: la palese intenzione non è il parto delle nuvole, ma mettere la camera nell'efferatezza, nell'ineffabile, nell'inaudito. Scordatevi Cogne e i plastici di 'Porta a Porta', dunque, qui non esplode il pathos, ma parla il silenzio dell'imperturbabile Clara (Andrea Osvart), la diretta Eloise (la Monica Birladeanu di 'Francesca'), la 16enne Rina (Chiara Martegiani) e la veterana Vincenza (Marina Pennafina). Se l'estetica è un po' piccina (fiction tv) e i dialoghi preda dell'eredità teatrale, 'Maternity Blues' conserva il coraggio: suona a morto, ma con l'innocente colpevolezza di queste donne." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 26 aprile 2012)
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