Mateo

FRANCIA, COLOMBIA - 2014
Mateo
Il 16enne Mateo vive con la madre in un quartiere povero e violento, lungo la valle del fiume Magdalena, in Colombia. Per aiutare economicamente la famiglia, il ragazzo raccoglie per conto di un suo zio il denaro proveniente delle estorsioni. La madre accetta a malincuore e per necessità i soldi guadagnati dal figlio in maniera illecita e una via d'uscita potrebbe essere rappresentata dal gruppo teatrale organizzato da un sacerdote coraggioso, Padre David, molto attivo nel recupero sociale degli adolescenti. La scoperta della libertà e della creatività sprigionate dallo stile di vita praticato dal gruppo porterà così Mateo a compiere una scelta difficile, dovuta anche alle pressioni effettuate da suo zio che gli chiede di trovare informazioni incriminanti sugli attori stessi...
  • Durata: 86'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: DÍAFRAGMA FÁBRICA DE PELÍCULAS, CINÉ-SUD PROMOTION
  • Distribuzione: CINECLUB INTERNAZIONALE (2015)
  • Data uscita 22 Gennaio 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Gianfrancesco Iacono

Colombia, valle del fiume Magdalena. Mateo (Carlos Hernandez) ha sedici anni e la sua vita non è certo facile come la sua età vorrebbe; cresciuto in un ambiente povero e ad alto tasso di violenza, il ragazzo è costretto a dividersi tra lo zio Walter, malavitoso locale che si serve di lui per la raccolta del pizzo ai piccoli commercianti del luogo, e la madre, una donna dal carattere forte che cerca in tutti modi di tenere il figlio lontano da una vita criminale.
Le cose cambiano quando, per evitare l’espulsione da scuola, Mateo accetta di far parte di un laboratorio teatrale diretto da padre David (Felipe Botero), un sacerdote coraggioso – ispirato alla figura reale di Guido Ripamonti, che da anni è attivo in Colombia nel recupero sociale degli adolescenti. Ben presto, la personalità coinvolgente del religioso entusiasma i giovani attori e instilla il dubbio, in Mateo, della possibilità di una vita diversa. Tuttavia, l’altra vita, quella segnata dalla violenza e dal crimine, impersonata dallo zio Walter, non è disposta a lasciare la presa sulle proprie vittime tanto facilmente.
La regista esordiente Maria Gamboa, anche lei colombiana, batte i sentieri del neo-realismo, ma laddove sarebbe lecito attendersi un pugno di ferro, la regista colombiana adopera invece il guanto di velluto, diluendo personaggi e situazioni in stilemi da fiction o telenovela che sia. Il taglio semidocumentaristico, del resto, non riesce a imporsi per coerenza e per forza rappresentativa. Nobili le intenzioni, attuali e scottanti i temi (Don Puglisi dovrebbe ricordarci qualcosa), inefficace però, e spiace dirlo, il risultato.

CRITICA

"Un film colombiano che narrativizza problemi reali: necessariamente piccolo, e tuttavia dotato di una solida drammaturgia, messo in scena con un linguaggio fluido e recitato molto bene da un cast di attori appartenenti a due diverse generazioni." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 22 gennaio 2015)

"Costruito come una pièce teatrale a partire da un genere piuttosto praticato nel cinema del latinoamerica, quello della gioventù prestata alla malavita. (...) Ma qui non siamo nella sofisticata Argentina, ma in Colombia, una antica tradizione di cinema, considerato per lo più un artigianato, oggi cinematografia ricca di nuovi stimoli, con alcune sorprese. Il film mette in scena con precisione il dramma più emblematico della storia umana, il tradimento di Giuda: Mateo accetta di partecipare alle lezioni di teatro per fare la spia allo zio sui componenti del gruppo, in modo da poterli in qualche modo incastrare. E' solo un po' alla volta che si rende conto di quello che sta facendo. La sua consapevolezza si muove di pari passo alla scoperta di un mondo diverso da quello in cui è cresciuto, di valori differenti. Il racconto è lieve e astratto, e racconta una situazione che precipita solo nella gestualità, nell'accennare drammi tanto diffusi da non costituire neanche più sorpresa." (Silvana Silvestri, 'Il Manifesto', 22 gennaio 2015)

"Ci mancava anche la Colombia con un filmino dignitoso, ma che pare preso dal mercatino dell' usato. (...) Amatoriale, come la recitazione dei protagonisti e una storia vista mille volte. Comunque dignitosa." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 22 gennaio 2015)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy