Master & Commander - Sfida ai confini del mare

Master & Commander: the Side of the World

USA - 2003
Master & Commander - Sfida ai confini del mare
Nell'aprile del 1805, nei mari davanti alla costa del Brasile, il vascello di sua maestà britannica 'Surprise' viene attaccato e gravemente danneggiato dalla fregata americana 'Norfolk'. Al momento di scegliere se tornare in porto per riparare i danni e curare i feriti oppure inseguire il nemico, il capitano della nave Jack Aubrey, noto per il suo coraggio, è fortemente combattuto fra dovere e rispetto per il suo equipaggio.
  • Altri titoli:
    The Far Side of the World
  • Durata: 138'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, DRAMMATICO, GUERRA, AVVENTURA
  • Tratto da: romanzo "Ai confini del mare' di Patrick O'Brian
  • Produzione: 20TH CENTURY FOX, MIRAMAX FILMS, UNIVERSAL, SAMUEL GOLDWYN COMPANY, COMMANDER PRODUCTIONS LTD.
  • Distribuzione: BUENA VISTA INTERNATIONAL
  • Data uscita 19 Dicembre 2003

NOTE

- OSCAR 2004 PER LA MIGLIOR FOTOGRAFIA E IL MIGLIOR MONTAGGIO SONORO.

CRITICA

"A dire la grandezza di quella scelta inglese è il film americano di un australiano interpretato da un neozelandese: è il club di Echelon che dall'intercettazione nel presente passa alla rappresentazione del passato. Perché il sottinteso politico sia più chiaro, Weir e John Collee - che firmano la sceneggiatura - alterano trama e tempi dei due dei tanti libri sul capitano Jack Aubrey scritti da O'Brian: rivale della 'Surprise' nel film non è più una fregata americana nel 1812, ma una francese nel 1805. Si passa cioè dall'anno in cui gli inglesi presero e incendiarono Washington al 1805 della guerra inglese contro i francesi di Napoleone. Ogni riferimento ad attuali rivalità non è casuale. Weir conferma di eccellere in ogni genere, dal bellico ('Gallipoli') al fantastico ('Picnic a Hanging Rock', 'L'ultima onda', 'The Truman Show'), dal drammatico ('Un anno vissuto pericolosamente') alla commedia ('L'attimo fuggente') e al giallo ('Witness'). Così, tornato dopo un quarto di secolo al film di guerra, ricostruisce una battaglia navale di due secoli fa come mai era stato fatto: anche la vita di bordo in 'Master & Commander' è verosimile e affiora che fra il capitano e il medico di bordo c'è più che amicizia. Il brindisi iniziale è doppiato, in modo fuorviante, 'alle mogli e alle amanti'; in versione originale c'è lovers, non necessariamente femminile. Né mancano nel film omaggi all'ammiraglio Nelson, che spirò in battaglia non fra le braccia di Lady Hamilton, ma di un amante senza apostrofo. Nel 2003 la Miramax ha proposto, prima di 'Master & Commander', gli ottimi 'Gangs of New York' e 'The Quiet American'. A chi associava Miramax a 'Il talento di Mr. Ripley' e 'Chocolat' pare un miracolo." (Maurizio Cabona, 'il Giornale Nuovo', 19 dicembre 2003)

"Raccontando la sfida sui mari al centro del romanzo 'Ai confini del mondo', ma recuperando elementi e personaggi da altri dei 19 romanzi di marina di Patrick O'Briall, una delle saghe moderne di maggiore successo, l'australiano Peter Weir ha confezionato un film praticamente perfetto. (...) La violenza brutale delle battaglie si alterna ai lunghi mesi di solitudine e privazioni di uomini preda della furia del mare e di quella umana, in un racconto fatto di immagini terse e bellissime. Una ricostruzione di accurato splendore pittorico, capace di offrire allo spettatore l'illusione di un realistico seppur fantastico viaggio in un'epoca lontana, quando dovere ed amicizia erano valori indiscussi. E fa francamente piacere che l'ottima partenza al botteghino americano abbia fugato i timori di Weir e del suo cast che non esistesse più un vasto pubblico per prodotti cinematografici di qualità." (Claudio Masenza, 'Ciak', 1 dicembre 2003)

"Tratto dalla saga letteraria di Patrick O'Brian, 'Master & Commander' segue la scia del grande romanzo di mare alla Melville, con risvolti psicologici che evocano certe pagine di Conrad (il che non gli impedisce di essere un film movimentato e pieno d'azione). Saldamente al timone, Peter Weir si prende il tempo necessario per una narrazione di largo respiro, che non ha nulla a che vedere con il videogame piratesco di cui sopra. Gli effetti speciali sono accurati, ma piuttosto cancellati che esibiti alla percezione dello spettatore; mentre il regista preferisce concentrarsi sul personaggio di Crowe e sul suo itinerario iniziatico, dove scontri e battaglie sono soprattutto le prove che questi deve affrontare per crescere di statura morale. Ligio alle superstizioni marinaresche, Weir non imbarca nell'impresa nessuna donna; il che non dovrebbe tuttavia pregiudicare i consensi del pubblico femminile, dato che l'identificazione filmica funziona - per sua essenza - indipendentemente dal sesso dei personaggi. Se il film ha una struttura narrativa classica, la modernità torna fuori nell'epilogo, che lascia intuire possibili sèguiti. Ma prima di allora, con ogni probabilità, di 'Master & Commander' sentiremo riparlare agli Oscar ." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 21 dicembre /2003)

"Visto che lo scrittore O'Brian (1914-2000) disprezzava il cinema, è un peccato che sia morto prima di vedere questa mirabile sintesi della sua gigantesca fatica letteraria. Avrebbe certo cambiato idea perché 'Master & Commander' è senza dubbio il più allucinante film di scontri navali realizzato finora. Siamo di fronte a una metafora della guerra, valida in terra e in mare per ogni tempo e Paese ma collocata in una cornice storica iperrealista. Pur avvalendosi di tutte le astuzie della tecnologia, Weir si sforza di far dimenticare la presenza degli effetti speciali descrivendo le fasi di una navigazione perigliosa dalle coste del Brasile fin oltre il Capo Horn. I marinai affrontano le nebbie e le tempeste, la frustrazione delle sconfitte e l'euforia delle vittorie, le cannonate in arrivo e le violenze del corpo a corpo; e il piccolo apprendista soffre con loro il mal di mare, le angosce della claustrofobia, la durezza della disciplina, l'orrore delle operazioni senza anestesia, la tragedia finale dei corpi cuciti nei sacchi da buttare nell'oceano. Non nascondendo le iatture che comporta, il film sembra dire: la guerra è quella che è, ai tempi di Napoleone come in Iraq c'è sempre stata e tanto vale farla bene. Niente di idealizzato né di politicamente corretto, anche se l'ossessione combattentistica del formidabile Crowe è temperata del sommesso controcanto umanitario del medico Paul Bettany in un duetto che ogni tanto li vede dialogare l'uno al violino e l'altro al violoncello. Peter Weir firma un monumentale film epico e stoico, che regala emozioni e non smercia bugie. Una nave dei folli in viaggio verso gli Oscar ." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 20 dicembre 2003)

"Grande, grande. 'Master & Commander - Sfida ai confini del mare' di Peter Weir, tratto dal romanzo di Patrick O'Brian pubblicato da Longanesi, non è soltanto un bellissimo film d'avventure di guerra e di mare: è pure etico e romantico, una lezione alla puerilità e alla cialtroneria della maggior parte del cinema corrente, un'evocazione affascinante di valori desueti (coraggio, patriottismo, senso dell'onore e del dovere, bravura, disciplina, amicizia virile), un'esaltazione del gusto del comando e del piacere di obbedire a un capo ammirato, rispettato. (...) Durante il viaggio, c'è quanto non manca in ogni film di avventure marinaresche: morti, mutilati e feriti, la memoria degli eroi, i ragazzini allievi ufficiali o mozzi sempre presenti sulle navi inglesi, discorsi sul nemico, frustate inflitte al marinaio irrispettoso, pericoli del mare in burrasca, luoghi incantati come le isole Galapagos, l'amputazione di braccia o gambe, il suicidio per acqua di chi non ce la fa, il linguaggio enigmatico. Son cose già viste molte volte. Mai realizzate così bene, con una maestrìa cinematografica degna del regista australiano sessantenne Peter Weir, con una rara accuratezza di ricostruzione storica. Il kolossal niente affatto pretenzioso né retorico guarda le battaglie per quello che sono: massacri. Non vittimizza né esalta, non altera il coraggio in crudeltà né la paura in viltà. Fanno parte del fascino profondo del film, recitato bene (non benissimo) da Russell Crowe, due elementi divenuti per gli spettatori contemporanei esotici, remoti: gli impeccabili valori produttivi e, all'opposto della vita comoda confortevole, il realismo con cui è descritta la vita scomoda e dura dei marinai." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 19 dicembre 2003)
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