Mariti in città

ITALIA - 1958
Alcuni mariti, dopo aver accompagnato le rispettive mogli nei luoghi dove trascorreranno un periodo di villeggiatura, approfittano della breve parentesi di solitudine per andare in cerca di più o meno facili avventure. Il professore, uomo anziano, si concede una gita ad Ostia con la servetta dei vicini, ma per poco non gli viene un attacco di fegato quando lo scambiano per suo padre; il maturo antiquario, sospettando, per un equivoco, che la moglie lo tradisca, cerca di sorprenderla sul fatto; ma questo non gli impedisce di accettare un appuntamento da una signora. Anche il marito sposato da poco, che ama sua moglie, quando incontra di nuovo la bella pittrice straniera conosciuta in passato, non sa resistere al suo fascino e la corteggia con successo. C'è infine l'impiegato non più giovane, che ama i cani ed approfitta dell'assenza della moglie cinofoba per portarsi a casa una cagnetta; ma anche qui c'è di mezzo una donna, e precisamente una donna di strada. Il promotore di tutte queste avventure extraconiugali è Alberto, scapolo irriducibile che vanta continuamente la propria libertà. Ma, al ritorno delle mogli dovrà collaborare per ristabilire la pace coniugale, sia in casa del giovane marito che in quella del maturo antiquario. Lui stesso, trascurando le profferte di una zitella, finisce per sposare la donna con cui convive, che ha minacciato di uccidersi.

CAST

CRITICA

"Tuttavia i motivi affrontati sono ancora e sempre quelli che, con esasperante monotonia, occupano di sé tanta parte della nostra produzione e che fanno ormai sempre più immiriserendosi e afflosciandosi: si direbbe che questi registi siano ridotti a vendere gli scampoli di uno 'stock', già in partenza poco fornito". (Anonimo, "Cinema Nuovo", 124, febbraio 1958).
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