Marina

BELGIO - 2013
3/5
Marina
Ispirato alla vita del famoso musicista Rocco Granata, sullo sfondo della discriminazione degli emigrati italiani in Belgio negli anni Cinquanta, è la storia di un bambino che lotta con un padre conservatore per conquistare un sogno: la musica. Il piccolo e vivace Rocco Granata ha 10 anni quando suo padre Salvatore è costretto a lasciare la famiglia per andare a lavorare in una miniera di carbone in Belgio. Dopo un anno, però, la nostalgia per l'uomo è così grande da spingerlo a chiedere alla famiglia di raggiungerlo. Rocco arriva così a Waterschei, la piccola città mineraria che sarà la sua nuova casa. Tuttavia, la gioia per il trasferimento si tramuta ben presto in una grande delusione: Salvatore, come tutti gli altri immigrati, vive in una miserabile baracca; la gente del posto è distante e diffidente; il clima è freddo e si parla una lingua che il bambino non capisce. Il desiderio di Salvatore di dare ai suoi un futuro migliore sembra svanire, sono poveri come prima ma in più sono emarginati, cittadini di serie b. E per Rocco le cose a scuola vanno ancora peggio. C'è solo una cosa che riesce a farlo stare meglio quando è triste: suonare come aveva imparato a fare al paese. Grazie alla musica, che gli ricorda la sua identità, ritrova infatti la fiducia in se stesso. Con il passare degli anni Rocco diventa sempre più bravo e, grazie alla rivoluzione musicale dell'epoca, scopre il jazz, la musica italo americana, Dean Martin, arrivando a formare una band - "Il Quintetto Internazionale" - con cui si esibisce nei locali. Salvatore, però, non approva le scelte del figlio; per lui vorrebbe un lavoro concreto utile a garantire quella sicurezza economica che purtroppo, anche dopo tanti anni di fatica, lui non è riuscito a raggiungere. Sognare va bene, ma arriva un punto in cui bisogna cedere alla realtà, e fare il musicista non è un 'vero' mestiere. Dopo l'ennesimo litigio, Rocco accetta malvolentieri un lavoro come apprendista meccanico. Non rinuncia, però, alla musica e di notte, all'insaputa del padre, continua a suonare con gli amici. Quando per fare colpo sulla ragazza che ama, Rocco compone una canzone bellissima intitolata "Marina", la fortuna sembra finalmente girare; ma è solo un'illusione. Il disco che un produttore gli fa incidere si rivela un fiasco, viene accusato di violenza sulla ragazza e suo padre, rimasto vittima di un incidente nella miniera, si ritrova all'improvviso senza lavoro e con un handicap incurabile. Il ritorno in Italia senza aver realizzato nulla di concreto è ormai inevitabile, ma Rocco decide di fare un ultimo tentativo: incide una nuova versione della sua "Marina" che inaspettatamente raggiunge un grande successo e diventa una hit internazionale cambiando la sua vita per sempre.
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Produzione: LUC EJEAN-PIERRE DARDENNE, CRISTIANO BORTONE, PETER BOUCKAERT PER ORISA PRODUZIONI, EYEWORKS FILM & TV DRAMA, LES FILMS DU FLEUVE; IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA, KINEPOLIS FILM, DISTRIBUTION, CONCENTRA
  • Distribuzione: MOVIMENTO FILM (2014)
  • Data uscita 8 Maggio 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Massimo Giraldi
Si può dire con buona certezza, a cinquanta anni dalla prima esecuzione, che Marina è un brano capace di segnare un'epoca. Con 100 milioni di  copie vendute, lo si ascolta e subito si rivede un periodo storico, un'atmosfera, un gusto musicale. Ricostruire i momenti che hanno portato alla nascita del brano è scelta giusta e interessante.
Arriva dunque il film, con lo stesso titolo, ispirato dal vero Rocco Granata, nel quale si racconta la vita di un ragazzo dodicenne che arriva in una cittadina mineraria del Belgio, sente una forte passione per la musica e deve scontrarsi con un padre conservatore per realizzare il proprio sogno. Si parte da un piccolo paese della Calabria nel 1948 e si finisce alla Carnegie Hall di New York, dove Rocco si esibisce a conferma del successo ormai raggiunto.  Proprio questo momento conclusivo (con Rocco che parla in italiano, il padre che lo ascolta in televisione e si commuove per la dedica e i ringraziamenti) può essere preso a misura di un errata distribuzione della materia. Il canovaccio consueto (il dolore dell'emigrante, le difficoltà di essere ‘straniero',  la nostalgia del  ‘ritorno a casa'…) diluisce fatti e avvenimenti secondo una successione dilatata e troppo sottolineata, con inevitabili cadute nel melò. Che va bene quando crea sintonia con sentimenti autentici, meno quando si trasforma in melassa fin troppo prevedibile.
Nelle due ore di durata, Stijn Coninx (già autore nel 1993 del pregevole Padre Daens) alterna sequenze di bella intensità espressiva ad altre lasciate a fungere solo da raccordo tra un passaggio e l'altro. Ossia non del tutto indispensabili.  Prima produzione tra Belgio e Italia dagli anni Sessanta, il film è ben supportato dalla presenza di Luigi Lo Cascio e Donatella Finocchiaro (il padre e la madre) e da Matteo Simoni nel ruolo di Rocco Granata. Il quale appare in un piccolo cameo a conferma dell'appoggio dato all'operazione.

NOTE

- FILM DI INTERESSE CULTURALE. REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DELLA DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI; CON IL SOSTEGNO DI FONDAZIONE APULIA FILM COMMISSION; SVILUPPATO CON IL SUPPORTO DI MEDIA - PROGRAMMA DELL'UNIONE EUROPEA.

- EVENTO SPECIALE, FUORI CONCORSO, ALLA VIII EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2013) NELLA SEZIONE 'ALICE NELLA CITTÀ'.

CRITICA

"Film semplice, dai sapori antichi e genuini tipo Mulino Bianco, 'Marina' è la storia di un hit dei primi juke box, scritta nel '59 da Rocco Granata, figlio di un italiano emigrato in Belgio a lavorare in miniera. (...) Schema tradizionale, neo realismo e melò, Dardenne (che sono produttori) ma senza troppi spigoli né silenzi, buoni sentimenti, famiglie in cucina con menù da Matarazzo e Germi, sindacalismo da 'Compagni' di Monicelli. Ma l'autore, il belga Stijn Coninx ('Suor Sorriso', 2009) conosce le regole del gioco, mescola gli elementi e prende la rincorsa per produrre gli anticorpi necessari ad apprezzare i sani principi e odiare le condizioni di lavoro e il razzismo strisciante (il '59 non a caso è anche l'anno dei 'Magliari' di Rosi, les italiens in Germania). Non c'è il solito esborso di nostalgia vintage, ma il clima dell'epoca è tracciato nel percorso visibile e invisibile, negli scatti e negli umori di questo Rocco senza fratelli che dalla provincia di Cosenza raggiunge papà a Genk, dove la baldanza giovanile e il suono della fisarmonica lo portano in cima al mondo (c'è un cameo anche del vero oggi 75enne Granata). Il jolly del film, oltre alle vibrazioni affettive di Luigi Lo Cascio e Donatella Finocchiaro, sta nella sorpresa Matteo Simoni, protagonista perfetto, scugnizzo di seconda generazione, che ha fatto un training autogeno da Actor's Studio sempre con grande ed espressiva misura." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 8 maggio 2014)

"Ancora Belgio, ancora musica venuta da lontano. Dopo il grande film d'autore ('Alabama Monroe') ecco un ottimo esempio di cinema popolare come non se ne fa più. Lo spunto è la vita romanzatissima di Rocco Granata: da figlio di minatore emigrato nel Belgio anni '50 (sullo sfondo passa la strage di Marcinelle), Rocco diventerà un cantante di successo mondiale con 'Marina'. Prima però dovrà affrontare: razzismo fiammingo, ottusità paterna, machismo meridionale (bello il furore di Lo Cascio quando scopre che per pagare la fisarmonica al figlio mamma Finocchiaro ha lavato mutande a tutti...). Vincerà la musica, e naturalmente l'amore." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 8 maggio 2014)

"Curioso che la biografia del cantante Rocco Granata sia stata realizzata, anziché in Italia, in Belgio; con la regia di un belga e la co-produzione dei fratelli Dardenne. Il film appartiene al genere che gli americani chiamano 'success story' (la canzone di Rocco che gli dà il titolo, 'Marina', è stata un hit mondiale e tutti ne riconoscono le note). La modalità narrativa è quella del melodramma familiare con complicazioni sentimentali (l'amore osteggiato tra il musicista e una bionda ragazza belga), coinvolgente e interpretato a dovere." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 8 maggio 2014)

"Dagli anni Cinquanta e fino ad oggi si è ascoltata una canzone che, intitolata 'Marina', arrivò a vendere in tutto il mondo cento milioni di copie. L'aveva scritta in Belgio Rocco Granata, figlio di un minatore italiano che solo dopo il suo grande successo accettò di non vederlo a sua volta minatore. Adesso quella storia è diventata un film italo-belga diretto dal fiammingo Stijn Coninx, noto in patria per film che hanno sempre ampiamente ottenuto i consensi del pubblico. Come questo, del resto, che in Belgio ha raggiunto un autentico record di incassi. Per conquistarseli, Coninx ha raccontato la storia della canzone e del suo autore non ancora ventenne puntando su tutti i possibili argomenti per commuovere e coinvolgere, molto più che a una cronaca, pensando a un romanzo. (...) Tutto vero ma, appunto, tutto romanzato per sollecitare il più possibile l'attenzione delle platee sulla 'favola' di Rocco e della sua canzone, come difatti è accaduto e accadrà. Senza che la critica abbia troppo da ridire nonostante gli schemi narrativi costruiti in modo facile, pensando solo ad effetti anche più facili. Molto maggior rigore negli interpreti. Il padre è, con asprezza asciutta, Luigi Lo Cascio, la madre è la tenera ma salda Donatella Finocchiaro, Rocco è un belga di origine italiane, Matteo Simoni, che non solo canta ma si esprime sia in calabrese sia in fiammingo. Senza doppiaggi dichiarati per nessuno, ma con i sottotitoli per tutti." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo - Roma', 6 maggio 2014)

"Diretto dal belga Stjin Coninx, coprodotto da Italia e Belgio (con la società dei pluripremiati fratelli Dardenne), presentato al Festival di Roma 2013, 'Marina', ricostruisce la vicenda esemplare di una famiglia di immigrati. Con Rocco (da bambino Christian Campagna, da ragazzo Matteo Simoni) si muovono sullo schermo un padre autoritario (Luigi Lo Cascio), fedele alla religione del lavoro, e una madre mediterranea (Donatella Finocchiaro), dedita e accogliente, ma anche capace di intuire per prima la potenza della vocazione di Rocco. Dai suoi silenzi eloquenti, dai lunghi sguardi obliqui, dalla fisicità morbida e dai tentativi strenui di attenuare il conflitto padre-figlio, viene fuori il ritratto intenso e senza tempo di una tipica femminilità all'italiana." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 8 maggio 2014)

"La vera storia di Rocco Granata è di quelle che sembrano scritte per un film, un melodramma sociale con riscatto finale. (...) Il regista Sin Coninx rappresenta la storia di Rocco Granata in modo classico, un po' lezioso, a tratti da cartolina, e con aspirazione inconsapevolmente televisiva. Insomma, preso possesso di tutti gli ingredienti, che qui vanno dall'integrazione degli immigrati alla formazione musicale, dalla storia di una canzone ('Marina', che ha venduto 100 milioni di dischi) alla relazione tormentata con la figura paterna, il regista cucina una torta colorata e forse anche saporita, ma non certo sorprendente. Questione di stile. Il lavoro maggiore lo fanno gli attori, tutti italiani nei ruoli principali. Lo Cascio è il padre Salvatore, calabrese vecchio stile, caparbio, geloso e ostile; Donatella Finocchiaro è la madre, invece generosa e silenziosa, sempre in equilibrio tra le pretese del marito e le aspettative del figlio; Simoni è Rocco, faccia potente e bella, piglio sicuro, capace di trainare il suo personaggio oltre il suo mandato biografico. Ma questo è il cinema, ovvero la scrittura della leggenda, nessuno ci crede ma tutti ci cascano." (Dario Zonta, 'L'Unità', 8 maggio 2014)
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